#MaggioDeiLibri cose che ho imparato grazie agli #scrittori (#anniversari)

Oggi, per il #maggiodeilibri, dovremmo parlare di #anniversari #scrittori. Ma, confesso, non ho molta voglia di rifilarvi l’ennesima storia sulla Austen o su Baudelaire o spiegarvi che Tolkien e la Yocenaur io ancora non li ho letti nonostante sia un anno che stazionino in casa. Non sono ispirata, sarebbe stupido farvi leggere un post scritto per forza giusto? Per cui prendiamo l’argomento da un altro punto di vista e, se avrete la pazienza di seguirmi, alla fine ne potremo anche discutere dove vorrete.

Molti di quelli che mi seguono sanno che io sono incappata presto in alcune opere di illustri scrittori per caso. Vi chiederete “Come si fa ad incappare per caso in un classico?”. Semplice! Ero nipote di una maestra e figlia di due lettori onnivori e a casa mia la TV si accendeva solo per un’ora al giorno (che poi dovevo dividere con mio fratello e quindi diventava mezz’ora!). Quindi non c’erano altre alternative che la grande libreria terra-cielo che avevo in stanza dove c’era di tutto, posizionato ad arte, e quindi bastava allungare la mano, aprire e cominciare a leggere. Quindi, ad esempio, la frase che da il titolo a questo spazio viene da “Non chiederci la parola” di Eugenio montale che trovai da piccina su una delle antologie, suppongo di mio padre, che mia nonna, la maestra, teneva religiosamente a casa. Mi aveva colpito perché nelle ultime rime dice una cosa che per me sapeva di verità nuova:

 

Non chiederci la formula che mondi possa aprirti […] solo una cosa sappiamo ciò che non siamo e ciò che non vogliamo. 

Continue reading “#MaggioDeiLibri cose che ho imparato grazie agli #scrittori (#anniversari)”

Advertisements

#regalamiunracconto: posticipazione data di chiusura concorso

Fonte: La Martinelli

E’ giovedì? E com’è che scrive un post di giovedì? Tranquilli! E’ solo per comunicare che, visto che mi è stato richiesto un po’ più di tempo, ho posticipato la data di consegna all’11 Luglio.

Quindi le regole scritte nel post fatto agli inizi di Giugno rimangono invariate e le trovate qui: #regalamiunracconto e puoi vincere un libro e cambia solo la data di consegna che non è più : l’1 luglio entro 24:00 ma l’11 luglio entro le 24:00.

Buona giornata e buone letture e che, il killer vegano, sia con voi!
Simona Scravaglieri


#SalTo15, giorni di ordinaria follia…

Fonte: Storify – A_Marson

Ho visto un documentario che riguarda il film di questa foto, ma ero troppo stanca dopo il salone di Torino per poter tener da conto tutte le informazioni e quindi credo che mi toccherà guardarlo nuovamente. In sostanza l’autore, Rodney Asher, ne “Gli enigmi di Kubrik” sosteneva che dietro alcune scene di questo film ci sono riferimenti del fatto che il regista, protagonista del lavoro, abbia realizzato il filmato dell’allunaggio e che in altri punti ci sia stata una specie di dichiarazione di autonomia rispetto a King, che è l’autore del testo da cui è tratto il film, tant’è che lo stesso King disse che il filmato era una porcheria. Se dovessimo fare un parallelo potremmo svelare i segreti dell’organizzazione del salone.

– Eureka! Finalmente i blogger hanno la possibilità di accreditarsi! 
Verità: I blogger pagano e vengono trattati più o meno come gli altri acquirenti, così chi veniva da lontano e stava per più di una giornata faceva la maratona della presenza in piedi perché nei vari padiglioni, fatta eccezione di quello per i ragazzi che non ho visto, ho contato ben 10 coppie di panche da due sedute l’una… altrimenti c’era il posto per terra, magari fuori sotto il sole a picco o la pioggia battente!

– Bisogna dar atto che il salone ha ospitato tutti i grandi e i piccoli editori senza disparità! 
Verità: ho visto cose che voi umani nemmeno potete immaginare. Gente che si piazzava agli angoli degli stand a fare cose veramente strane millantando il permesso dell’organizzazione, impedendo ai visitatori di visitare i piccoli stand.

– Una realtà più umana al salone quest’anno, nessun senso di soffocamento! 
Verità: molte meno persone anche perché il costo dei biglietti è lievitato, come quello dei panini da venerdì a sabato, e per fare lo stesso abbonamento dei blogger per 5 giorni ci volevano ben 25€! E nonostante questo, i furti non sono stati di meno ma più eclatanti: il personale dello stand di H Edizioni si è ritrovato senza l’incasso di un’intera giornata, libri spariti agli stand e altri sottratti alla sottoscritta.

