"Consigli pratici per uccidere mia suocera" Giulio Perrone – Sul ciglio del precipizio…

"Consigli pratici per uccidere mia suocera", Giulio Perrone- Rizzoli (Fonte LettureSconclusionate)
“Consigli pratici per uccidere mia suocera”, Giulio Perrone- Rizzoli (Fonte LettureSconclusionate)

La cosa più difficile da spiegare per i libri come quello di cui vi parlo oggi è l’importanza di conoscere un certo tipo di letteratura che non punta sul farti provare tetre emozioni o non ti faccia sentire diverso solo perché parla di vite tristi e tetre. Il mondo di Giulio Perrone, già da quando ha pubblicato il precedente libro, è un mondo luminoso, fatto di suoni, voci, traffico, gente che vive e che sopravvive, magari a volte è stanca, ma riesce a conservare quell’attimo al giorno per un sorriso. E anche il suo autore è così, lo vedi alle presentazioni anche dopo un’intera giornata di lavoro e, nonostante tutto, non nega mai un sorriso o un ammiccamento a nessuno, indipendentemente da chi lo conosca o no.

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[Dal libro che sto leggendo…] Consigli pratici per uccidere mia suocera

Giulio Perrone allo stand di Spartaco edizioni alla fiera di Roma a Dicembre
Foto di LettureSconclusionate

Oggi, lo confesso, sono un po’ di parte. Lo dico senza remore, ma a me i libri di Giulio Perrone piacciono. Mi piace proprio come scrive, le sue storie e il suo sguardo al suo amato quartiere di San Lorenzo e al suo mondo lavorativo. L’ho capito qualche tempo fa, non moltissimo a dire la verità. Mi è capitato di assistere ad una presentazione e di osservarlo mentre parlava con un’altra persona, una amica comune. Lei lo incalzava su questioni editoriali e lui rispondeva con una competenza e tranquillità così genuine che era un vero piacere starli ad ascoltare.

Quindi, oggi, parliamo del suo secondo libro, uscito da poco, il cui protagonista assomiglia per caratteristiche fisiche molto al suo autore. O meglio, mentre leggo il resoconto di Leo in questo momento della sua vita – alla soglia dei quarant’anni-, con i capelli sale e pepe, la barba un po’ disordinata, lo sguardo disincantato che guarda al mondo con fiducia nonostante le difficoltà giornaliere che ognuno di noi si trova ad affrontare, io vedo il Giulio della famosa sera di cui sopra. Ma torniamo alla storia.  C’è una amante che è diventata una fidanzata e una ex moglie che è diventata amante. C’è un padre, che si è materializzato alla porta di Leo da chissà dove, dopo secoli che non lo vedeva e che ama farsi chiamare Dustin, come Hoffman, e porta sempre un guaio. C’è un editore un po’ sconclusionato in cerca di motivi per far fuori la suocera per il suo futuro, noiosissimo, libro, e sua figlia, ragazza altezzosa e un po’ scostante. Ci sono gli amici di Leo che però non vede così spesso come vorrebbe. Ah! C’è anche la psicologa da cui va una volta a settimana.

Tutto gira attorno a lui in un vortice da cui rischia di farsi risucchiare. Eppure Leo, pur decidendo di mettersi in gioco con gli affetti, non si concede mai del tutto, lasciandosi sempre una via di fuga. Non è una mancanza di rispetto nei confronti dei suoi cari, ma solo il rifiuto di essere il “principe”, tipico stereotipo del ruolo maschile, scegliendo di essere se stesso. Un uomo che come, dicevo su Ultima Voce, ci piace stando alle tendenze degli ultimi tempi. E qui aggiungo, il “tipo” d’uomo che è diventato un po’ il modello su cui vengono disegnati gli eroi ma anche gli anti-eroi di molte serie tv. Ma di questo riparleremo in recensione. Nel frattempo vi faccio leggere l’antefatto, che spiazza un po’ dopo tutto quello che vi ho detto, ma che io ho trovato molto divertente.

Buone letture, 
Simona Scravaglieri

Quasi un inizio 


Uno dei vantaggi d’essere stato bambino negli anni Ottanta è che i gusti del gelato erano pochi, scegliere era facile. 

Ho nove, dieci anni al massimo. Dietro al bancone, Augusto con fare diretto chiede: «Due o tre palline? La panna è a parte». 

Mia madre sta alcuni passi indietro, parla con un’altra signora. Lei non ama il gelato e non ama le creme. Tutt’al più i gusti alla frutta, perciò mi devo sempre accontentare delle confezioni fragola e limone del supermercato. 

Ora però ha ceduto ai miei capricci. 

Ora la scelta spetta a me. 

Augusto si passa da una mano all’altra il cono da duemila lire. Quello grande. Quello da tre gusti. 

Guardo le vaschette di metallo, in cerca dell’abbinamento migliore, non vorrei sprecare questa occasione. 

Mi sento toccare leggermente su un braccio e mi volto. 

«Che c’è, non sai decidere?» 

Mi puntano due occhietti sconosciuti, azzurri e curiosi, che quasi mi allontanano. Penso alle calamite che si respingono. «C’è sempre un nord e un sud nella stessa calamita» ricordo di aver sentito a scuola. 

«Vuoi che ti aiuto?» insiste la bambina sorridendo, vedendomi incerto. «Altrimenti Augusto alla fine si arrabbia.» 

Mi pare una buona soluzione. Non so perché ma ho la sensazione che qualsiasi cosa avesse proposto mi sarebbe parsa una buona soluzione. 

«A me piacciono il cioccolato e il pistacchio» dice. «E a te?» 

Mai più sentito dire così bene la parola “pistacchio”. 

Non so che sapore abbia, però. Rispondo «fragola» per non sembrare del tutto muto. 

«Allora è deciso.» 

Augusto non se lo fa ripetere due volte. Affonda la paletta d’acciaio e modella tre palline perfette. Ora sembra che abbia in mano direttamente l’insegna del negozio che campeggia fuori: una rosa, una nera, una verde. 

Me lo porge con un fazzoletto intorno al cono. 

Io e la bambina restiamo per due secondi indecisi sul da farsi. Non so se ringraziarla, andarmene o offrirle un assaggio. 

«Leooooo…» sopraggiunge mia madre. «Ma cosa hai preso? Meno male che c’è un po’ di fragola almeno…» 

Un attimo dopo arriva anche l’altra donna e posa una mano intorno alle spalle della figlia. 

«Tu non prendi niente?» le sussurra quasi all’orecchio. 

«Magari ne mangerà un po’ da lui visto che ha preso gusti… Ma quando mai ti è piaciuto il pistacchio?» 

E stringe le spalle. 

La bimba non si fa pregare e improvvisamente dà un morso. 

«Ti stava cadendo…» avverte «devi sbrigarti a mangiarlo, se no si scioglie.» 

Poi ci sediamo tutti e quattro sulla panchina di fronte alla gelateria. Le mamme continuano a chiacchierare. Noi mangiamo il gelato, io dalla parte della fragola, lei dalla parte del pistacchio. 

Non diciamo nulla. 

Sono stretto tra lei e mia madre che parla, credo, di un aumento sul lavoro, ma ogni tanto butta l’occhio, più allegra del solito. 

Respiro uno strano senso di perfezione. 

