"Consigli pratici per uccidere mia suocera" Giulio Perrone – Sul ciglio del precipizio…

"Consigli pratici per uccidere mia suocera", Giulio Perrone- Rizzoli (Fonte LettureSconclusionate)
“Consigli pratici per uccidere mia suocera”, Giulio Perrone- Rizzoli (Fonte LettureSconclusionate)

La cosa più difficile da spiegare per i libri come quello di cui vi parlo oggi è l’importanza di conoscere un certo tipo di letteratura che non punta sul farti provare tetre emozioni o non ti faccia sentire diverso solo perché parla di vite tristi e tetre. Il mondo di Giulio Perrone, già da quando ha pubblicato il precedente libro, è un mondo luminoso, fatto di suoni, voci, traffico, gente che vive e che sopravvive, magari a volte è stanca, ma riesce a conservare quell’attimo al giorno per un sorriso. E anche il suo autore è così, lo vedi alle presentazioni anche dopo un’intera giornata di lavoro e, nonostante tutto, non nega mai un sorriso o un ammiccamento a nessuno, indipendentemente da chi lo conosca o no.

Continue reading “"Consigli pratici per uccidere mia suocera" Giulio Perrone – Sul ciglio del precipizio…”

[Dal libro che sto leggendo…] Consigli pratici per uccidere mia suocera

Giulio Perrone allo stand di Spartaco edizioni alla fiera di Roma a Dicembre
Foto di LettureSconclusionate

Oggi, lo confesso, sono un po’ di parte. Lo dico senza remore, ma a me i libri di Giulio Perrone piacciono. Mi piace proprio come scrive, le sue storie e il suo sguardo al suo amato quartiere di San Lorenzo e al suo mondo lavorativo. L’ho capito qualche tempo fa, non moltissimo a dire la verità. Mi è capitato di assistere ad una presentazione e di osservarlo mentre parlava con un’altra persona, una amica comune. Lei lo incalzava su questioni editoriali e lui rispondeva con una competenza e tranquillità così genuine che era un vero piacere starli ad ascoltare.

Quindi, oggi, parliamo del suo secondo libro, uscito da poco, il cui protagonista assomiglia per caratteristiche fisiche molto al suo autore. O meglio, mentre leggo il resoconto di Leo in questo momento della sua vita – alla soglia dei quarant’anni-, con i capelli sale e pepe, la barba un po’ disordinata, lo sguardo disincantato che guarda al mondo con fiducia nonostante le difficoltà giornaliere che ognuno di noi si trova ad affrontare, io vedo il Giulio della famosa sera di cui sopra. Ma torniamo alla storia.  C’è una amante che è diventata una fidanzata e una ex moglie che è diventata amante. C’è un padre, che si è materializzato alla porta di Leo da chissà dove, dopo secoli che non lo vedeva e che ama farsi chiamare Dustin, come Hoffman, e porta sempre un guaio. C’è un editore un po’ sconclusionato in cerca di motivi per far fuori la suocera per il suo futuro, noiosissimo, libro, e sua figlia, ragazza altezzosa e un po’ scostante. Ci sono gli amici di Leo che però non vede così spesso come vorrebbe. Ah! C’è anche la psicologa da cui va una volta a settimana.

Tutto gira attorno a lui in un vortice da cui rischia di farsi risucchiare. Eppure Leo, pur decidendo di mettersi in gioco con gli affetti, non si concede mai del tutto, lasciandosi sempre una via di fuga. Non è una mancanza di rispetto nei confronti dei suoi cari, ma solo il rifiuto di essere il “principe”, tipico stereotipo del ruolo maschile, scegliendo di essere se stesso. Un uomo che come, dicevo su Ultima Voce, ci piace stando alle tendenze degli ultimi tempi. E qui aggiungo, il “tipo” d’uomo che è diventato un po’ il modello su cui vengono disegnati gli eroi ma anche gli anti-eroi di molte serie tv. Ma di questo riparleremo in recensione. Nel frattempo vi faccio leggere l’antefatto, che spiazza un po’ dopo tutto quello che vi ho detto, ma che io ho trovato molto divertente.

Buone letture, 
Simona Scravaglieri

Quasi un inizio 


Uno dei vantaggi d’essere stato bambino negli anni Ottanta è che i gusti del gelato erano pochi, scegliere era facile. 

