#maggiodeilibri La centuriona e Torey L. Hayden #scrittori #anniversari

unabambinatoreyhayden (1)Sicuramente quest’anno ci saranno tanti anniversari di nascite e pubblicazioni e quant’altro molto importanti da festeggiare, tra cui la nascita di uno dei miei autori preferiti: Luigi Pirandello.
Io però volevo ricordare, per il Maggio del Libro, il compleanno di una delle scrittrici (anche se ‘scrittrice’ non è la parola più corretta) che più hanno segnato il mio percorso di lettrice ‘consapevole’.Nasceva il 21 maggio di 66 anni fa, a Livingston, nel Montana, Victoria Lynn Hayden, meglio conosciuta come Torey L. Hayden, autrice di numerosi libri di quel genere che, in inglese, viene definito ‘non-fiction’: sono infatti non romanzi ma storie vere, vissute in prima persona dall’autrice. Un poco romanzati nella forma (leggi: dialoghi) ma veri al 100%.
A essere sincera, mi risulta piuttosto difficile parlare di questa autrice perché l’ho scoperta in un momento della mia vita piuttosto complicato. In che modo, quindi, la lettura dei suoi libri abbia influenzato il mio essere una lettrice non so se riuscirò a renderlo chiaramente, ma ci provo.

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#Maggiodeilibri storie di lettori… Natascia Mameli

 Quando ero piccola non ero una grande lettrice. Anzi.
Uno non lo direbbe vedendomi adesso, dentro la mia piccola ma dignitosissima libreria, ma fino ai 13/14 anni le uniche letture che mi prendevano veramente erano quelle del Topolino.
Per il resto, come dire, non mi ricordo che sentissi quel magico richiamo che sento invece adesso provenire dalle pagine dei libri su cui poso gli occhi.
Mi sono sempre sentita attrarre dalle parole. Quando andavo dal dottore mi leggevo tutti gli avvisi, tutte le pagine strappate da riviste mediche e appese ai muri (non che ci capissi, la maggior parte delle volte); se ero sulla fermata dell’autobus imparavo a memoria qualsiasi cartellone pubblicitario avessi a portata di mano. Ogni momento di attesa che sentivo il bisogno di riempire con qualcosa, lo riempivo di parole, cercavo di trovarne il significato, quello che volessero significare ma anche quello che le singole parole, la loro scelta, significassero (per me) sulle reali intenzioni dietro alla comunicazione immediata.
Eppure, alle elementari, le maestre ci avevano messo a disposizione un ripiano di libri adatti alla nostra età.
Eppure, alle medie, i professori avevano cercato di proporci letture di tutti i tipi.
E in casa i libri non mancavano, dato che le mie sorelle più grandi erano tutte lettrici.
Come mai, allora, non ricordo nessuna lettura piacevole, fino a quel libro che cambiò la mia idea di lettura?

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Le letture della Centuriona: "Il primo uomo cattivo", Miranda July

E siamo di nuovo nello spazio e nel mondo di Natascia Mameli quindi a Genova! Buona lettura!

Fonte: LaFeltrinelli
Quando ho iniziato a capire che il sogno di aprire una piccola libreria di quartiere si stava avverando ho iniziato anche ad avere paura. Prima era pura illusione. Fino a poco prima, davvero. Poi ho iniziato a preoccuparmi. Ce l’avrei fatta tutta da sola? Avevo già lavorato in negozio (in diversi negozi, a dire il vero) e avevo già lavorato in libreria e avevo già lavorato in una libreria di quartiere da sola. Ma non era mai stata tutta mia. Faceva paura. Poi, vai a capire come funziona il cervello, ho pensato “ma se la mia libreria si troverà in una strada che si chiama “casata centuriona” vorrà dire qualcosa, no?”. Non so come ma mi sono messa in testa che potevo essere io stessa la “centuriona” (femminile, storicamente inesistente, di centurione) e condurre la mia centuria (leggi truppe), composta da me, io e me stessa, alla vittoria!

Da lì, l’idea era quella di aprire un blog con quel nome etc… ma essendo geneticamente pigra ho accantonato la cosa ancora prima di iniziare.
Questo, in breve (!) è il motivo per cui io e Simona abbiamo deciso di chiamare questo spazio così come si chiama.
Ma adesso torniamo alle cose importanti!

