#maggiodeilibri La centuriona e Torey L. Hayden #scrittori #anniversari

unabambinatoreyhayden (1)Sicuramente quest’anno ci saranno tanti anniversari di nascite e pubblicazioni e quant’altro molto importanti da festeggiare, tra cui la nascita di uno dei miei autori preferiti: Luigi Pirandello.
Io però volevo ricordare, per il Maggio del Libro, il compleanno di una delle scrittrici (anche se ‘scrittrice’ non è la parola più corretta) che più hanno segnato il mio percorso di lettrice ‘consapevole’.Nasceva il 21 maggio di 66 anni fa, a Livingston, nel Montana, Victoria Lynn Hayden, meglio conosciuta come Torey L. Hayden, autrice di numerosi libri di quel genere che, in inglese, viene definito ‘non-fiction’: sono infatti non romanzi ma storie vere, vissute in prima persona dall’autrice. Un poco romanzati nella forma (leggi: dialoghi) ma veri al 100%.
A essere sincera, mi risulta piuttosto difficile parlare di questa autrice perché l’ho scoperta in un momento della mia vita piuttosto complicato. In che modo, quindi, la lettura dei suoi libri abbia influenzato il mio essere una lettrice non so se riuscirò a renderlo chiaramente, ma ci provo.

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"La fantastica storia dell’ottantunenne investito dal camioncino del latte ", J. B. Morrison – Finalmente un vecchietto simpatico…



Fonte: Wikipedia



Non sarà la storia del secolo ma è sicuramente un lavoro ben fatto. Se cercate qualcosa di epico non è questo il caso, ma è un libro altrettanto valido che racconta una vita verosimile, con sentimento e simpatia. Il tutto ben scritto e tradotto, con un buon ritmo e con una narrazione scorrevole. Insomma per passare un po’ di tempo senza doversi troppo impegnare è il libro giusto.

Il protagonista è Frank che, al compimento del suo ottantesimo anno di età, viene investito da un camioncino del latte mentre sta rientrando a casa dal suo giro di spese giornaliere. Sua figlia abita in America e, preoccupata, decide di imporgli un’assistente domiciliare che lo vada a trovare, una volta a settimana, per verificare come stia e per dargli una mano a sbrigare le incombenze più pesanti. All’inizio la cosa non è ben accetta dopotutto un uomo abituato a vivere da solo in casa con il suo gatto Bibì, che si difende ogni giorno dall’assedio di gente che vuole vendergli qualcosa e che periodicamente ama andare a trovare il suo unico amico – uno che è stato un punk e che ora vive in una residenza per anziani – malato di sclerosi multipla, non vede di buon occhio un’infermiera che potrebbe cercare di metterlo in riga come un’istitutrice tedesca. 
Invece alla sua porta si presenta una giovane donna, Kelly Natale, per la quale da subito Frank nutre un misto di ammirazione e amore paterno. Da quel primo giorno, ogni martedì diventa un appuntamento speciale; intendiamoci, non si fa, quasi mai, qualcosa di speciale. La particolarità che lo rende così prezioso è la sola presenza e la settimana che serve a Frank per prepararsi alla successiva visita.

E’ dotato anche di un bel finale e vedere muoversi fra le pagine e fra le strade di questo paesino a ridosso del mare, questo vecchietto e vederlo guardare il mondo che, alla pensione, aveva un po’ abbandonato ti rende veramente partecipe dei sentimenti, sopiti, che lentamente riaffiorano mescolandosi con i ricordi di una vita vissuta. Come detto quando ve ne ho parlato la scorsa settimana  è molto meglio de “Il centenario che saltò dalla finestra e poi scomparve” perché qui, la storia c’è ed è unica, è scorrevole e credibile e il lettore si conquista con la semplicità e non con l’artificialità di sotterfugi mal descritti e altrettanto mal accostati fra loro.

Se cercate una bella lettura e non impegnativa questo è il libro che fa per voi!
Buone letture,
Simona Scravaglieri

La fantastica storia dell’ottantunenne investito dal camioncino del latte
J. B. Morrison
Corbaccio Editore, ed. 2014
Traduttore G. Arduino
Collana “Narratori Corbaccio”
Prezzo 14,90€




Fonte: Amazon

[Dal libro che sto leggendo] La fantastica storia dell’ottantunenne investito dal camincino del latte

Gianni Strino “Il vecchio e il gatto”
Fonte: Fiumano fine art



Io lo chiamo “il libro dal titolo sintetico”, ma in effetti, a quanto sembra fino adesso è anche divertente il contenuto. Ecco, se state cercando il romanzo del secolo, non è questo il caso, ma è un simpatico divertissement da leggere per passare il tempo. Frank ha ottantun anni, suppongo sia vedovo, perché vive da solo con un gatto Bibì e ha una figlia che si è trasferita in America.