Un po’ di pistacchio, un po’ di fragola. 

Dopotutto è stato semplice, considero compiaciuto. 

Se avessi anche soltanto intuito gli sviluppi successivi, mi sarei beato molto meno. Anni dopo, come sarei riuscito a mettere insieme pompelmo rosa e pistacchio di Bronte? Variegato alla nutella, che già di per sé con tutte le sue possibili sfumature ti ansia, e wasabi? 

Troppo complicato. 

Vacci oggi a prendere un gelato con una donna…

Questo pezzo è tratto da:

Consigli pratici per uccidere mia suocera
Giulio Perrone
Rizzoli editore, ed. 2017
Prezzo 18,00€


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Le letture della Centuriona: Il segreto di Black Rabbit Hall

E siamo arrivati alla recensione di fine mese di Natascia Mameli che, come ogni mese, ci racconta una delle sue letture. Siete pronti? Allora sediamoci tutti comodi e lasciamoci raccontare questo nuovo libro consigliato dalla libraia!
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Fonte: Amazon
Nuovo anno, nuova vita, si dice.
Qui la vita procede come sempre, e, a dirla tutta, vi auguro lo stesso.

Titolo: Il segreto di Black Rabbit Hall (titolo originale: Black Rabbit Hall)
Autore: Eve Chase
Casa editrice: Rizzoli
Traduttrice: Beatrice Masini


Partiamo con una considerazione estetica che, come si suol dire, pure l’occhio etc… etc… La copertina, di cui la elaborazione grafica è stata curata da Librofficina, Roma, secondo quanto riportato all’interno del libro, è bellissima. La realizzazione, leggermente in rilievo, del cancello e della scritta da quella sensazione di profondità e lontananza dalla casa, laggiù, in basso, che trovo veramente aggiunga valore al libro.

Nel libro si alternano due storie ambientate in due tempi separati da “più di trent’anni”.
Alla fine degli anni ’60 troviamo la famiglia Alton, a raccontarci la loro storia è, in prima persona, Amber, 14 anni, figlia di Mr e Mrs Anton (che, si sa, gli inglesi ci tengono), sorella maggiori di due piccoli diavoletti di 3 e 5 anni e sorella gemella di Toby, ragazzino irrequieto e indomabile.
L’azione si svolge tra Londra (ma ci interessa poco) e le colline della Cornovaglia, in cui la famiglia Alton passa ogni periodo di vacanza, dove hanno una residenza. Black Rabbit Hall, direte voi. Beh, quasi. La residenza in realtà ha il banalissimo nome di Pencraw Hall ma i residenti la chiamano Black Rabbit Hall perché le colline sono piene di tane di conigli e questi, al tramonto, stagliati contro il sole della sera, disegnano delle nere sagome di loro stessi. Poi c’è quell’assonanza tra hall e hole, che forse non vi sarà sfuggita.

Più di trent’anni in avanti nel tempo, troviamo Lorna, la scrittrice ci parla attraverso i suoi occhi ma, al contrario di Amber, non è lei stessa a raccontarsi: è in procinto di sposarsi e approda a Black Rabbit Hall durante la disperata ricerca di un posto caratteristico dove farlo.
Quella residenza estiva sembra aver tutte le carte in regola per essere la scelta giusta. Ma solo nelle idee di Lorna. Da subito, il promesso sposo è, infatti, contrario: la casa è in vistosa decadenza, la gente del posto non ne parla in maniera entusiasta e la padrona di casa sembra un pochino fuori dagli standard degli anni correnti. Anzi, sembra decisamente rimasta anchilosata ai vecchi modi inglesi. Per di più la casa non sembra avere né le autorizzazioni né la sicurezza adatta a ospitare un evento con tanti ospiti.
Tutti notevoli motivi che spingerebbero chiunque a andare oltre. Ma non Lorna. Lorna sa che quella casa ha qualcosa di speciale per lei. Perché aveva sicuramente qualcosa di speciale per sua madre. E lei deve scoprire cosa.

Ovviamente lo scoprirà, che ve lo dico a fare. Ma la cosa interessante è cosa scoprirà, e come. Perché è la strada che fa l’avventura, mica la destinazione. Capitolo dopo capitolo, l’alternarsi della storia di Lorna con quella di Amber ci racconta cosa è successo alla famiglia Alton, che dalla allegra brigata delle prime paginearriva alla triste commiserazione della signora Alton, sola e senza quasi più contatti con i rimanenti membri della famiglia.

Sono approdata al libro dopo qualche disavventura con altri possibili ‘libri di gennaio’. Dopo averne scartato uno che proprio non era nelle mie corde, mi sono arrivati 3 libri che avevo selezionato: me li sono messi sulla scrivania e ho iniziato a leggere le prime pagine per vedere quale mi ‘chiamava’. E Black Rabbit Hall aveva decisamente il registro giusto. Ho scoperto quasi subito cosa, del libro, mi stesse attirando.
Pur non avendone trovato traccia nella trama ufficiale né sui commenti di Goodreads che ho letto prima di iniziare il libro, mi sono resa conto che quello di cui parla il libro non è quanto dichiarato dalla scrittrice (vedi suo profilo Goodreads): antiche dimore e storie di famiglie sono un pretesto per parlare di qualcosa che forse era importante per la scrittrice (o forse è il contrario, ma in questo momento riesco a vederla solo così).

Sia Lorna che Amber si trovano ad avere a che fare con una delle cose più difficili da accettare nella vita di una donna: la perdita della propria madre. Pur non essendo uno dei libri più lacrimevoli che io abbia mai letto, alcune delle frasi in cui la scrittrice racconta il dolore di Lorna e di Amber per la morte della propria madre, sono molto commoventi, e credo che sia difficile che le abbia potute scrivere senza aver provato lei stessa quelle sensazioni. Anche perché non parliamo di stucchevoli cliché sulla perdita e il dolore, ma di elaborazioni anche ‘negative’ nei confronti di chi ci ha messi al mondo e ci ha cresciute. Nella prima parte del libro la scrittrice parla di ‘liberazione’: un termine difficile da usare in questi contesti. Amber è spaventata all’idea di essere improvvisamente diventata ‘la mamma’ della famiglia, o, per lo meno, colei che deve sostituirla nel ruolo di persona che si preoccupa per gli altri.

La storia d’amore, immancabile, è delineata in modo superficiale, come quasi tutte le figure maschili. Ci sono, ma fanno poco la differenza, anzi, apparentemente, giocano a far diventare le cose difficili ancora più difficili. La scrittrice ci rassicurerà del contrario alla fine dei giochi, che è pur sempre qualcosa, ma non tanto.
Una piccola bacchettata sulle mani alla scrittrice per il continuo uso, nei dialoghi, dei nomi propri che, a meno che non sia una caratteristica inglese, è veramente sfinente e un errore abbastanza da principianti (vero è che questo è il suo primo libro e fare la giornalista non insegna certe cose). Però la ringrazio sentitamente per l’utilizzo della parola ‘temeraria’ che non dovrebbe mai passare di moda.

Citazione preferita:
“E sto diventando troppo grande per i castelli di sabbia”
“Non essere sciocca. Non si è mai troppo grandi per i castelli di sabbia”
(chi non vorrebbe avere/aver avuto una madre che ti dica queste cose?)

