#Maggiodeilibri – Il #benessere di una cupa e gentile lettura per caso!

Immaginate una calda, anzi rovente giornata di Agosto. Immaginate il GRA (Grande Raccordo Anulare) di Roma e, se non ci siete stati va bene anche immaginare un’autostrada a tre corsie con annessa corsia d’emergenza. Immaginate una fila ferma e ininterrotta di macchine sotto il sole caldo verso le cinque del pomeriggio. Ecco, comincia così la mia storia con un libro.

Molti d’estate sono in vacanza ad Agosto, ma io ho questo brutto difetto, preferisco lavorare in agosto e godermi le ferie a Settembre quando c’è meno gente e il fresco dell’autunno entrante comincia a farsi sentire nelle sere che si accorciano. Mi metto con il mio bel trapuntino estivo, allungata sul divano, con i gatti che vanno e vengono dal terrazzo che ancora riceve il sole e mi gusto un bel libro e i primi tè ai frutti di bosco. Ma quell’estate di cinque anni fa, Settembre sembrava ancora lontano e il traffico romano non accennava a diminuire fino a ferragosto. Stanca, sudata e rassegnata accesi la radio -cosa ormai rara da anni, la radio si accende solo alla mattina per svegliarsi ma al ritorno mai perché sono nell’attimo in cui odio il mondo rumoroso- e incappai in Fahrenheit. Era appena finito un gioco o una lettura e il presentatore (non mi chiedete il nome perché non lo ricordo) stava parlando con “un certo” Umberto Piersanti. Lui scrittore e poeta stava descrivendo le sue opere e il suo approccio alla poesia in particolare e di questa descrizione, ammetto, ricordo poco. Ma subito dopo è scoccata la scintilla. 

Piersanti era ospite non solo come poeta, ma soprattutto come scrittore e. più in particolare per un libro: “Cupo tempo gentile“. E vi assicuro che dei libri sentiti nominare in radio, a meno che non li appunti, è difficile che li ricordi. Ma l’associazione di questi tre termini descriveva un mondo in maniera magistrale (vedi Simò a che servono i poeti? A trovare la giusta collocazione alle parole ampliando il loro significato! – l’ha detto qualcuno che non ricordo ma il concetto mi si è tatuato nel cervello-). Ma il titolo non era tutto, nel corso dell’intervista disse anche che era certo, che questo libro, sarebbe stato un lavoro controverso. In pratica gli metteva contro tutti quelli che leggevano solo quello che era scritto e non chi sarebbe andato oltre. Il libro parla delle rivolte studentesche sessantottine italiane a Urbino e il problema sta proprio in questo. Il mezzo del libro è la storia che si racconta, il fine del libro è invece guardare alla decadenza della società moderna che rinuncia a pensare con la sua testa, elaborando concetti e soluzioni, e si appiattisce su concetti provenienti da lontano (Russia, Cina etc.) con storia e cultura completamente differente dalla nostra. Non che un pensiero non possa essere rielaborato, ma se in una facoltà umanistica, che dovrebbe essere la culla del pensiero filosofico, questo lavoro di indagine,analisi, separazione e adattamento di un concetto così importante non viene fatto, ecco che millenni di cultura umanistica si sgretolano lasciando spazio al vuoto.

foto (79)Per Piersanti, e sicuramente sarà successo, questo libro sarebbe stato considerato come discutibile proprio perché parla di un momento particolare mettendo alla luce la debolezza di un movimento che, è talmente povero di contenuti di base, da dover far ricorso alla violenza e, in questo caso, contro un gruppo di neofascisti. Per coloro che si fermano alla forma e non alla sostanza appare un movimento di sinistra perso e una destra braccata e perdente. Come la guardi ogni movimento perde, ma non per la forma ma in sostanza. Ecco, ho sempre pensato che se un giorno incontrassi Piersanti, mi piacerebbe chiedergli se pensa che, se in quegli anni e anche oggi, avessimo avuto classi di dibattito obbligatorie da ragazzini fino all’età adulta, questo mondo che ci circonda sarebbe diverso. Perchè quello che ci manca ancora oggi è l’uso continuo del vocabolo giusto per esprimere stati personali, emozioni e pensieri. E quando le parole scarseggiano fa capolino proprio la violenza. 

A questo c’è da aggiungere anche una bellissima descrizione complessiva della parola “gentile” ottenuta dal confronto tra quello che era in divenire e quel che, invece, era pensabile come un futuro passato. La natura, il ritmo lento e inesorabile di un “tempo gentile” che sa perfettamente che, per quanto possiamo distaccarci dalla natura, per quanto la possiamo cementificare e nascondere, la natura ci circonda e noi ne siamo parte integrante. Il ciclo di una vita, sia essa vegetale o anche umana arriverà al suo culmine comunque, ma la differenza alla fine dei conti sarà quel che abbiamo lasciato noi come eredità. Indipendentemente che noi siamo citati su un libro o anche nella storia, o solo nei pensieri dei nostri cari non importa. Il di che non saremo non sarà importante sapere di essere ancora qui con i pensieri o con resti che potrebbero sparire. L’eredità è un qualcosa che si lascia perché possa essere un segno del cammino che percorrerà chi verrà dopo di noi. E ognuno, checché ne pensi, ne lascia uno che va a comporre il grande quadro di chi siamo noi oggi e di chi saranno gli altri domani. La “gentilezza” non è solo cortesia, la gentilezza è uno status permanente che permette alla natura, attraverso le sue forme di parlarci, di raccontarci storie millenarie che si ripetono nel corso dei secoli, degli anni  delle stagioni.

Vi starete chiedendo che cosa ci azzecchi questo discorso con il #benessere. Il benessere che mi da la lettura di un libro che mi permette di ampliare i miei orizzonti e mi permette di conoscermi e di imparare. Il #benessere che mi da ancora oggi ricordare una storia eccezionale e di scoprire che ancora ora, a distanza di anni, sento le stesse identiche emozioni. Io così mi rilasso e mi confronto… e poi rompo le scatole al mondo conosciuto e sconosciuto…! Mi si potrebbe dire che è #benessere per me ma non per gli altri, ma non stiamo a sottilizzare giusto?

E ora il calendario degli interventi di questa settimana per il Maggio dei libri:

 

 

Buone letture,

Simona Scravaglieri

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