Un giorno, mentre va a fare la spesa viene investito da un camioncino del latte e dopo il ricovero in ospedale la figlia gli impone di far entrare, una volta alla settimana, l’infermiera che ha ingaggiato per tenerlo d’occhio ed aiutarlo a gestire la casa. Manco a dirlo quest’infermiera giovane, che non sa parcheggiare e che ha una attenzione al paziente solamente professionale diventa l’unica “trasgressione professionale”. Sapere che quel giorno a quell’ora lei si materializzerà alla porta è un po’ come avere ospiti a casa e poter avere un dialogo che riguardi solo gli acciacchi e le smanie degli anziani.

Mi piace e lo trovo veramente divertente. Scritto in maniera scorrevole, con un buon ritmo e con delle uscite comiche l’ottantunenne Frank nel suo continuo battagliare con il mondo che pensa che il suo mondo interiore sia invecchiato come quello esteriore è un ottimo passatempo.
Sicuramente migliore de “Il centenario che saltò dalla finestra e poi scomparve“.
Insomma ci sono vecchietti e vecchietti!
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Prologo


Ho ottantun anni.
Forse la gente si aspetta che continui a ripeterlo.
Ooh, ma che carino. E quanti anni hai?
Ottantuno. Qualcosa del genere.
Magari senza aspettare che me lo chiedano, di tanto in tanto.
Ho ottantun anni.
Dichiarandolo orgoglioso alla prima occasione, come quando ne avevo cinque.
Forse dovrei mettermi una targhetta. Tipo quelle che si incollano sul davanti di un biglietto di auguri.
Un biglietto per l’ottantunesimo compleanno, a patto che ne esistano. In giro li venderanno? Magari per l’ottantesimo, ma l’ottantunesimo? Potrei appendere sopra la porta d’ingresso dei palloncini con 81 scritto sopra.
Peccato che probabilmente non ci sia un grande mercato neppure per quelli. Sarò costretto a ripeterlo.
Ho ottantun anni.
Entra. Siediti. Perché non usi un tono di superiorità, come quando ero un bambino? Verifica le mie facoltà mentali. Parlami con una voce infantile. Fammi riempire un modulo. Anzi, meglio, riempilo tu per me. Fammelo solo firmare. Probabilmente sono cieco come una talpa e non riesco a leggere le clausole in piccolo. Vendimi qualcosa che non mi serve. Guardati intorno alla ricerca di oggetti antichi e di valore. Fai un sopralluogo.

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Nel giorno del suo ottantunesimo compleanno, Frank Derrick fu investito dal furgone del lattaio. Avrebbe preferito un buono per l’acquisto di un libro o un paio di gemelli per la camicia, ma è il pensiero che conta.
Il furgone viaggiava a una decina di chilometri all’ora quando il conducente perse il controllo di quella lumaca salendo sullo stretto marciapiede e fermandosi sul muretto di pietra di un giardino, con le ruote che galleggiavano nell’aria; casse di latte, bottiglie vuote, confezioni di panna e dozzine di uova schizzarono fuori dalla parte posteriore e atterrarono sul cemento.Il lattaio non solo aveva fatto scempio del prato di uno dei favoriti dell’imminente gara dei Borghi In Fiore, ma non era stato troppo gentile nemmeno con Frank, che era sotto il furgone. L’unica parte del corpo ancora visibile dall’esterno era il braccio destro, con il palmo rivolto verso l’alto a stringere il mezzo litro di latte che aveva appena comprato al minimarket. Proprio quello di cui c’era bisogno in quel momento: altro liquido bianco. Il camioncino incidentato, il braccio del pensionato che spuntava da sotto e la colata di prodotti caseari che si riversava nel canale di scolo a lato della strada sembravano l’inizio di una barzelletta in attesa di una conclusione divertente.
Frank fu ricoverato tre giorni in ospedale. Aveva una commozione cerebrale, un braccio rotto e una grave frattura di un metatarso del piede sinistro.
«Tipo quella dei giocatori di calcio», commentò il medico. «Lei come se la cava?»
«La mia carriera è finita da quando mi sono spezzato il metatarso.»
«Oh, be’. I rimedi casalinghi dovrebbero funzionare. Il RISO, per esempio.»
«RISO?»
«Esatto.»
«Non mi è mai piaciuto.»
«È un acronimo. Riposo. Istantaneo. Sollievo. Obbligato.»
«Un acronimo?»
«Sì.»
«Come quello per l’ictus?»
«Per l’appunto», continuò il medico. «Le darò un opuscolo informativo.»

Questo pezzo è tratto da:

La fantastica storia dell’ottantunenne investito dal camioncino del latte
J. B. Morrison
Corbaccio Editore, ed. 2014
Traduttore G. Arduino
Collana “Narratori Corbaccio”
Prezzo 14,90€

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