Al prossimo mese, allora!
Natascia Mameli

NB: non è che io mi sia dimenticata della promessa della doppia recensione dell’ultimo libro di Zafon, eh, ma provateci voi a fare doppie recensioni in periodo natalizio e in periodo di inventario. Portate pazienza! 

Marassi Libri
CORSO DE STEFANIS 55 R
16139
GENOVA
tel 010815182

Diario di un mese di libri… Settembre 2016

Fonte (Immagine): Triblocal.com

Libri comprati:

Album di famiglia“, Renate Dorrestein – Guanda (Usato)

Stella del mare“, Joseph O’Connor – Guanda (Usato)
Di tutte le cose visibili e invisibili“, Lucía Etxebarría – Guanda (Usato)
Cuccette per signore”, Anita Nair – Neri Pozza (Usato) 
La ragazza con l’orecchino di perla”, Tracy Chevalier – Neri Pozza (Usato) 
Il grande inverno, George R.R. Martin – Mondadori (usato)
Della bellezza“, Zadie Smith – Mondadori (Usato)
Passaggio in India“, E.M. Forster – Mondadori (Usato)
Un gioco da ragazze“, Andrea Cotti – Mondadori (Usato)
Fatherland“, Robert Harris – Mondadori (Usato)
New York“, Edward Rutherfurd – Mondadori (Usato)
Fiesta“, Ernest Hemingway – Mondadori (Usato)
Erano solo ragazzi in cammino“,  David Eggers- Mondadori (Usato)
Il petalo cremisi e bianco, Michael Faber – Einaudi (usato)
Oblio, David Foster Wallace – Einaudi (usato)
Il mestiere guastato delle lettere, Alessandro Manzoni – Rizzoli (usato)
I terribili segreti di Maxwell Sim, Jonathan Coe – Mondolibri (usato)
Di buona famiglia, Isabella Bossi Fedrigotti – Longanesi (usato)
Entropia, Thomas Pynchon – Edizioni E/O (usato)
Amabili resti, Alice Sebold – Edizioni E/O (usato)
L’inverno che Helen O’Mara smise di sognare“, Lisa Moore – Bollati Borlinghieri (Usato)
Le voci di Petronilla“, Roberta Schira e Alessandra De Vizzi – Salani (Usato)
Le ore“, Michael Cunningham – Bompiani (Usato)
La famiglia Winshaw“, Jonathan Coe – Feltrinelli(Usato)
Follia“, Patrck McGarth – Adelphi (Usato)
Un libro di Aldo Busi
Revolutionary Road“, Richard Yates – Minimum Fax (Usato)
Ritratto di famiglia con superpoteri“, Steven Amsterdam – Isbn (Usato)
Vite pericolose di bravi ragazzi“, Chris Fuhrman- Isbn (Usato)
La donna pomodoro“, Angela Carter – Fazi (Usato)
Amare stanca“, Philippe Fusaro – Edizioni Clichy (Usato)
Addio, e grazie per tutto il pesce“, Douglas Adams – Mondadori (Usato)

Libri regalati

Il killer delle maratone, Paolo Foschi – Edizioni E/O (regalo per compleanno di mio fratello)

Giochi di ruolo al Maracanà. Nove racconti sul lato oscuro delle Olimpiadi, AA.VV. (tra cui Foschi!) – Edizioni E/O (regalo per compleanno di mio fratello)



Libri letti

Un altro da uccidere“, Federico Axat – Longanesi Editore
America“, Charles Dickens –  Feltrinelli Editore

Libri in lettura

Girl with green eyes“, Edna O’Brien –  Penguin UK
Gli ultimi eretici”, Vasile Ernu- Hacca Edizioni (in lettura)
Città in fiamme“, Garth Risk Hallbergh – Mondadori Editore (in lettura)
Alla ricerca del tempo perduto Vol.1: Dalla Parte di Swann“, Marcel Proust – Mondadori Editore (in lettura)
Veleno d’amore“, Eric-Emmanuél Schmitt –  Edizioni E/O (Ottobre)
Shakespeare and Company“, Sylvia Beach –  Sylvestre Bonnard Editore (Ottobre)
Chi perde paga“, Stephen King –  Sperling&Kupfer


E siamo arrivati a Settembre, ci voleva proprio l’aria fresca! Oddio, s’è fatta desiderare un po’ ma poi alla fine è arrivata e con lei è arrivata una nuova Challenge! 
Ora non vi mentirò dicendo che “non vedevo l’ora di buttarmi in un’altra sfida a suon di libri letti”, la necessità era principalmente quella di leggere nuovamente con un buon ritmo anche perché, visto che i libri li acquisto, sarebbe meglio che dividessi quelli che voglio tenere da quelli che voglio silurare. E su quest’ultima cosa sono talmente motivata  che una parte dei libri, che sono ordinatamente esposti nella libreria dei “letti e recensiti”, hanno preso il largo verso lettori che, magari, li apprezzeranno più di quanto abbia fatto io, visto che ho riattivato il mio account Bookmooch (@Leggendolibri), e altri attendono i mercatini dell’usato o Libraccio per trovare nuove destinazioni e nuovi proprietari. 
Quelli che attualmente sono in libreria, qualche sòla compresa, sono libri che comunque rileggerei e quindi rimangono con me! 
Detto questo,visto che ad Agosto ero stata decisamente “parca” nei miei acquisti – vedere Diario per credere -, a Settembre, complice una bella giornata con la mia amica @Mariadicuonzo e della nostalgia di LibrAngolo Acuto – attualmente fuori Roma (che manca anche a Maria) – ci siamo consolate con la visita a non uno ma ben due mercatini dell’usato! Avevo già fatto un acquisto da Libraccio, ma Libraccio si sa che, quando ti deve consolare, non è così collaborativo e per avere un piccolo ordine di sei libri di cui solo uno riportava il “disponibile in tre giorni” ci ha messo oltre una settimana!
Quindi il lungo elenco inserito è relativo per la maggior parte (fino alla dicitura “un libro di Aldo Busi”) ai mercatini il cui ammontare di spesa è pari a 43,50€ per 26 libri e con una media di spesa per libro di 1,67€ che arrotondiamo a 1,70€ e pace. La media è più alta del solito ma bisogna dire che, con Maria, abbiamo fatto i salti mortali perché il nuovo posto dove siamo stati ha dei bei titoli, anche tenuti bene, ma ha il problema di avere i prezzi un po’ più alti anche se, se Irene di LibrAngolo Acuto fosse venuta è probabile che avrebbe richiesto la residenza là! 🙂