IL LIBRO DI MARZO


titolo:Il primo uomo cattivo (titolo orig: the first bad man)
autore: Miranda July
casa editrice: Feltrinelli, marzo 2016
traduttore: Silvia Rota Sperti

Molto spesso ci facciamo fuorviare dal titolo del libro e scopriamo solo a libro inoltrato che l’idea, seppur vaga, di quello di cui il libro doveva parlare che ci eravamo fatti era del tutto infondata.

Quando ho deciso di leggere questo libro, senza conoscere l’autrice, l’ho fatto quasi esclusivamente per quel ‘uomo cattivo’, così evocativo. Peccato (ma si fa per dire) che nel libro di ‘uomini cattivi’ non ce ne sia neanche l’ombra. A dirla tutta, nonostante il libro inizi proprio con l’attesa di un uomo (quello di cui, apparentemente, la protagonista è innamorata), di uomini, in questo libro, si parla poco.

La protagonista, Cheryl, all’inizio sembra molto concentrata su questo Philip di cui pare innamorata persa, ma scopriamo dopo poco che ha un’idea davvero molto personale della vita, delle relazioni, tanto da avere un mondo interiore che spesso le sfugge e va a sostituirsi al mondo esterno. Una cosa abbastanza sconfortante, per il lettore (almeno per me) perché è continuamente costretto a chiedersi se quello che le racconta Cheryl è vero o è solo una sua interpretazione, spesso molto fantasiosa, dei fatti.

Però, diciamocelo, chi di noi non fantastica, ogni tanto, in modo completamente slegato dalla realtà, su quella che potrebbe essere una risposta che aspettiamo da tanto o il motivo del comportamento di una persona?
A Cheryl accade di continuo. Fortunatamente l’autrice è sempre tanto magnanima da farci sapere anche quello che succede davvero, quasi sempre.

Ok, lo so, magari vorrete anche sapere di cosa parla il libro. Però non vi voglio raccontare niente di più di questo: parla d’amore. Parla d’amore in molti modi, dal più crudo al più romantico. Parla di molti tipi d’amore. Parla di una donna che, nonostante (perché no?) l’età non più giovanissima sta ancora cercando la sua strada. E la trova, come spesso succede, negli occhi della persona che meno di tutte si sarebbe aspettata. Parla degli alti e bassi della vita, del fatto che è solo vivendo che si scopre quello che si vuole e quello che non si vuole. E del fatto che, spesso, non si può avere tutto quello che si vuole ma, a conti fatti, quello che ci viene ‘concesso’ dalla vita è più che sufficiente.

citazione preferita: ” A volte la guardavo in faccia mentre dormiva, la sua carne viva, ed ero sopraffatta al pensiero di quant’era rischioso amare un essere vivente. Poteva morire anche solo per mancanza d’acqua. Sembra a mala pena più sicuro che innamorarsi di una pianta.”

allerta: linguaggio sessualmente esplicito

Ho apprezzato il libro per la sua complessità. Perché mi ha insegnato cosa è il “globus hystericus”. Perché ho scoperto una canzone di David Bowie che non conoscevo. Perché mi ha ricordato che spesso abbiamo paura di affrontare gli altri. Perché mi ha insegnato che varrebbe la pena di vivere l’amore in ogni sua forma.

Natascia Mameli
Marassi Libri
via Casata Centuriona 31 r
010815182
GENOVA

Le letture della centuriona: "al di là del buio", Hilary Mantel

Ma oggi è lunedì?? Lo so che ve lo state domandando! Ma io a questo spazio ci penso da parecchio. Volevo uno spazio dedicato ai lettori e anche a me dove qualcun altro consigliasse libri. Il problema è che io cercavo un tipo di libraio in particolare che avesse pareri netti, definiti. E non sempre è così facile. Natascia, che ho incontrato qualche tempo fa – più o meno a Settembre – su Facebook corrisponde perfettamente a quello che immaginavo per questo spazio. Lettrice assidua e appassionata è sempre disposta al confronto e al consiglio. Quindi chi meglio di lei? Quindi da oggi in poi, l’ultimo lunedì del mese questo spazio è solo suo e potremo finalmente sbirciare che legge la libraia della Marassi Libri” (via Casata Centuriona 31 r- 16139 Genova) e anche di sapere che cosa ne pensa.