Ho nove, dieci anni al massimo. Dietro al bancone, Augusto con fare diretto chiede: «Due o tre palline? La panna è a parte». 

Mia madre sta alcuni passi indietro, parla con un’altra signora. Lei non ama il gelato e non ama le creme. Tutt’al più i gusti alla frutta, perciò mi devo sempre accontentare delle confezioni fragola e limone del supermercato. 

Ora però ha ceduto ai miei capricci. 

Ora la scelta spetta a me. 

Augusto si passa da una mano all’altra il cono da duemila lire. Quello grande. Quello da tre gusti. 

Guardo le vaschette di metallo, in cerca dell’abbinamento migliore, non vorrei sprecare questa occasione. 

Mi sento toccare leggermente su un braccio e mi volto. 

«Che c’è, non sai decidere?» 

Mi puntano due occhietti sconosciuti, azzurri e curiosi, che quasi mi allontanano. Penso alle calamite che si respingono. «C’è sempre un nord e un sud nella stessa calamita» ricordo di aver sentito a scuola. 

«Vuoi che ti aiuto?» insiste la bambina sorridendo, vedendomi incerto. «Altrimenti Augusto alla fine si arrabbia.» 

Mi pare una buona soluzione. Non so perché ma ho la sensazione che qualsiasi cosa avesse proposto mi sarebbe parsa una buona soluzione. 

«A me piacciono il cioccolato e il pistacchio» dice. «E a te?» 

Mai più sentito dire così bene la parola “pistacchio”. 

Non so che sapore abbia, però. Rispondo «fragola» per non sembrare del tutto muto. 

«Allora è deciso.» 

Augusto non se lo fa ripetere due volte. Affonda la paletta d’acciaio e modella tre palline perfette. Ora sembra che abbia in mano direttamente l’insegna del negozio che campeggia fuori: una rosa, una nera, una verde. 

Me lo porge con un fazzoletto intorno al cono. 

Io e la bambina restiamo per due secondi indecisi sul da farsi. Non so se ringraziarla, andarmene o offrirle un assaggio. 

«Leooooo…» sopraggiunge mia madre. «Ma cosa hai preso? Meno male che c’è un po’ di fragola almeno…» 

Un attimo dopo arriva anche l’altra donna e posa una mano intorno alle spalle della figlia. 

«Tu non prendi niente?» le sussurra quasi all’orecchio. 

«Magari ne mangerà un po’ da lui visto che ha preso gusti… Ma quando mai ti è piaciuto il pistacchio?» 

E stringe le spalle. 

La bimba non si fa pregare e improvvisamente dà un morso. 

«Ti stava cadendo…» avverte «devi sbrigarti a mangiarlo, se no si scioglie.» 

Poi ci sediamo tutti e quattro sulla panchina di fronte alla gelateria. Le mamme continuano a chiacchierare. Noi mangiamo il gelato, io dalla parte della fragola, lei dalla parte del pistacchio. 

Non diciamo nulla. 

Sono stretto tra lei e mia madre che parla, credo, di un aumento sul lavoro, ma ogni tanto butta l’occhio, più allegra del solito. 

Respiro uno strano senso di perfezione. 

Un po’ di pistacchio, un po’ di fragola. 

Dopotutto è stato semplice, considero compiaciuto. 

Se avessi anche soltanto intuito gli sviluppi successivi, mi sarei beato molto meno. Anni dopo, come sarei riuscito a mettere insieme pompelmo rosa e pistacchio di Bronte? Variegato alla nutella, che già di per sé con tutte le sue possibili sfumature ti ansia, e wasabi? 

Troppo complicato. 

Vacci oggi a prendere un gelato con una donna…

Questo pezzo è tratto da:

Consigli pratici per uccidere mia suocera
Giulio Perrone
Rizzoli editore, ed. 2017
Prezzo 18,00€


– Posted using BlogPress from my iPad

"L’esatto contrario", Giulio Perrone – Quando titolo migliore non si poteva trovare…

Fonte: Huffington Post


La tendenza, di molti autori, di associare la tecnica del romanzo a generi che richiederebbero approcci diversi non è nuova ma, certo è, che quando romanzo, noir e giallo vengono ben miscelati l’esperimento che ne esce è, non solo interessante, ma anche decisamente appassionante.
In questo caso siamo di fronte ad un romanzo vero e proprio, dipinto con tinte fosche che ben si adattano alla situazione che Perrone crea e dalla quale parte la storia.