La nuova sfida, si chiama “gara a squadre”, invece è partita ad Ottobre, e sta sortendo i suoi effetti visto che Veleno d’amore” e Shakespeare and Company” fanno parte dei titoli in gara e sono già stati completati. In questo momento ho in mano Chi perde paga” e il successivo è il libro di Umberto Eco, che è una raccolta di saggi sparsi “Sulla letteratura” (che è anche il titolo del libro eh!). Insomma la sfida mi mantiene attiva e questo non può che essere un bene.
Probabilmente  fra quelli nuovi accoderò nella lista delle letture alcuni dei libri comprati ora, ovvero Follia“( Patrck McGarth – Adelphi) perché una definizione richiede un libro con la copertina in bianco e nero e un’altra che richiede una copertina gialla sarà di I terribili segreti di Maxwell Sim (Jonathan Coe – Mondolibri) e “un libro ambientato in Inghilterra nel 1800” sarà  Il petalo cremisi e bianco (Michael Faber – Einaudi editore). 
Per quanto riguarda “Follia” quest’estate ha avuto un gran successo fra i lettori, molti di quelli che leggo lo hanno non solo amato ma proprio adorato. [Errata corrige: appunto per le nuove blogger e per me: Mai scrivere un post quando si sta male, alla fine verifichi tutto meno quello di cui sei certa ed è proprio quest’ultimo che ti frega!]L’autore è lo stesso [non è lo stesso ma è Frank McCourt] de “Le ceneri di Angela” di cui vi avevo parlato a Luglio che davvero è stato un successo, persino la “fatina dei libri” dice che è bellissimo[Fine errata corrige], mentre con quello di oggi ci troviamo nel 1959 in Inghilterra in un manicomio criminale vittoriano dove uno psichiatra comincia a raccontare il “caso psichiatrico” più perturbante- sì la quarta di copertina dice così “perturbante” è per questo che l’ho preso! -. Il resoconto è come una seduta e piano piano affiorano le ragioni nascoste dietro a certi accadimenti… Ora, sinceramente, voi sareste passati oltre? Ecco appunto!
Per I terribili segreti di Maxwell Sim” siamo sempre in Inghilterra, ma in un periodo decisamente più recente, ovvero il 2009, e Maxwell Sim non è altro che un uomo in cui il particolare momento non è propriamente felice, anzi è proprio un momento sfigato a dirla tutta (separato, non parla con il padre e non ha amici…), ha 48 anni e ad un certo punto accetta un lavoro che lo porterà da Londra alle isole di Shetland per pubblicizzare una marca di spazzolini eco-compatibili. La storia inizia con il ritrovamento del suo cadavere e degli spazzolini… ma che sarà successo? 
Ora, io so che sembra fatto apposta, ma no, vi assicuro che non ci ho affatto pensato! Anche nel romanzo di Faber, Il petalo cremisi e bianco“, siamo a Londra (comincio a credere che, se li studiassi a tavolino gli accostamenti, non mi riuscirebbero mai) ma stavolta nel 1875 dove, e cito la quarta di copertina “[…] una prostituta di diciannove anni, la più desiderata della città, cerca la via per sottrarre  il proprio corpo e l’anima al fango delle strade […]”. La storia segue la scalata di Sugar dalle strade malfamate  fino allo “splendore delle classi alte della società vittoriana“. Questo l’ho preso per l’autore che ho sempre sentito nominare per Sotto la pelle e avevo quindi la curiosità di sapere come scrive.

In più  abbiamo il vincitoreeeeeee!!! Dopo un mese e mezzo di riflessione – e aver tirato su una giuria di qualità per dirimere la questione del “almenounodevevincere” -, alla fine, abbiamo un vincitore per il concorso #Regalamiunracconto ed è “L’amico di Murakami” con “Martedì”. Adesso so due cose: che effettivamente l’amico di Murakami sa scrivere e che non è raccomandabile stare nello stesso stabile quando è vicino ai coltelli… se volete sapere perché dovete aspettare l’uscita del suo racconto! Ma ringrazio comunque sentitamente anche Vincenzo Zonno e LibrAngolo Acuto per aver partecipato. Mi avete messo alla prova ragazzi ed è stata dura decidere. Per chi vuole sapere qualcosa in più, può guardare: 
I racconti usciranno ogni martedì su questo blog… Mi raccomando non perdeteli!

E ora veniamo agli altri acquisti!

Ci sono autori che conoscevo e di cui rimando sempre la lettura come avviene per Fatherland” il cui autore Robert Harris, cognato di Nick Hornby grazie al quale l’ho conosciuto, mi conquistò con “Gostwriter” e che mi è altrettanto piaciuto ne “L’ufficiale e la spia“. Harris è principalmente uno storico e, in questo caso, il libro è un giallo distopico e ipotizza un mondo in cui la Germania ha vinto la guerra. Siamo nel 1964, Hitler sta per compiere 72 anni, e l’impero che ha creato scricchiola. Il presidente americano annuncia una visita in Germania per distendere i rapporti ma, un giorno, viene trovato il corpo di un gerarca nazista che affiora dalle acque di un lago. La seconda di copertina recita un “Comincia così un giallo destinato a tenere incollato il lettore fino alla fine” e io già vi vedo che esclamate “Seeeeee… Esagerati!“. Mi spiace dirlo ma, se è stato bravo come nel “Gostwriter”, sicuramente sarà così, perché, Robert, ci sa fare anche come giallista, ma ne riparleremo… appena il libro non saprà più di polvere e io lo potrò aprire senza dovermi lavare e impomatare le mani ogni 5 minuti! Anche Cuccette per signore” di Anita Nair conoscevo, proprio per questo specifico libro peraltro, ed ero incuriosita dal contenuto. E’ un po’ come una saga che dura un viaggio in treno, invece di avere delle generazioni che si avvicendano con il passare degli anni qui, perdonate la ripetizione, “le varie generazioni” sono tutte insieme nello scompartimento e si confrontano faccia a faccia in un vagone esclusivamente per signore.

Andrea Cotti invece l’ho conosciuto dal vivo in un’edizione di #nonsonosòle in cui, è la regola, doveva demolire i suoi libri. Ecco pochi lo hanno forse notato, ma molti degli autori di quell’edizione, Cotti in testa, hanno donato le copie dei libri che si erano portati dietro per la presentazione. In più Andrea è una forza della natura, un uomo intelligente e divertente e quindi non avrei mai lasciato al mercatino un suo libro che in questo caso è: “Un gioco da ragazze” che è un giallo e comincia una una vera strage, che vede sterminata quasi tutta una famiglia. L’unica sopravvissuta è la figlia sedicenne della coppia. Gli indizi portano tutti verso un unico indagato, ma la soluzione per gli investigatori è troppo semplice. Riusciranno i nostri eroi?
Di Wallace conosco quasi tutti i suoi titoli tradotti, mi piacciono perché sono particolari, e, invece, quest’estate ho scoperto dell’esistenza di questo libro che si chiama Oblio“, incastrando le definizioni del Cruciverba di Giugno. Venne fuori questa raccolta che non conoscevo e che avevo messo fra i libri della wishlist perché mi sembrava interessante: quel gran fiume di parole di Wallace che si mette alla prova con dei racconti. E infatti, nonostante sia catalogata come “Raccolta di racconti” in quarta di copertina trovate scritto:
 “Otto superbi romanzi brevi, l’opera estrema dell’ultimo grande talento della letteratura americana.
Un libro che ci mette davanti agli occhi il corpo martoriato, eppure incredibilmente normale, della nostra società.
C’è il titolo di un racconto che mi ha particolarmente incuriosita e si chiama “Incarnazioni di bambini bruciati” che, al di là del contenuto che non conosco, mi fa pensare proprio allo stile del suo autore nella scelta delle parole e degli accostamenti.