Tutto da buttare? No, nonostante l’organizzazione del salone sia stata, come di consueto, snob e abbia remato contro, è stato un bell’evento grazie agli editori e non agli organizzatori. Come al solito spicca la piccola e media editoria, che si trova mescolata a stand di ogni genere – da quelli di cucina alle incisioni su penna e finanche alla loggia massonica -. Sconti, editori prontissimi a parlare del loro lavoro e delle loro scelte editoriali, uffici stampa curiosi e disponibili nei riguardi dei blogger che ascoltano con interesse anche se sono stravolti dall’atmosfera rutilante. Fra i big spiccano, lo stand di Adelphi invariato nella forma ma aggiornato con le nuove uscite riportate in gigantografie sulle pareti, il colorato e ordinato stand Marsilio-Sonzogno nonostante l’assalto dei lettori, e Rizzoli- Bur-Bompiani sempre invaso di lettori dove non si riesce nemmeno a camminare.  
Tantissimi eventi come al solito, per la maggior parte impossibili da seguire, se non relegati in stanze chiuse, per il rumore assordante dei padiglioni lingottiani che li ospitano. In tutto questo però alla fine si riesce a fare buoni acquisti anche senza troppa fatica.

Questo è quello che ho visto e quello che ho comperato? Al salone sono andata con Irene (@LibrangoloAcuto) e prima di partire mi aveva proposto di adottare una casa editrice come faccio solitamente a Roma. Per chi non sapesse di questa abitudine “adottare una casa editrice” significa fermarsi da un editore che non si conosce e farsi un’idea della sua offerta scegliendo infine uno o più titoli da leggere e di cui parlare nel blog. Ecco, quest’anno ne ho adottata più di una, qualcuna la conoscevo già altre invece sono state una completa novità.

Adelphi
A pranzo con Orson – Conversazioni tra Henry Jaglom e Orson Welles 
E come potevo rinunciare a questo libro? Ecco, non ci ho nemmeno provato ho anche abbracciato il lato dello stand dove c’era la gigantografia. Amo i libri dove la gente si racconta attraverso le conversazioni e non avrei saputo dirgli di no!

Casa Sirio Edizioni
Raffles, E.W. Hornung 
Questa è una casa editrice adottata, in questo caso l’input inconsapevole è arrivato da “La Leggivendola“. Non li conoscevo proprio, ma la presentazione di questo libro è stata così appassionata che non ho potuto fare a meno di prenderlo!

Dentiblù Edizioni
Eciclopedia Treggatti- Sopravvivere al proprio gatto, Felina’s
Libro-fumetto già finito e adorato, magari costicchiava un po’ 9,90€ per 48 pagine, ma le situazioni ivi riportate sono veramente veritiere! L’unica che non si applica a me e ad Oscar è il letto dove, visto che dormendo mi muovo spesso, chi dorme male è solo il gatto e non io!

Edizioni Giuntina
I Middlestein, Jami Attemberg
Non temere  non sperare, Yehoshua Kenaz
Loro sono una semi-adozione, li conosco già e ho letto due loro libri che qui però non sono recensiti. Ho conosciuto questa casa editrice tramite i racconti entusiasti di Giusy Meister de La biblioteca d’Israele e mi sono lasciata tentare. Le ragazze allo stand sono state  particolarmente precise nella descrizione dei libri e non solo li ho comprati una volta ma due, visto che la prima coppia mi è stata rubata. Potrei dire che i titoli Giuntina vanno proprio a ruba!

Gorilla Sapiens Edizioni
Lascia stare il la maggiore che lo ha già usato Beethoven, Alessandro Sesto
É l’autore di “Moby Dick e altri racconti” e, per quanto mi riguarda, è un vero genio. Non potrei mai stare tranquilla sapendo che c’è un suo libro in giro che io non ho. Allo stato di fatto li ho entrambi e questo l’ho già iniziato e promette di essere all’altezza, se non superiore al precedente. Ne riparleremo nella recensione!

Homo Scrivens
Enciclopedia degli scrittori inesistenti, AA.VV
Casa Editrice, anzi per meglio dirla “Progetto editoriale” adottato. Da quello che mi hanno detto sono un gruppo di scrittori che si sono messi insieme per un progetto che si chiama “Homo scrivens”. Hanno veramente tanti titoli ma questo, probabilmente per il titolo strano, ha attirato immediatamente la mia attenzione. Poi ho scoperto che di autori ce ne sono un’infinità ma dalle prime righe sembra essere un lavoro interessante!

Il Saggiatore
Liberal, Paolo Sortino
Sortino invece è l’autore di Elisabeth, caso letterario di qualche anno fa. Era da un po’ che stava scrivendo ed è uscito da poco con “Il saggiatore” e visto che ancora non ho trovato il tempo di leggere il suo primo lavoro, ho deciso di prendere almeno questo per cominciare.

Jo March Literary agency
Vecchi e nuovi amici e nuovi amori – immaginario seguito dei romanzi di Jane Austen, Sybil G. Brinton
Jane Austen- I luoghi e gli amici, Costance Hill
Gli Innamorati di Sylvia, Elisabet Gaskell
Casa editrice adottata, stavolta tutta merito/colpa di LibrangoloAcuto. Per il mondo di Jane Austen, chi mi conosce sa perfettamente che non potevo lasciarli andare, l’ultimo invece mi attirava per il titolo et voilà preso! É anche vero che, come nel caso di Giuntina, che sono una feticista da rilegatura ed entrambe le case editrici fanno, in questo senso, i migliori libri che ho preso!