Riccardo è un giornalista squattrinato che, alla soglia dei quarant’anni, deve integrare i magri guadagni vivendo come uno studente universitario, ovvero affittando camere. È stato lasciato dalla sua ragazza storica invaghita di un altro, è romanista e, in fondo, la sua vita che per la maggior parte del tempo si svolge in un quartiere romano abbastanza conosciuto – San Lorenzo – gli sta più che bene. Ma il vedere il servizio televisivo sulla scarcerazione di un suo ex professore, accusato di aver ucciso una sua compagna di università, lo riporta nella condizione di rivivere un periodo buio della sua vita. Giulia, la ragazza uccisa, era “quella” con la quale tutto sarebbe potuto accadere e non c’era stato tempo. In più la vicenda non lo convince fino in fondo; ha voglia di parlare con qualcuno e l’occasione di un confronto si conclude con un ricatto. O l’articolo sulla famiglia della ragazza, reticente verso la stampa, oppure niente più collaborazioni. E a Riccardo non tocca far altro  che rispolverare i vecchi contatti e intesserne dei nuovi. Ma a questo punto cominciano a morire tutti gli interessati alla vicenda e sono tutte morti molto sospette.

Presentato  così sembra proprio un giallo, magari anche un po’ thriller. In effetti, è proprio costruito, indizio per indizio, come un giallo ma rimane evidente la sua natura romanzesca proprio perché spicca nella storia che il “mistero” non è l’interesse principale dell’autore; tale interesse, che va dalla caratterizzazione dei personaggi, fino alla gestione della ricostruzione del passato dei protagonisti per svelarne di volta in volta indizi e possibili letture dei comportamenti e delle scelte, fa sì che il ritmo della storia sia sempre incalzante e mai noioso. In più qui la difficoltà maggiore è che il nostro giornalista non è il soggetto indagatore, ma la situazione stessa lo porta a svelare di volta in volta informazioni che gli arrivano in forma indiretta e che, a volte, sembrano contraddittorie. Giulia quando è stata uccisa era una ragazza giovane ai primi anni di università ed era anche un’ottima allieva, ma frequentava persone fra loro diversissime e aveva anche dei lati oscuri. Messe tutte insieme in una frase, l’immagine restituita di Giulia è completa; ma cosa succede se tutte le informazioni di Giulia ci arrivano in tempi diversi e si presentano con una sequenza differente? Anche nella frase stessa l’impatto cambierebbe: Giulia aveva dei lati oscuri e frequentava persone fra loro diversissime, quando è morta era giovanissima e un’ottima allieva. La prima immagine che avete della ragazza non è, in questo caso, completamente positiva.


Ecco, in questo lavoro, Perrone gioca proprio con questa tecnica accentuandola con l’utilizzo di una tempistica diversa per ogni indizio. Alcune informazioni vengono da resoconti del passato, in altri casi da ricordi o percezioni del presente, altri ritornano al presente da un “presente passato” attraverso riflessioni della stessa protagonista defunta. Quindi indizi singoli, voci diverse, tempi diversi e in ultimo rapporti diversi dovuti al fatto che i protagonisti della vicenda sono legati alla defunta da legami diversi, la famiglia, l’amico, l’amore, il presunto assassino e via dicendo. Da semplice che era ora vi sembra un gran caos? Assolutamente! In questo gioco di incastri perfetti l’indizio è il punto d’incontro fra l’informazione, chi la fornisce, il tempo in cui è concepita o è stata vissuta. Quindi a Riccardo non rimane che accantonare volta per volta le informazioni, in maniera via via più professionale e non coinvolta, per riuscire a svolgere la matassa. In più, strano ma vero, quel che vi sto raccontando è sintetizzato nel titolo “L’esatto contrario” è veramente il “mood” di questo lavoro che si regge proprio sui contrasti, quindi è decisamente giusto dire che, titolo migliore e più rappresentativo, non si poteva certo trovare!
A tutto questo aggiungo che la storia e il suo svolgimento è decisamente verosimile – non vi arriveranno UFO! – e quindi regge dall’inizio alla fine a testimonianza dell’attenzione al particolare che fa funzionare tutto l’ingranaggio.