Parlando di parole e di autori conosciuti, perché non citare l’illustre Manzoni. Chi bazzica da queste parti da un po’ sa perfettamente che io e i “Promessi sposi” proprio non andiamo d’accordo. Lucia si fa spostare come un pacco postale, Renzo ha la reattività di un criceto in coma e le descrizioni, rispetto ai contemporanei inglesi di Manzoni, sono terribilmente noiose e barocche. Quindi è facile che io comprenda il vostro stupore quando lo sguardo vi è caduto qua:

Il mestiere guastato delle lettere, Alessandro Manzoni – Rizzoli

Avete le vostre ragioni, ma io ho le mie. Il sottotitolo recita: “Manzoni contro la letteratura italiana”. E qui urge un’annotazione personale:
Tu! Bruto, che avevi in mano questo libro con una ampollosissima introduzione di Giancarlo Vigorelli che, per scelta di vocaboli, fa pensare all’incauto lettore che vi si avvicini che, lo Zingarelli del 1946 di mammà è una buona cosa da tenere accanto a questo libro prima e durante la lettura… Tu infido e marrano lettore che lo hai abbandonato praticamente intonso, fatta eccezione per i cumuli della polvere, al mercatino, perché hai letto solo la citata introduzione e manco tutta… Tu, come mai hai potuto SOTTOLINEARE A PENNA?!? Che ti prenda un crampo alla mano… per il dolore che hai arrecato alla carta e all’inchiostro con i tuoi svolazzi disordinati!
Ok possiamo proseguire, dicevamo che questo libro ha una corposa, decisamente tanto corposa, introduzione di Giancarlo Vigorelli e racchiude testi vari scritti di pugno da Manzoni. Per lo più sono appunti di saggi brevi e lettere in cui discorreva della realtà letteraria italiana. Magari il Manzoni saggista è più simpatico di quello narratore… chissà…
Anche Hemingway l’ho frequentato per un certo periodo, e l’ho anche odiato un po’ perché non trovavo un libro che mi conquistasse. Un libro che ho amato alla fine c’è stato ed è “Il vecchio e il mare“, degli altri ricordo poco mentre Fiesta” invece non m’era mai capitato tra le mani. Leggendo Shakespeare and Company, ho scoperto una cosa che non sapevo – veramente ne ho scoperte un po’ ma riguardo lui solo questa – ovvero che ha passato un periodo prolungato a Parigi prima della guerra e che era nella “ghenga” (così la chiama la Beach) degli autori e buontemponi della libreria. Era sempre lì accompagnato dal figlio e passava intere mattinate a leggere riviste di letteratura e libri delle più disparate provenienze. Mi ero ripromessa di leggerlo perché dovrebbe essere un romanzo autobiografico. Hemingway arriva a Parigi con una ferita di guerra, come il protagonista di questo libro “un giornalista americano”, come anche Hernest era al momento della sua conoscenza con Sylvia. Si parla della vita bohémien Parigina e di un particolare momento in cui, come dice la Beach, andava di moda “andare in vacanza in Spagna” e, per un certo periodo, tutte le arti si dedicarono a sviscerare e a rappresentare la Corrida e le sue implicazioni sociali e i significati reconditi. Poi dicono che leggere è noioso…
Altro libro che conosco, ma solo per il film, e manco tutto perché mi addormento irrimediabilmente a metà, è La ragazza con l’orecchino di perla” di Tracy Chevalier. È inutile che sbuffiate per la mia malsana abitudine di addormentarmi a metà film, non ci posso fare nulla, se il film è lento io m’addormento. Reggo bene tante cose, ma alcuni film no. Ecco di questo libro ho sentito parlare solo in funzione del film ma l’autrice invece è parecchio apprezzata per la sua produzione, non vorrei sbagliarmi ma forse me ne ha parlato LibrAngolo Acuto – smentiscimi cara, in caso… ho la memoria appannata oggi a causa dell’influenza! -, e quindi mi sono detta che, invece di dormire saporitamente davanti al film e visto che volevo vedere perché la Chevalier è così apprezzata, potevo prendere l’unico libro suo che ho trovato in giro per i mercatini. Siamo a Delft, nel XVII secolo, in una casa sita nel quartiere protestante della città. La storia narra delle vicende di Griet, giovane sedicenne che da un giorno all’altro si ritrova nel quartiere papista al servizio della famiglia del rinomato pittore Vermeer. Doveva andare a pulire, in particolare lo studio del grande pittore, e invece uno spiraglio di luce un giorno le illumina il viso e la sua vita cambia di colpo.

Altri autori che conosco sono Pynchon e la Sebold. Di Thomas Pynchon ho già letto quest’anno “L’incanto del lotto 49” di cui però non troverete la recensione qui perché non so quello che ho letto. Suppongo che sia per la traduzione ma ci sono dei punti in cui le frasi galleggiano e non sembrano aver senso con nulla di ciò che le circonda. Ed è un peccato perché l’inizio mi era proprio piaciuto, lo avevo iniziato due volte e due volte lo avevo abbandonato quando cominciavano a comparire “galleggiamenti” consistenti. Magari se lo rileggo più in là, visto che stavolta almeno l’ho finito, forse un senso lo trovo ma per ora vi dovete rassegnare. Io però non mi sono rassegnata e visto che ho trovato Entropia” mi sono detta “Beh sono racconti, magari qui la traduzione è stata più semplice!“. Quando l’ho comunicato all’amico di Murakami, che mi aveva regalato l’altro libro, al telefono – è di Milano – è calato il silenzio composto. Ora dovete sapere che l’amico di Murakami non l’ho soprannominato così a caso, perchè di tutti i suoi pregi questo è quello che – a volte – apprezzo di meno. Lui è nipponico dentro, ma non solo nell’anima… nel DNA! Non ti dirà mai, con il tipico aplomb inglese che lo contraddistingue “Ma guarda, credo che tu abbia fatto un acquisto incauto!” lui, no, queste cose non le fa! Fa solo scendere un silenzio sentito e composto, l’effetto è quello della neve che ha imbiancato durante la notte il paesaggio e dona a tutto un silenzio irreale, e tu, per capire cosa ciò comporti o almeno fino a che punto, devi insistere per capire che pensa. Ecco l’amico di Murakami ha detto no e io che sono cocciuta come un mulo però la raccolta la leggo e poi sicuramente, perchè lui mi conosce bene, avrà ragione lui.
Se non vado errata il silenzio, nella stessa telefonata, è sceso anche per Di buona famiglia” di Isabella Bossi Fedrigotti. Pure lui è un lettore sconclusionato non c’è un libro a cui mi avvicini che lui non ha già letto! E’ davvero raro sorprenderlo, gli unici che ancora non sono riuscita a convincerlo a leggere sono la Trilogia del silo (Wool). Ma ci riuscirò, li leggerà per sfiancamento, ma li leggerà e mi darà ragione sul fatto che sia una trilogia spettacolare! Il libro della Bossi Fedrigotti è un confronto fra due sorelle che vivono insieme e che si adorano ma che, al contempo si scontrano visto che hanno una natura differente. È un romanzo del 1991 ma che, dalla sinossi, ha un gusto decisamente più retrò mi ricorda il gusto dei romanzi degli anni ’50 e ’60. Vedremo se mi sbaglio.
L’altro libro Edizioni E/O è Amabili resti” della Sebold che, incautamente, la prima volta che ero andata al mercatino avevo lasciato là preferendole il secondo libro. Non ricordo chi mi ha detto che forse era il caso di cominciare da “Amabili resti” perché, quello che avevo preso, era una sorta di prosecuzione. L’ho cercato per mari e per monti e non l’ho trovato per un certo periodo e poi a settembre, entrambi i mercatini pullulavano di edizioni più o meno messe bene. La mia è stata letta ma è in condizioni ottimali!