Terre di Mezzo Editore
Un’intervista inedita, David Foster Wallace
In viaggio con Kapuścinski – Dialogo sull’arte di partire, Andrea Semplici
La prima frase è sempre la più difficile, Wislawa Szymborska
Non è un mistero per chi mi segue che io stia leggendo Infinite Jest, ero curiosa e  Wislawa Szymborska l’ho conosciuta grazie alla “fatina della lettura” – non mi chiedete chi sia perché non ve lo dirò! – il terzo invece era a costo zero se ne prendevo due e l’ho scelto per il titolo – Ma va? Che novità! -.

Oltre a tutto ciò ho potuto conoscere un sacco di persone con cui abitualmente parlo e con le quali ci si riesce a vedere con difficoltà – tra i quali in particolare Holden & Company, Scratchbook, Peek a Book  e Librinvaligia e mi scuso per chi non ho citato ma stasera dormo in piedi!) ed è stato veramente interessante principalmente perché non c’è un vero momento di incontro per i blogger che permetta loro di fare il punto dello stato dell’arte della categoria. Facciamo sempre un po’ tutto a seconda delle possibilità e della buona volontà di ognuno. Ma la possibilità di parlare di libri e letteratura per quattro giorni di filato, senza remore e senza i limiti imposti dall’organizzazione di ogni social sono sempre un bel momento di crescita.

Buone letture,
Simona Scravaglieri


Poster allo stand Lindau Edizioni
Foto LettureSconclusionate





Premio Strega, regolamento nuovo verso una vera bibliodiversità, oppure no?

Fonte: Luca Fadda


E’ notizia recente che al premio possano accedere, per favorire la bibliodiversità, anche le piccole case editrici. Il regolamento del premio però impone che per la partecipazione vengano fornite 500 copie del libro che si vuole presentare ed è chiaro che, per una piccola casa editrice, l’impegno di fornirle è questione poco praticabile. Ma quindi la bibliodiversità e l’apertura verso le piccole realtà editoriali dove sta? E’ invece notizia dell’ultima ora che, Luca Fadda, autore di ” Kairòs” , abbia deciso di candidare la propria opera, sottoponendola alla segreteria dello Strega.
La mail inviata è questa:


Spett.le segreteria del Premio Strega,  

ho letto con estrema attenzione le novità relative a quest’anno e sono lieto di poter presentare la mia candidatura alla cinquina finalista con il mio romanzo di fantascienza Kairòs, edito da Ciesse Edizioni. Come ben sapete però la congiuntura sfavorevole (bassa congiuntura) economica che stiamo attraversando non può permettere né a me, né al mio editore di regalare l’intera tiratura del libro per coltivare una speranza che rasenta il sogno.  

Per questo motivo ho deciso di venire incontro al mio editore presentando per conto mio il mio libro. Parto dal presupposto che l’AIE si è fatta promotrice della campagna #unlibroèunlibro, campagna che puntava all’abbassamento dell’IVA sugli ebook in quanto un libro, in qualsiasi formato, è sempre un libro, è cultura. Io sono d’accordo e vorrei sottolinearlo per l’ennesima volta con questa mia proposta. Tra le parole che rappresentano lo Strega c’è la parola “bibliodiversità”, inoltre segnalate come quest’anno si punti alla salvaguardia dei piccoli e medi editori. Converrete con me che la campagna da me citata puntava a parificare i diritti del cartaceo a quelli dell’ebook, in una sorta di allargamento del concetto di “quote rosa” (in questo caso “quote tecnologiche”) nella formazione della cinquina finalista.  

Forte di questa convinzione e nel rispetto delle vostre linee che vogliono salvaguardare la piccola e media editoria, allego copia in formato e-pub e mobi del mio libro Kairòs, edito a luglio 2014 da Ciesse Edizioni. Lo potrete distribuire tra i 500 lettori facendo ctrl+c una volta e ctrl+v 499 volte. Se dovesse servire, nel caso i lettori non avessero un ebook reader, indico i link ai quali scaricare alcune app di lettura gratuite per computer, tablet, iPad, smartphone e iPhone.
(app Kindle, app Tolino, app Kobo, Calibre)  

Sono fiducioso nella Vostra serietà quando preciso che, ovviamente, sarebbe meglio evitare di duplicare l’ebook oltre le 500 copie da distribuire ai lettori, perché altrimenti si entrerebbe nel campo della pirateria e l’AIE non ne sarebbe troppo felice. Ringrazio per l’attenzione e attendo conferma della candidatura di Kairòs al Vostro prestigioso concorso.  

Cordialmente
Luca Fadda


Cosa fare quindi? Che tu sia un blogger o un semplice lettore, visto che Luca propone un modo semplice per la distribuzione e che sta proponendo alla valutazione del salotto più famoso d’Italia un libro scritto e venduto da un editore che corrisponde ai criteri individuati dal regolamento, leggi il pezzo di questo autore e riproponi la sua richiesta sul tuo spazio o attraverso Facebook per far sì che la notizia giri, non solo fra i lettori. Il post lo trovi su:


Nello stesso spazio troverai anche la copia della mail spedita alla segreteria oltre alle informazioni sull’autore.
Aiuta anche tu la vera e tangibile bibliodiversità e fai sentire la tua voce!