So perfettamente che vi state dicendo “Si è persa la componente noir!”, c’è ma in punti che non vi posso raccontare! 😛

Per essere alla sua prima prova come autore, almeno credo che sia così, io trovo che Giulio Perrone, in questo genere, si riesca a muovere veramente bene. È stato una vera scoperta che consiglio anche a voi. 
Buone letture,
Simona Scravaglieri


L’esatto contrario
Giulio Perrone
Rizzoli Editore, Ed. 2015
Prezzo 18,50€


Fonte: LettureSconclusionate


[Dal libro che sto leggendo] L’esatto contrario

Giulio Perrone ospite a #Nonsonosòle
Foto: Francesca Schipa


Stavolta il libro di cui vi parlo l’ho già finito, in barba alla rubrica, visto che sabato pomeriggio, dopo essermelo portato inutilmente in ufficio dove non mi fermo mai un secondo, l’ho aperto e finito in un pomeriggio. Devo anche dire che sono molto contenta di accennarvene perché è veramente un bel lavoro.

Gioite, niente commissari, ispettori o neo Poirot vi accompagneranno per lo svolgersi della trama. La storia è narrata in prima persona dal protagonista, Riccardo, che, alla soglia dei quarant’anni vede comparire in tv il viso di Giulia, una compagna di università con la quale avrebbe voluto avere una storia e che fu uccisa l’anno in cui, insieme frequentavano i corsi di Legge. L’omicida, all’epoca fu catturato oppure era una chimera? Dopo anni l’uomo viene rilasciato, poi muore e dopo di lui anche altri verranno uccisi.

Se volete sapere il “perché”vi tocca leggerlo, oltretutto è scritto in maniera scorrevole e con un ritmo costante che lo fa apparire un thriller, ma gli indizi man mano seminati da Perrone ad arte, lo rendono più un giallo insolito. ma ne riparleremo nella recensione!
Buone letture,
Simona Scravaglieri

1 

 Sono esattamente tredici anni che la Roma non vince il campionato e almeno trenta che un comunista vero non entra a Montecitorio. Ma, soprattutto, sono dieci anni che vivo a piazza dei Sanniti e che, in giornate già calde come questa, la vedo tagliata dalla stessa luce obliqua. Ormai mi ci sono affezionato: il cappuccino al bar dove tutte le mattine Lino e Alvaro si accapigliano su politica  pallone, il minimarket dei cingalesi dove una volta a settimana compro i crauti, la palestra popolare poco più avanti, su via dei Volsci – ci ho messo cinque minuti a capire che non faceva per me. Non ho mai preso neanche un pugno. Sono bastati i sacchi a farmi desistere.Questa casa è l’unico lascito di mio padre.ora un flashback sarebbe d’obbligo, perché la prima volta che ho varcato questo portone avevo almeno tre certezza.Che sarei diventato un grande giornalista.Che io e Gaia non ci saremmo mai lasciati.Che con sei punti di vantaggio e lo scontro diretto in casa, la Roma non potesse mai farsi recuperare dal Milan.Ora, nonostante quello che si potrebbe pensare, non fu la terza convinzione a spegnersi per prima.Dopo tre mesi precisi di convivenza, Gaia mi aveva confidato che si era accorta di «provare un certo interesse» per un suo collega di master alla Luiss. Un tipo che mi pareva simpatico quanto un herpes e attraente come uno scaldabagno e che aveva sottovalutato sin dal primo momento.L’aveva presa un po’ alla larga: «Ho bisogno di maggiore stabilità, di un rapporto più consapevole e maturo» aveva esordito una mattina, di fronte a un caffè nero e a una torta biologica che mi aveva obbligato a comprare il giorno prima. Aveva quel modo così preciso di inanellare cause ed effetti che durante il suo lungo e impeccabile ragionamento mi ero ritrovato ad annuire meccanicamente alla perfezione dei suoi sillogismi. Indossava una camicetta bianca leggera e una gonna di jeans. Era bella anche con quel velo di sfinimento negli occhi.Da quella mattina avevo iniziato a diffidare delle donne che hanno divorziato dai grassi saturi e degli studentelli scialbi che, a ben vedere, possono però contare su una prestante carta di credito. ma non dispero. Le altre due convinzioni, infatti, non sono ancora miseramente crollate e, facendo di necessità virtù, ho trasformato la mia passione per il calcio in un lavoro, o in qualcosa che gli assomiglia.


Questo pezzo è tratto da:

L’esatto contrario
Giulio Perrone
Rizzoli Editore, Ed. 2015
Prezzo 18,50€