Anche questi due titoli conoscevo New York” e Erano solo ragazzi in cammino“, il primo lo conoscevo e lo volevo perché è una saga storica che racconta la storia di New York dalla metà del 1600 fino all’undici Settembre. Mi ha sempre bloccata il prezzo che si aggirava sui 20€ mi sembra all’epoca in cui uscì e quindi ho sempre rimandato: ora mi è costata 1,15€, che dite, troppo?:) 
Invece per Eggers, che ho la sensazione di aver già acquistato questo titolo, eppure non trovo il libro la cui copertina mi ricorda questo, il limite che mi ha impedito di leggerlo è che “Eggers è Eggers” o lo ami o lo odi, non ci sono mezze misure. E, in questo caso, avendo letto e gradito qualche racconto sparso nelle pubblicazioni di McSweeney’s (è stato il mio primo banco di prova con l’inglese!) vorrei essere nella schiera di quelli che lo amano, quindi qualche remora c’è.Erano solo ragazzi in cammino” è il resoconto della guerra in Sudan e della fuga di un ragazzino da quei luoghi per finire poi in America. Le critiche lo hanno osannato per le vivide immagini che Eggers riesce a rendere al lettore delle emozioni contrastanti e degli incontri fatti dal ragazzo nel lungo viaggio verso la speranza di una vita migliore.

Il grande inverno“di George R.R. Martin, per pura botta di fortuna perchè non avevamo campo al mercatino, è il numero due della saga de “Il trono di spade” che, come dicevo in qualche diario fa, prima o poi mi deciderò a leggere per capire perché molti lo adorano. Mentre “Della bellezza” di Zadie Smith invece non lo conoscevo. E’ la storia di un docente inglese che insegna da anni in America; si è sposato, hanno avuto tre figli, ma lui continua a pensare alle sue origini. Poi un bel giorno il trasferimento che però tira fuori quelle crepe che già c’erano nella sua vita e che non reggeranno l’urto del trasloco e della vita in una cultura completamente differente da quella americana. La Smith ha questo gusto della scelta di trame che sono sempre centrate sui punti di rottura, vedremo com’è in un’adeguata recensione quando l’avrò letto!
Passaggio in India“di E.M. Forster come anche La famiglia Winshaw“, Jonathan Coe li ho sempre lasciati da parte. Il primo perché ho il terrore dell’effetto “Cent’anni di solitudine” (Simona B.- non io chiaramente – non leggere questo, salta!) ovvero tante e tante descrizioni da farmi morire d’inedia. Intendiamoci, non ho nulla contro le descrizioni, ma quando sono fini a stesse non posso sopportarle: ho amato stare con il sergente italiano sull’altopiano in lunghi silenzi con Flaiano (Tempo di uccidere) ma la descrizione di tre pagine del merletto del pizzo appoggiato sul tavolino davanti al bovindo da cui si vede sul viale d’entrata arrivare una macchina sportiva di D’Annunzio (credo fosse “Il fuoco“) mi ha fatto desistere dall’andare oltre! Ma la terra d’India si presta a queste descrizioni, in più questo romanzo è anche storico, va ai tempi del colonialismo quando si fronteggiano due forti culture quella inglese e quella araba. Il precario equilibrio si incrina quando arriva un turista inglese che vuole conoscere la vera India che, per buona pace dell’equilibrio di cui sopra, sarebbe dovuta restar nascosta a tutti.
Per Coe, sono anni che ho un libro in casa che non mi decido a leggere, eppure pare che questo autore piaccia un po’ a tutti. Per cui oltre al libro scelto per la challenge ho preso anche questo La famiglia Winshaw” di cui non mi è capitato di leggere nulla in merito e chissà, forse perchè a me anonimo, sentirò meno lo stress del “mi deve piacere” che forse è il fattore limitante che mi impedisce dall’andar oltre il possedere i libri di Coe.

Passiamo a quelli che non conoscevo ma che voglio conoscere:
Le voci di Petronilla“, l’ho preso per la copertina e poi ho scoperto chi era Petronilla, al secolo Amalia Moretti, femminista convinta che scriveva sulle pagine della “Domenica del corriere” anche con la firma, per i consigli medici, del Dottor Amal. Petronilla dava consigli pratici alle donne che le scrivevano per qualsiasi cosa e fu, al tempo, una figura centrale della cultura italiana insieme a donne come Sibilla D’Eramo… la copertina di questo libro è deliziosa, ma la biografia ivi contenuta si prospetta decisamente interessante.
Poi c’è la triade Guanda di cui, confesso,Stella del mare” di Joseph O’Connor  l’ho preso solo per la provenienza dell’autore. Lui è uno scrittore irlandese e il suo romanzo è ambientato in Irlanda, almeno in parte, nel 1847 e che mi ricorda decisamente un romanzo della Christie con Poirot protagonista su un treno (sarebbe bello mi ricordassi il titolo… prima o poi mi verrà in mente e ve lo scrivo!). Dal porto parte una nave alla volta dell’America, ci sono un sacco di persone che salgono per partire, umanità varia potremmo dire, ma fra questi c’è anche “qualcuno” che non sale per il viaggio, ma per uccidere. Il thriller si infittisce quando ad un certo punto comincia a farsi chiaro che anche quelli che sembravano interessanti ad arrivare in America hanno qualcosa in comune con questo “qualcuno”…
Album di famiglia“di  Renate Dorrestein è anche questo un thriller, vi giuro che non è fatto apposta, è invece la storia di Ellen che torna alla casa di famiglia dopo un sofferto divorzio e quando si accorge di essere incinta. Lei era la terza di 5 figli e da quando arrivò Ida, l’ultima figlia, la famiglia non fu più felice. L’album di fotografie mostra il segreto di questa serie di incidenti solo all’occhio che saprà leggere fra le pieghe delle ombre e così certi comportamenti della madre e dei fratelli, certe sciagure finalmente avranno risposta. 
Eh lo so che ve lo state dicendo con il sorrisetto sornione sulla bocca: “Eh sì Simò…prima fai la lunga su Marquez e poi prendi Lucía Etxebarría“. Dite che avevo un calo glicemico? Non credo, intanto perché lei è spagnola, e poi perchè la sinossi in seconda di copertina recita: Di tutte le cose visibili e invisibili è l’anatomia di un amore, in tutti i suoi aspetti più intrigati e più subdoli, ma è anche la storia di una personalità femminile fobica. alla ricerca di se stessa. La storia è quella di due giovani madrileni che fanno lavori di successo che si incontrano in un evento importante, si piacciono e e alla fine si mettono insieme. Va tutto bene fino a che qualcosa si incrina, cambiano i loro atteggiamenti nel confronti del partner e cominciano ad affiorare le parti più nascoste di loro, fatte di rapporti cattivi o irrisolti con amici e familiari. Il libro segue questa rivelazione passo passo.