Aggiornamento: C’è anche un nuovo post sulla questione #stregadigitale sempre sullo stesso blog “Gli e-book al Premio Strega: #StregaDigitale #PremioStrega #unlibroèunlibro #aie “

Buone letture,
Simona Scravaglieri


Nel bene e nel male…auguri!

Fone: Pinterest

Cominciamo con il dire che, codesta bella ragazza, non sono io! Mi sembrava un’immagine meno smielata di tante altre a commento del mio gaudio odierno. 

Questo spazio compie, nel bene e nel male, 4 anni, 642 post, 284 commenti, molti iscritti e tanti lettori occasionali. C’è posto per tutti e io non ho mai voluto limitazioni proprio perché questo spazio lo immaginavo così, libero.

Ma come sempre mi è d’obbligo ringraziare chiunque è passato di qui, lasciando un commento o inviando un pensiero in privato e i blogger che ho conosciuto grazie a questo luogo.

E’ un bel traguardo, per me, che sono poco affine alle attività di routine e continuerò – poveri voi! – a portarlo avanti così. Continuerò a mappare le mie sconclusionate letture, saltando di palo in frasca con gli argomenti che trovo in giro nelle mie strabordanti librerie, sempre cercando di essere imparziale e sincera nel bene e nel male.

Buone letture e tanti auguri a tutti noi!
Simona Scravaglieri

Come fu che imparai a leggere…(e come, più tardi, ho ritrovato la passione)



Una delle vecchie antologie di una delle mie nonne
Fonte: LettureSconclusionate
Oggi si tratta di una risposta e non di una recensione (ma va?) e, in questo, faccio riferimento ad un post di Daniele Bergesio pubblicato su Letteratu.it che ha come titolo Come ho imparato a leggere e il post di Elena Tamborrino che trovate qui: ExLibris. Appunti di una lettrice disordinata.
Come avevo accennato nei commenti in coda, la mia esperienza è ben diversa e, in più, chi di sconclusionati appunti ferisce, di sconclusionati appunti perisce (sono o no la lettrice sconclusionata??!!). Quindi vi propongo la mia esperienza, con un titolo rivisto e corretto: Come fu che imparai a leggere…(e come, più tardi, ho ritrovato la passione).

La definizione standard di mia madre della sottoscritta è sempre stata: “Se non avesse un libro sottomano leggerebbe di tutto, compresi i bugiardini delle medicine!“. Ecco, per me, leggere era una necessità perché, finiti i compiti e esaurita la mezz’ora di televisione (e non avendo sempre la possibilità di uscire), le alternative erano poche: o menarsi con mio fratello minore (che prevedeva conseguente castigo e possibili applicazioni de “la tecnica sistematica dello sganassone” come la chiamava mio padre) o saccheggiare la grossa libreria che avevo in stanza i cui libri, da mia madre, erano stati disposti ad arte: in alto quelli non adatti ai bimbi e a portata di mano quelli che avremmo potuto leggere anche noi. In più, tanto per rendere facile la situazione, ero anche nipote di una maestra* di scuola elementare il che, per chi non avesse mai provato l’esperienza, comportava il gioco del “dettato” o del “riassunto”. 
Questo ha comportato che:

1. A Natale e ai compleanni, nonché alla comunione io chiedessi sempre libri. Sono sempre stata allergica ai gioielli (all’epoca a qualsiasi occorrenza ti regalavano i cerchietti d’oro, che io chiaramente non ho mai messo!), non ho mai avuto i gusti di una bambina “da favola” con tanto di boccoli e fiocchetti. Ero l’orgoglio dei miei quando alla comunione chiesi solo ed esclusivamente libri in regalo (probabilmente avevo già la praticità di pensare che un libro lo puoi sempre aver sottomano e ti risparmia vestiti imbarazzanti!). L’aver una libreria in camera – e l’esser stata sempre una ragazzina con la difficoltà ad addormentarsi- ha anche comportato il fatto che la saccheggiassi in cerca di qualcosa per passare il tempo, sia di giorno che di notte, quindi, finita tutta la saga di Piccole donne, un paio di libri di Jules Verne e una rilettura ad una versione di Pinocchio – troppo ingombrante per i miei gusti – ho cominciato a spaziare. A parte i classici tipo la Austen, mi capitò un volume che mi sembrava “da grandi”: copertina rigida telata con bordo in finta vera pelle e i caratteri incisi in oro che recitavano “La figlia del capitano”. Questo ultimo libro l’ho letto per avere la soddisfazione di aver portato a termine un libro che aveva l’aria di essere “importante”, salvo poi scoprire, moooooolto più tardi, che l’autore, ovvero Puskin, era uno dei grandi scrittori russi ; accadde più o meno quando mi fecero notare che “Orgoglio e pregiudizio” era un classico (cosa assai strana per me all’epoca che reputavo “classico” una pecetta appiccicata ai libri “noiosi”) e che  Jane Austen non era l’ultima delle sprovvedute inglesi.

