#maggiodeilibri La centuriona e Torey L. Hayden #scrittori #anniversari

unabambinatoreyhayden (1)Sicuramente quest’anno ci saranno tanti anniversari di nascite e pubblicazioni e quant’altro molto importanti da festeggiare, tra cui la nascita di uno dei miei autori preferiti: Luigi Pirandello.
Io però volevo ricordare, per il Maggio del Libro, il compleanno di una delle scrittrici (anche se ‘scrittrice’ non è la parola più corretta) che più hanno segnato il mio percorso di lettrice ‘consapevole’.Nasceva il 21 maggio di 66 anni fa, a Livingston, nel Montana, Victoria Lynn Hayden, meglio conosciuta come Torey L. Hayden, autrice di numerosi libri di quel genere che, in inglese, viene definito ‘non-fiction’: sono infatti non romanzi ma storie vere, vissute in prima persona dall’autrice. Un poco romanzati nella forma (leggi: dialoghi) ma veri al 100%.
A essere sincera, mi risulta piuttosto difficile parlare di questa autrice perché l’ho scoperta in un momento della mia vita piuttosto complicato. In che modo, quindi, la lettura dei suoi libri abbia influenzato il mio essere una lettrice non so se riuscirò a renderlo chiaramente, ma ci provo.

I libri della Hayden sono tutte storie che lei racconta in prima persona perché da lei vissute in prima persona. Come ha scritto parlando del suo primo libro, ci mise anni a decidere di buttar giù quella storia ma poi ci mise pochissimo (8 giorni) a scriverla: perché era tutta dentro di lei, rannicchiata in un angolo, da qualche parte, che aspettava soltanto di essere raccontata.

E il modo in cui ce la racconta è quello che più apprezzo nel suo non essere una ‘scrittrice’: come dicevo nel post della settimana scorsa, non ci sono fronzoli nella sua scrittura, è diretta e precisa anche quando parla di sentimenti molto complicati da gestire (i sentimenti di coloro con cui ha a che fare, i bambini – ma anche gli adulti – con cui lavora; ma anche i suoi propri sentimenti) e di situazioni e violenze di cui spesso facciamo fatica a parlare, per cui ognuno di noi non riesce troppo facilmente a trovare le parole giuste. Perché le storie della Hayden sono tutte veramente forti e dolorose. Di quelle che fai fatica a leggere, tanto più perché sai essere realmente accadute.

Quando ebbi tra le mani, per la prima volta, la storia di Sheila (che io, nella mia infinita ignoranza di 13enne, chiamavo proprio sceila) ci impiegai meno di 24 ore a leggere le 250 pagine (un vero e proprio record per me, che ci impiego almeno una settimana, di solito) che compongono il libro.
Per la prima volta, leggendo, mi ponevo delle domande. Quel genere di domande che ci facciamo noi lettori, mentre leggiamo: e io cosa avrei fatto, in questa situazione? cosa avrei detto? cosa avrei risposto? sarei stata così brava? avrei ottenuto gli stessi risultati/le stesse reazioni?

La Hayden riesce a trasportarti esattamente nel momento in cui formula il pensiero che la porta a comportarsi e a elaborare le sue teorie pedagogiche che la aiutano ad affrontare i momenti più difficili, anche quelli che, pur nella quotidianità, diventano sfide, perché complicate da aspetti linguistici o per mancanza di comunicazione (fate una ricerca, se non ne avete mai sentito parlare, riguardo al mutismo selettivo).
Bisogna certo tener presente che le sue storie si sono svolte negli anni ’70/’80 e ricordarsi che psicologia e pedagogia hanno fatti passi da giganti da allora. Ma sono convinta che li abbiano fatti anche grazie all’empirismo e al senso critico di persone come la Hayden.
Ma in che modo questa autrice può avermi aiutato a diventare una lettrice ‘consapevole’, direte voi…

Come vi dicevo, ‘Una Bambina’ è stato il primo libro la cui lettura mi ha ‘obbligata’ a pormi delle domande, a cercare di immedesimarmi nell’autrice, e cercare delle risposte.
Vi ricordo che avevo solo 13 anni e fino ad allora le letture che avevo scelto o mi avevano proposto, per un motivo o per l’altro, non era state adatte a me.

Quando parlo della Hayden come di una non-scrittrice non lo dico, ovviamente, per offendere o denigrare l’autrice. Né il fatto di essere una scrittrice ‘vera’ dovrebbe essere una cosa negativa, di sicuro. Ma, in questo caso, il fatto che fosse prima di tutto una psicologa e non una scrittrice di professione ha aiutato (me) a renderla più credibile e, quindi, a farmi le domande giuste.

Cioè non ‘ma sarebbe credibile, nel mondo reale, un dialogo del genere, una reazione del genere?’ ma ‘come ha fatto a trovare la forza di rimanere così fredda, così lucida in mezzo a situazioni come quelle?’ e ancora ‘la storia sarebbe stata migliore o peggiore con più fronzoli, più preposizioni secondarie?’ e ancora ‘mi sarebbe piaciuto di più o di meno se fosse stato raccontato in un’altra maniera, partendo, magari, dalla fine o rivelando anzitempo qualche particolare importante? (se avesse, in definitiva, usato i così detti ‘artifici letterari’)’
La Hayden quando parla delle storie dei suoi pazienti non può far a meno di raccontare anche la propria storia, quello che sta passando nel periodo in cui vive le esperienze che ci racconta ma, anche lì, lo fa sempre in maniera quasi cinica, senza le così dette ‘seghe mentali’, senza dramma. però ce le racconta, e non ci risparmia nessun particolare che sia importante. Nessun, per quanto doloroso, risvolto rilevante.

Questo mi ha obbligato, in seguito, a pormi le stesse domande, ma anche altre, leggendo poi tutti i libri che mi sono passati davanti.
Sono quindi passata dal ‘ma che cavolo scrive questo/a’ a ‘come posso “tradurre” questo concetto in un significato che io possa comprendere e in cui possa decidere se immedesimarmi o meno?’
Ovviamente non è detto che questo libro libro abbia avuto lo stesso esito su qualcun’altro.
Ma, secondo me, ogni lettore ‘consapevole’ ha incontrato, sulla sua strada, un libro che lo ha obbligato a porsi questo genere di domanda.
Fare in modo che questo libro, di qualunque genere sia, arrivi nelle mani di ogni bambino/ragazzo/adulto dovrebbe essere il compito principale di genitori/scuola/società perché crea un senso critico introspettivo che aiuta a conoscere meglio se stessi e a immedesimarsi meglio negli altri. E ci rende lettori consapevoli.

Ps: volevo fare una piccola correzione al post (Storie di lettori) della settimana scorsa: la copertina del libro ‘una bambina’ non è infatti stata disegnata dall’autore italiano di cui parlavo, come ho erroneamente scritto. Ha disegnato altri titoli della Hayden ma non questo che è invece opera di Gordon Johnson.

Natascia Mameli
Marassi Libri
CORSO DE STEFANIS 55 R
16139
GENOVA
tel 010815182

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