L’inverno che Helen O’Mara smise di sognare“, Lisa Moore, questa è una bella storia. Helen O’Mara ha smesso di sognare quando il marito e altre 83 persone sono rimaste uccise nell’affondamento della piattaforma petrolifera dove lavoravano. Helen Ha 3 figli più uno in arrivo e nonostante la sua vita si sia fermata lì, quando Cal è morto, manda avanti la sua famiglia, ricorda i momenti felici ma non sogna più. Questo brutto incantesimo si spezza quando uno dei suoi figli la chiama per dirle che lui e la moglie aspettano un figlio; Helen esce dal suo torpore e si riapre finalmente alla vita.
Le ore“di Michael Cunningham che unisce tre vite diversissime ad un unico romanzo “La Signora Dalloway” Da un lato Virginia Wolf e il suo demone della scrittura, dall’altro Clarissa Vaughan, editor newyorkese che vedrà morire il suo unico amore per Aids e dall’altro ancora Laura Brown anonima casalinga di provincia bella e inquieta con una gran voglia da fuggire dal suo mondo grigio. per scoprire come possa un romanzo legarle, bisogna leggerlo e siccome io sono curiosa come una gallina, l’ho preso… appena lo saprò, probabilmente non ve lo dirò ma saprete che io so!
Per Il libro di Aldo Busi, mi piange il cuore, ma aderendo alla campagna del blogger etico devo citarlo così.

Passiamo ai sei libri ordinati sul finire di agosto ma arrivati a settembre inoltrato:

il primo è colpa di LibrAngolo Acuto come si dice a Roma “mi ha fatto una capa tanta”, e i dialoghi, e le caratterizzazioni dei personaggi e lo devi leggere, bellissimo. Alla fine ho trovato lo sconto e l’ho fatto mio. Revolutionary Road” di Richard Yates è la storia di una coppia della middle class americana dei sobborghi benestanti di New York e della loro vita  che scorre sempre uguale fra il pendolarismo per lavoro, i ritrovi con gli amici e le attività di quartiere. Loro si sentono fatti per altro e, in fondo, non tutto è perfetto come sembra e, a un certo punto, tutto esplode irreparabilmente.
Se non erro, anche per questi due titoli è calato un silenzio sentito e composto, ma potrei sbagliarmi, ma comunque qualcuno ha ipotizzato che non siano così interessanti come pensavo sia”Ritratto di famiglia con superpoteri“di Steven Amsterdam che Vite pericolose di bravi ragazzi“di Chris Fuhrman. Non rimane che da leggerli e scoprilo.
Ritratto di famiglia con superpoteri è la storia di una famiglia che ha appunto dei superpoteri ed è una metafora della vita a quanto sembra dalla sinossi. Da un lato ci sono le prove che i giovani fanno, in  questo caso per acquisire nuovi superpoteri, ovvero certezze e dall’altro la difficoltà degli adulti, che pensavano di averle, e che non riescono a gestire la quotidianità. Mentre per Vite pericolose di bravi ragazzi si parla di quattro ragazzini che frequentano una scuola cattolica dove viene scoperto, dal preside, un loro fumetto pornografico. Per evitare la bocciatura i quattro ragazzini studiano un ingegnoso piano che però si rivelerà più pericoloso di quanto si aspettavano.
I titoli ISBN sono al limite della regola del Blogger Etico. La casa editrice non pagava le maestranze e poi è fallita finendo in tribunale. Sono citati in quanto ISBN ha chiuso e non esiste più e questi sono resti di magazzino fuori catalogo. 

La donna pomodoro” di Angela Carter è una raccolta di saggi che riflette sui desideri che caratterizzano il nostro tempo: gola, lussuria e passione. Mi ricordava “Il professore di desiderio” e l’ho preso, mentre  Amare stanca“di Philippe Fusaro è un romanzo, un po’ giallo, che dura un’estate. Hotel Tangeri, molto conosciuto, 1900, estate. Da un lato una spia e dall’altro un agente segreto, poi uno scrittore alcolizzato e infine un’attrice italiana molto apprezzata. Un gruppo di forze che si contrastano e che finiranno con il finire dell’estate? Non lo so, ma sicuramente lo leggerò d’inverno! (bella battuta eh?)
Oh e qui mi sono data la zappa sui piedi da sola perché anche questo era in offertissima-che-non-puoi-dire-di-no e io pensavo che fosse il secondo della trilogia  di “Guida Galattica per autostoppisti” e invece no!  Addio, e grazie per tutto il pesce” di Douglas Adams è il terzo volume e io, astuta volpe, mi dovrò cercare il secondo e intanto leggere il primo. Uffa.

Ci sono due regali per uno dei miei fratelli, Stefano, che il 22 di Settembre compie gli anni e visto che Foschi gli è piaciuto, i regali fanno parte del mio astuto piano che si chiama “non c’è solo Camilleri a questo mondo che sa scrivere gialli, ci sono anche di più bravi!“, ho regalato gli ultimi due libri editi da E/O. Sono Il killer delle maratone” e la raccolta di racconti di vari autori uscita quest’estate Giochi di ruolo al Maracanà. Nove racconti sul lato oscuro delle Olimpiadi“. Il Foschi ci sa fare e tutti questi regali volgono a mio favore, perché li devo leggere anche io e quindi so già a chi chiederli! Ma zitti! Non dite nulla! Nel frattempo per Natale mi devo attrezzare a presentargli un nuovo autore, preferirei fosse E/O e sono ancora indecisa… Ma lo troverò statene certi!
E ora andiamo veloci… che voi sarete provati ma mai quanto me, che sono sei ore che sono qui a scrivere questo post. e che ogni ora che passa mi dico “Prossimo mese mai più!!!” e invece peggioro sensibilmente! Tra i libri letti c’è il MAGNIFICO Un altro da uccidere“di Federico Axat pubblicato da Longanesi Editore l’8 settembre scorso. Bello, ma che dico bello, deppiù! Scorre che è un piacere, bella trama e bell’intrigo, fino all’ultimo non riuscivo a capire quello che era vero e quello che invece suggeriva la verità. L’ho finito in due giorni e mi è anche dispiaciuto chiuderlo. A testimonianza che i libri belli ti aspettano dove meno te li aspetti, questo in particolare, l’ho scoperto con un’anteprima de “Il libraio” e nemmeno finita l’anteprima avevo comprato l’ebook. Ha quella classica introduzione al thriller da acchiappo che tu non puoi chiuderlo al primo capitolo, ma ti spinge a cercare di capire che sta succedendo. Una storia anche abbastanza semplice, quando la vedi a libro finito, ma intessuta con una genialità e un’eleganza che non vedevo da tempo. Ecco se vi volete svagare, questo è il libro che fa per voi, meglio di un film!
America“di Charles Dickens l’ho finito il primo Ottobre ma, visto che so come andrà a finire il prossimo diario per le letture della challenge, ne parliamo qui. Anche questo un libro magnifico, divertente, interessante con tratti lenti e altri con un ritmo coinvolgente. È un Dickens che difficilmente conosceremmo dai suoi romanzi, quello che viaggia. Anche quando il suo interesse va a frugare nel mondo delle carceri, per lui argomento molto sentito fin dalla tenera età quando ci finì il padre, Dickens riesce ad essere interessante e mai retorico, e ha sempre con se quella punta di ironia che rende il resoconto accattivante e divertente. È un libro godibilissimo che consiglio a tutti e soprattutto a quelli che annientati dalle milioni di divagazioni dickensiane hanno smesso prematuramente di leggerlo. Vi assicuro che mi darete ragione!