2. Ha anche comportato che i miei obiettivi diventavano sempre più sfidanti, ma non avevo l’attenzione per andare oltre le 150 pagine e mi domandavo come facessero gli adulti a leggere libri tanto grandi. Ma non è stato molto d’aiuto a scuola  questo fatto leggere tanti libri perché, se da un lato mi permetteva di crearmi una mia opinione, dall’altro le mie insegnanti d’italiano non hanno mai ben accettato le mie idee e tanto meno le mie simpatie o antipatie per questo o quello scrittore. E visto che mia madre ha sempre ascoltato dubbi o pensieri (specie se riguardavano ciò che leggevamo) e mia nonna ci stimolava ad elaborare i concetti, mio padre ci interrogava spesso e volentieri, era difficile non crearsi un proprio modo di vedere alle cose e al mondo e allo stesso tempo ci obbligava ad avere due facce: una supina che cerca di mandare a memoria i concetti graditi alle prof e una tutta personale. Manzoni , ad esempio, riusciva nell’arco della giornata a passare dal “grande autore” a quello che aveva scritto un romanzo con quella donna che si faceva sempre mettere i piedi in testa da chiunque (all’epoca e anche oggi “i Promessi sposi” per me son sempre stati “un classico” con l’accezione di cui sopra!).

3. Ci trasferimmo in provincia di Lecco, a Merate, dalla città al paese di provincia fu una vera scoperta. Potevamo uscire senza nessun problema avevamo un sacco di impegni all’oratorio con i nuovi amici, le ricorrenze. Avevo anche una stanza più grande e una televisione ereditata da mia nonna. Potrei ipotizzare che fosse una delle prime dalla messa in vendita di questi apparecchi. Per accendersi ci metteva un paio d’ore; prima c’erano quelli che io chiamavo i coriandoli quindi si vedevano le righe verticali che andavano verso sinistra, poi verso destra,  infine le righe che andavano su e giù e, dopo due ore di attesa, finalmente riuscivi a vedere qualcosa: Il Maurizio Costanzo Show! 😦 
Quindi i libri vennero messi da parte, avevo altre cose da fare e da vedere, e libro stava a significare una sola cosa: compiti!

4.Come ho ritrovato la passione. Dopo 4 anni sono tornata a vivere a Roma, per la precisione prima a Frascati e poi a Rocca di Papa ai Castelli Romani. I primi anni non furono facili. Per i brianzoli eravamo i romani (all’epoca gran complimento altrimenti ti chiamavano “terun”) per i miei nuovi compagni eravamo milanesi perché avevamo una cadenza identificata come “milanese”. Non essere né carne e né pesce non era una gran cosa e così nei viaggi in autobus da scuola a casa, che spesso facevo da sola, cominciai a leggere di nuovo. Il libro era un ottimo compagno e non faceva caso al mio accento. Ricordo ancora oggi il libro scelto per ricominciare a leggere “Radici” e non era preso a caso: era un tomo (quindi una sfida), era un libro che aveva ispirato uno sceneggiato che però io non avevo mai visto e infine trattava di un argomento che mi interessava. Finito quello, saccheggiai tutta la libreria di mia madre per cercare altri libri in argomento. E fu così che incominciai con le letture concatenate per tema. Consapevole dell’impossibilità di leggere tutto in argomento, le mie letture tematiche non hanno mai fine, ma sono sempre aperte ad accogliere un altro tassello al gruppo già letto.
Ne ho aperti altri nel tempo, ci fu il periodo delle caste indiane e della religione Indù con “Padiglioni lontani”, poi quello della religione musulmana con “Vendute!” e via dicendo. Ce ne fu uno in particolare che definirei “illuminato” in cui mia madre gestì i miei dubbi sull’aborto in maniera eccelsa, quando mi capitò di leggere “Le regole della casa del sidro”. Devo ammettere che sono orgogliosa di avere una madre così ancora oggi! Nulla mi fu imposto, ma mi fu permesso tramite confronti adulti di farmi una mia idea.

5.La parte dei leoni, in questo periodo, l’hanno fatta anche i gialli, scoprii la Christie, e i libri “d’amore” – ebbene sì, anche io che sono romantica come una lapide funeraria, ho passato questa fase – grazie ai romanzi di Liala che trovavo in giro per casa. E poi vennero i Follett e tanti autori, in particolare americani, perché mia madre ha sempre letto di tutto ma amava in particolar modo la letteratura straniera e quindi mi capitava di leggere veramente di tutto.