Buone letture!

Titolo: al di là del buio (tito orig: beyond black)
Autore: Hilary Mantel
Casa editrice: Fazi Editore, Febbraio 2016
Traduttore: Giuseppina Oneto

Innanzitutto dirò che è molto strano, per me, scegliere spontaneamente un libro come questo. Non ho mai creduto ai fantasmi o a entità ultraterrene, per cui, quando ho letto la trama di “al di là del nero” mi sono chiesta cosa mi attirasse tanto dato che, di solito, evito come la peste le storie che coinvolgono sedicenti medium e cartomanti.
È pur vero che ho un debole per tutto quanto non possa essere facilmente spiegato.
Ad ogni modo, non mi ci sono volute molte pagine per capire cosa, di questo libro, mi stava chiamando.

Non so se a voi capita, a me molto spesso, di venir attratti da un libro, senza sapere perché, e poi trovare al suo interno elementi decisamente vostri. Non capita sempre, a volte prendo delle cantonate pazzesche, ma a volte (come questa) non mi pento affatto della scelta fatta a occhi chiusi (non conoscendo l’autore, con una trama che potrebbe… ma non è detto che!).
La storia è, sì, quella di Alison, una sensitiva che si guadagna da vivere entrando in contatto con il regno dell’oltretomba ma, a mio avviso, è anche, e soprattutto, la storia di una ricerca di un passato, di un districarsi di esperienze e dolori rilegati al di là del nero (che, oso dire, in questo libro può avere due significati, ma non dico perché, altrimenti svelo troppo) che, inevitabilmente, hanno lasciato segni indelebili, dentro e fuori la protagonista.
Anche la seconda (secondaria?) protagonista, Colette, ha un ché di affascinante: più ‘spigolosa’ di Alison, caratterialmente e fisicamente, si è creata una corazza diversa, ma anche lei cerca, forse, di sfuggire a un passato che la tormenta.
Gli esiti del confronto con il proprio passato delle due protagoniste non potrebbero essere più diversi e in quella diversità si evince un’incompatibilità di vedute che è presente in tutto il libro e mi ha fatto continuamente rimbalzare tra il patteggiare per una o patteggiare per l’altra.
Il finale (che, voglio palesare, per me vale un buon 3/4 di un libro) è talmente inaspettato che mi ha lasciato, insieme, un gran sorriso sulla faccia (ma uno di quei sorrisi da ‘ah, me l’avevi proprio fatta’) e un po’ di amaro in bocca.

Piccola pecca dell’edizione: le note a fine libro.
Se è vero che le note a fine pagina possono essere disturbanti durante la lettura, quando sono brevi (come in questo libro) le preferirei a dover andare tutte le volte a fine libro.

Infine una considerazione personale: nonostante nel libro la connotazione temporale sia molto precisa (tra il 1997 e il 2005, data di pubblicazione originale) ho fatto fatica a tenere a mente che fosse ambientato, più o meno, ai giorni nostri.
Sarà un mio problema con il digerire che ci siano ancora queste ‘credenze’, ma, se non fosse stato per la presenza di telefonini &co. molto spesso avrei continuato a considerare gli accadimenti più confacenti a un periodo intorno agli anni ’70.

Citazione preferita: ”Dici una cosa assolutamente ovvia e ti guardano come se fossi pazza. Gliela ripeti, ma a quel punto sembra una pazzia a te. Perdi la fiducia in te stessa se devi continuare a ripetere sempre la stessa cosa.”

Consiglio all’autore: non che mi voglia permettere di pensare di saperne di più di scrittura di uno scrittore, ma da lettrice, se avessi potuto, avrei consigliato alla Mantel di evitare di inserire eventi di portata internazionale all’interno di quella che, a tutti gli effetti, è una storia di fantasia. Per quanto penso che il proposito fosse quello di rendere più ‘credibile’ la storia, trovo che gli dia invece un contesto troppo ‘reale’ che rende ancora meno reali le parti della storia che includono fantasmi e affini.


Natascia Mameli