I libri, in sostanza, sono la colonna sonora della mia vita. Ricordo, per alcuni, anche dove li ho letti, lo stato d’animo che avevo e via dicendo. Ancora oggi ho gli stessi occhi per i miei scaffali, divido i libri letti da quelli da leggere e mentre quelli non letti sono disposti alla rinfusa, perché sia il fato a decidere la lettura successiva, quelli già finiti sono ordinatamente esposti con una disposizione in ordine alfabetico (che nessuno si aspetterebbe da una sconclusionata come me): Editore–>Autore–>Titolo. Probabilmente, di vere e proprie letture per bambini ne ho fatte poche, ero spinta dal desiderio di emulazione di mia madre, ma non me ne sono mai pentita. Tutt’oggi ringrazio lei, mio padre, mia nonna grazie ai quali questa passione è iniziata e Gegè e miei fratelli, nonché gli amici che la mantengono viva con i consigli e con i regali. 

Caro Daniele, così fu che imparai a leggere e successivamente ritrovai la la passione. Da quando “ritrovai la passione” non sono più uscita senza avere un libro in borsa e oggi riesco anche a camminare leggendo!

Simona Scravaglieri

Una cosa a favore di mia nonna però la devo dire: conservava alcune delle antologie che usava a scuola e il verso della poesia che trovate come titolo di questo blog l’ho trovato che ero proprio piccola, mentre scorrevo uno di questi mini-tomi. Mi colpì al punto tale che, non ritrovandola proprio più, ricordavo il verso anche in una versione sbagliata:
“Non domandarci la chiave
che mondi possa aprirti…”
Solo al liceo la ritrovai ma ancora oggi mi confondo e metto chiave al posto di formula!


Fonte: Scienza e Salute

Pseudo vacanze…

Immagine Letture Sconclusionate

Come anticipato nel post di venerdì, da mercoledì sarò fuori dal mondo e fuori dalla rete, causa colecisti ribelle. Pertanto essendo ricoverata non potrò nè scrivere e nè aggiornare ulteriormente il blog. Però sono organizzata, parte di questi libri verrà con me e parte invece resterà ad attendermi a casa di mia madre dove farò la convalescenza. Chissà se riesco  a finire il tomone di Infinite Jest appena iniziato!

Pertanto a parte il post di domenica che era già stato programmato, ci rileggiamo settimana prossima!
Buone letture buona settimana a tutti!
Simona

L’inzio della fine…

Immagine presa da qui

Buio. Chissà dove sono. C’è uno strano silenzio con uno sciabordio di liquidi di fondo. In generale non si sta male, si sta bene, non ci sono grossi sobbalzi, mi sento avviluppato, quasi protetto. Eppure non sapere dove sono, e sopratutto non sapere da dove vengo, mi mette l’ansia perchè, in fondo, tutto deve avere un’origne come anche una fine e, cominciare ad avere una coscienza di sè, sentirsi entità occupante uno spazio ti fa porre di queste domande. Eppure, questo luogo ristretto che occupo non mi dispiace, dopotutto, se non sai dove sei, uno spazio vitale seppur non troppo ampio, ti permette di dire che il tuo mondo lo conosci, l’hai toccato tutto, ne conosci ogni anfratto e quindi la cosa non ti potrà rivelare sorprese, nè belle ma neanche brutte. È quello, è limitato ma sempre meglio di nulla. Ma se potessi anche sapere dove sono e perché sono qui, non guasterebbe affatto. Mi piacerebbe, in particolare, sapere il perchè un lato di questo spazio è morbido quasi accogliente e ogni volta che il liquido, in cui sono in parte immerso, mi sospinge in quel punto è come se mi avvolgesse delicatamente mentre l’altro lato a volte sembra più duro. In più, negli ultimi tempi, o io sono cresciuto a dismisura o qualcosa è cambiato perchè, lo spazio, mi sembra che si sia ristretto. Anzi sembra quasi minuscolo. A ben pensarci, all’inizio tutte le pareti del mio mondo erano morbide e io potevo muovermi un po’ in tutte le direzioni agevolmente. Bei tempi quelli! Mi piaceva rimbalzare da una parte all’altra finchè non mi girava tutto e quando ero stanco mi fermavo vicino ad una parete per capire che c’era al di là del mio mondo.

Tum, tum, tum, tum… Rumori che si ripetono con cadenza ritmata sempre dello stesso tipo, ma alcune volte più velocemente a volte più lentamente. Mi sono più volte domandato se al di là ci fosse qualcun altro che faceva rumore per verificare se, in questo buio persistente ci fossero altri. Ed era in quel momento che ricominciavo a rimbalzare e il mio mondo si cominciava a comprimere ed espandersi ma non ne trovavo l’uscita.
Un giorno ero lì che rotolavo e ad un certo punto sono incappato in una buca e ho pensato “ecco la via all’esterno! Una via di fuga!”; ho provato ad entrare ma sembrava più piccola di me, ho continuato a provare lo stesso, mi giravo a destra e a sinistra e all’improvviso mi sono bloccato, ho focalizzato un solo pensiero: “Sto evadendo da quel che conosco, ma se poi di là c’è il nulla? O qualcosa di peggio del mio mondo piccolo e caldo? E se poi quel “tum tum” non fosse di un mio simile e io mi perdessi? Come farei a ritrovare la strada di casa? Come potrei ritornare alla mia vita troppo solitaria ma in fondo tranquilla e sicura?”.
È a quel punto che mi sono fermato, non ho avuto il coraggio di abbandonare quel che conoscevo. Non volevo più saperne di ciò che avevo fuori. Dopotutto il signor Tum tum tum poteva anche lui venirmi a cercare, perchè dovevo esser io a fare il primo passo? Non gli avrei negato spazio nel mio mondo, sono ospitale.
Il tempo è passato, e anche tanto. Il signor Tum tum, continua a farsi sentire e quindi sono certo che non si sia mosso il rumore sembra sempre lontano. Pertanto non è lui che sento premermi addosso. Con la restizione dello spazio anche il mio mondo sembra vivere di vita propria e ogni tanto si comprime e mi toglie il respiro. Ad un certo punto ho avuto il pensiero che vicino a me qualcuno ci fosse; perchè quando mi sento muovere dal liquido che ho sotto, e che nel tempo è cresciuto o forse lo spazio s’è ristretto, o quando rimbalzo sulla parete, che non è più morbida ed elastica come una volta in tutti i punti, trovo che la parte dura abbia una consistenza indurita ma anche arrotondata come quella che io sento appartenere a me stesso. Come detto la sensazione non è spiacevole. Il mio mondo lo conosco e non ho nessuna intenzione di lasciarlo vivrò e morirò qua anche se so, che così facendo, il signor Tum tum tum non l’incontrerò mai. Deve essere un tipo tutto d’un pezzo visto che in continuazione produce questo rumore e ora che sono quasi sempre adagiato a ridosso della parete morbida lo sento praticamente ogni secondo con una costanza che è da ammirare. Anche lui non ha avuto, probabilmente, il coraggio di staccarsi da suo mondo per esplorare, visto che il rumore sembra arrivare sempre dallo stesso punto.
Oggi è più antipatico del solito, continuo a sentire il mio mondo contrarsi e ho quasi la certezza di non essere più solo. La contrazione mi spinge verso l’interno del mio mondo e mi accorgo che ci sono tante entità come me che si strisciano addosso quasi rotolando una sull’altra. Ho provato a spingere un po’ qui e là, facendo di testa mia quando la situazione si stabilizzava, ma nulla è successo nemmeno un rumore. Solo caldi rotolamenti di un corpo sull’altro. Le contrazioni sono durate parecchio e sono giorni che avvengono. Nonostante questo, il signor Tum tum tum, continua imperterrito il suo rumore e io mi sento sempre più stretto da queste entità che sembrano continuare a moltiplicarsi. Ma non hanno altro posto dove andare? Si sarà sparsa la voce che qui si sta meglio e che questo liquido in fondo, anche se, a volte, diminuisce o aumenta è piacevole da sentire? Con tutto questo affollamento lo sciabordio non c’è più, ma ad ogni contrazione il liquido si insinua fra le fenditure fra un corpo, a me estraneo, e l’altro per trovare spazio da occupare.
Sono passati mesi, nessuna contrazione di rilievo. Almeno come quella di tempo fa, dove il restringimento faceva si che la situazione divenisse quasi claustofobica. Lo spazio è veramente sempre di meno. Non posso più nemmeno cercare la via d’uscita, il buco che avevo trovato, per arrivare al signor Tum tum tum perchè non c’è spazio per muoversi. Ho anche rischiato di rimanere schiacciato al tempo delle “grandi contrazioni” perchè fra una contrazione e l’altra sono stato quasi risucchiato fra i corpi silenti dei miei consimili e ho rischiato di non ritrovare più la mia parete morbida. Ero disperato al solo pensiero di perderla, poi è arrivata una contrazione più forte delle altre e io che preso dalla paura dell’ignoto mi sono ritrovato a spingere all’impazzata per farmi spazio -anche se non ero certo che la direzione fosse quella giusta-, mi sono ritretto il più che potevo e voilà la mia parete morbida era ancora lì, che mi attendeva. Fu in quel momento che decisi che qualsiasi cosa sarebbe successa non mi sarei più staccato da lei… Ma oggi, dopo tanti mesi è avvenuta una cosa nuova. Ad un certo punto, al di là della mia parete ho visto una luce. Era lontana, ci ho messo un po’ a focalizzarla…c’era un oggetto rigido che si avventurava a fatica, divincolandosi fra chissà cosa. E la luce sembrava avvicinarsi e diventare sempre più forte. Mi sono detto: “Ecco il signor Tum tum tum è arrivato!”. Ma poi, mi sono reso conto che il suono c’era ancora e, per di più, sembrava lontano come al solito. Poi mi sono accorto che fuori le entità rigide erano due, no, tre si erano tre di cui una produceva questo strano fascio di luce, ero curioso, volevo vedere che sarebbe successo.
Avevo anche un po’ di paura, dopotutto mi ero ripromesso di non uscire, ma sinceramente, ora, avevo la voglia di scoprire chi era fuori dalla parete, cosa voleva magari vedere se erano più socievoli dei miei inebetiti compagni di mondo.
E invece…è stato un attimo. Si è sentito un rumore netto, non l’avevo mai sentito uno così! Ho sentito il mondo muoversi, quasi stesse camminando, anzi strisciando. Si contraeva e si riallargava, ma non erano le solite contrazioni. E l’entità esterna continuava a tirare, e tirava e il signor Tum tum tum era sempre più lontano. Preso dalla paura ho cominciato a cercate di rimbalzare ma non c’era spazio, maledetti compagni inerti e silenti! Non vedete che sta succedendo?La luce era oramai lontana e il mio mondo era tornato oscuro, ma si continuava a muovere trascinato da chissà chi. Mi è salita l’ansia, ho cominciato a sentire che venivo attirato fuori, ma fuori dove? Un restringimento e la brutta sensazione di sentirsi tirati anche a costo di sentirci soffocare. Panico! “No! Lasciateci nel nostro mondo! Riportateci indietro! Ma cosa state facendo!” mi sono ritrovato a pensare.
Ad un certo punto ho sentito un unico rumore “Ploff!!” una intensissima luce accecante. Ho avuto un secondo per vedere i miei consimili e quella è stata l’alba della mia fine. Avevo visto la luce per morire lontano dal luogo dove ero nato.
Le ultime cose che ho sentito erano dei suoni nuovi. Venivano dall’esterno ma non sono sicuro se fossero un nuovo codice del signor Tum tum tum o altro.
” Abbiamo rimosso la colecisti con tutti calcoli, ora chiudiamo e rimandiamo al più presto la signora in corsia e poi a casa!”
Tutto questo per dire che probabilmente la settimana a venire non posterò perchè la qui presente lettrice sconclusionata verrà ricoverata, appunto per rimuovere la colecisti. E quindi essendo impossibilitata a scrivere per motivi probabilmente di salute ma più facilmente materni (mia madre mi requisirà tutto l’hardware, oh cielo!!!) dovrò arrendermi all’evidenza di non poter pubblicare come di consueto. Non avevo un modo particolare per comunicarvi tutto ciò ma codesta idea balzana mi è venuta in mente oggi (giovedì) mentre tornavo in macchina verso casa di mia madre ( che sento già mugugnare dicendo “Ma questa è anche casa tua!!”, lo so mamma lo so!). In più, questa soluzione, mi permette di consegnare al mio caro amico Felizberto il mio compito per le vacanze, anche se, inteso non nel senso che lui gli aveva dato. Mi aveva chiesto di scrivere di un viaggio che non ho mai fatto ma che avrei voluto fare. Ecco Feliz, tesoro, non voglio diventare un calcolo della colecisti di alcuno e nemmeno fare un viaggio verso morte certa, ammesso che i calcoli vivano di vita propria… Ma sempre di un viaggio si tratta!
Ogni riferimento, nella storia, a fatti o a calcoli conosciuti è puramente casuale!:D
Buone letture,
spero di non avervi annoiato troppo,
Simona
– Posted using BlogPress from my iPad

Il commissario Marineo è tra noi…


Immagine presa da qui



… è inutile che vi guardate intorno o sotto il tavolo dove è appoggiato il pc! Non lo troverete! Sarebbe corretto dire che sta arrivando, ma in effetti sulla sua storia sono già stati pubblicati tre libri che trovate qui: catalogo Navarra. Questo è uno dei pochi post in cui parlo di qualcosa che non ho ancora letto ma che mi appresto a fare. Qualche giorno fa, sono stata contattata dalla Navarra Editore per partecipare ad un progetto molto carino, e anche potenzialmente esplosivo per l’autore. Vi riporto qualche descrizione: 
“l’ispettore Marineo dal bronzeo viso, il più simpatico e irriverente poliziotto che abbia mai svolto indagini all’ombra della rocca di Castropietro, ha bisogno dell’aiuto di tutti voi. Alla famosa Marjna Takullanchova è stato sottratto il violino[…]. Siete pronti a confrontarvi con le sue piccole manie e a ridere alle sue battute?[…]. Lo stradivari rubato, quarto volume di Marineide, saga di gialli umoristici scritta da Ioan Viborg e dedicata alle vicende dell’ispettore Marineo, sarà presto nelle librerie […]”. Potevo rinunciare? Giammai! 


E’ un po’ come una sfida, Ioan Viborg, autore di altri tre libri sul Commissario Marineo sottopone ad alcuni lettori in anticipo i capitoli del suo 4° libro e terrà conto delle osservazioni che gli verranno sottoposte per eventualmente apporre modifiche al suo testo prima della stampa. Perchè esplosivo? Per un semplice motivo, si tratta di una giallo  e avete presente cosa possa significare mettere insieme persone differenti e trovare un punto comune su un omicidio? Del tipo chi lo vuole “sparato”(come si dice a Napoli) chi impiccato o magari avvelenato e via dicendo.

Ora io non so quali bloggers siano stati contattati, ma avevo voglia di comunicarvelo, visto che anche questa è un’esperienza da lettrice “alternativa”.

Cercherò, rispettando le indicazioni della casa editrice, di aggiornarvi volta per volta sulle successive evoluzioni 🙂

Buona giornata e buone letture,
Simona