E ce l’abbiamo fatta!! Siamo arrivati alla fine e io, nonostante influenza e febbre sono ancora viva! Ultima cosa e poi vi saluto, è in corso un’iniziativa che coinvolge anche me: si chiama #BookBloggersBlabblering che vede undici blogger, tra cui la sottoscritta, insieme per una serie di progetti comuni, primo fra tutti una serie di interviste per farci conoscere. Se volete seguire l’iniziativa potete iscrivervi alla pagina eventi inaugurata per l’occasione :


O anche cercarci sui social con l’ht:#BookBloggersBlabblering o #BBB. E guardate che bello il banner (io sono quella con il libro nero!)

Immagine di Claudia Maltese

Altra notizia sempre a Settembre è nata Radio Social Web, non cominciamo con le versioni meno signorili di “sti cavoli”, ve la segnalo perché all’interno del palinsesto ci sono le puntate riguardo i libri condotte da Elvio Calderoni. Quindi iscrivetevi alla loro pagina fan per essere aggiornati: Radio Social Web

Mi raccomando avete un mese per leggere tutto quanto ho scritto sin qua, molto più tempo di quanto ne abbia avuto io per scriverlo, mi piace scrivere con l’ansia probabilmente.
Noi ci rileggiamo domani con la seconda e ultima parte di CandyMan de #Regalamiunracconto scritta da Vincenzo Zonno! La prima la trovate qui CandyMan- parte prima

E qui vi saluto!
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Diario di un mese di libri… Luglio 2016

Fonte: Toughts By Milky

Libri comprati:

L’opera struggente di un formidabile genio“, David Eggers – Mondadori Editore (usato)
La nuova generazione perduta”, David Leavitt – Mondadori Editore (usato) 
La figlia dello straniero“, Joyce Carol Oates – Mondadori Editore (usato)
Denti bianchi”, Zadie Smith – Mondadori Editore (usato)  
Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde“, Robert Louis Stevenson – Mondadori Editore (usato)
Villa tre pini”, Marco Polillo – Rizzoli Editore (usato)  
La provincia addormentata”, Michele Prisco – Rizzoli Editore (usato)  
una spirale di nebbia”, Michele Prisco – Rizzoli Editore (usato) 
La dama di piazza”, Michele Prisco – Rizzoli Editore (usato) 
Tre uomini in barca”, Jerome K. Jerome – BUR (usato) 
Oltre le parole”, Luca Giachi – Hacca (usato)
Non dire madre”, Dora Albanese – Hacca (usato)  
Schiavi di New York”, Tama Janowitz – Bompiani (usato) 
Giobbe”, Joseph Roth – Adelphi (usato)
Le ceneri di Angela”, Frank McCourt – Adelphi (usato) 
La cittadina dove il tempo si è fermato”, Bohumil Hrabal – Edizioni E/O (usato)
L’enigma dell’alfiere”, S. S. Van Dine – Corriere della Sera (usato)
Poesie”, Sylvia Plath – Corriere della Sera (usato)
Tutti i racconti del mistero dell’incubo e del terrore”, Edgar Allan Poe – Il Messaggero (usato)
L’uomo per il quale non esistevano segreti”, Jurij Korolkov – Edizioni FER (usato)
Fratelli di sangue”, Ernst Haffner – Fazi Editore (usato)
Ognuno sta solo”, Chiara Valerio – Perrone Editore (usato)
The circle“, David Eggers – Random House US (Alfred A. Knopf) (usato)
Girl with green eyes“, Edna O’Brien –  Penguin UK
Italian art, life and landscape“, Bernard Wall –  William Heinemann Medical Books (usato)
Oscar e la dama in rosa“, Eric-Emmanuél Schmitt –  BUR (usato)    

Libri regalati

Il cacciatore celeste“, Roberto Calasso – Adelphi
Topkapi“, Eric Ambler – Adelphi
Io sono vivo, voi siete morti“, Emmanuel Carrère – Adelphi
La Triomphante“, Teresa Cremisi – Adelphi
Gli ultimi libertini“, Benedetta Craveri – Adelphi
La borsa di Miss Flite“, Bruno Cavallone – Adelphi
Paura reverenza e terrore“, Carlo Ginzburg – Adelphi
Paris was a woman“, Andrea Weiss – Counterpoint
Geografia e drammi“, Gertrude Stein – Liberilibri
La passione e il dubbio“, Henry James – Marsilio
Vivid Faces: The Revolutionary Generation in Ireland, 1890 -1923“, R. F. Foster – Penguin UK
Fratello John, sorella Mary. Le avventure semiserie dell’operatore sociale precario Mauro Eliah“, Marco Ehlardo – Edizioni Spartaco



Libri letti
Senza nome“, Wilkie Collins – Fazi Editore
Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano“, Eric-Emmanuél Schmitt – Edizioni E/O
Intrigo scolastico“, Tom Perrotta – Edizioni E/O
Fratello John, sorella Mary. Le avventure semiserie dell’operatore sociale precario Mauro Eliah“, Marco Ehlardo – Edizioni Spartaco
L’anima di Hegel e le mucche del Winsconsin“, Alessandro Baricco – Feltrinelli Editore
Ruggine“, Anna Luisa Pignatelli –  Fazi Editore
WUH“, Andrea Paolucci – Edizioni Gorilla Sapiens
Una cosa piccola che sta per esplodere“, Paolo Cognetti – MinimumFax Editore


Libri in lettura

Girl with green eyes“, Edna O’Brien –  Penguin UK
Gli ultimi eretici”, Vasile Ernu- Hacca Edizioni (in lettura)
Città in fiamme“, Garth Risk Hallbergh – Mondadori Editore (in lettura)
Alla ricerca del tempo perduto Vol.1: Dalla Parte di Swann“, Marcel Proust – Mondadori Editore (in lettura)


Premessa: Non sarò lunga, perchè il post lo è, e anche tanto. Noterete forse un cambio di registro nel post perché era talmente lungo e complicato che l’ho dovuto scrivere in tre momenti separati. Mi scuso in anticipo, magari qualcuno non lo noterà, ma io lo so e tanto basta. Buona lettura!


Non cominciamo con le facce basite, chiudete quelle bocche che, come diceva mio padre, “poi ci entrano dentro le mosche!”. Lo dovreste sapere dallo scorso anno che, Luglio, è il mese del mio compleanno e, se a Giugno sono stata brava, qui non ho acquistato solo io, ma mi hanno decisamente aiutata! Tra parentesi sono stata anche brava perché dei libri che vedete fra i comprati, solo l’ultimo è stato effettivamente comprato da me, gli altri invece sono stati regalati con un dono tardivo che ha coperto più che ampiamente la spesa fatta in un solo giorno (26 libri, di cui uno appioppato a Librangolo Acuto cui ho detto che, di quell’autore, quel libro va letto e basta, gli altri può anche tralasciarli!). Sì, lo so che siete tutti curiosi di sapere che libro è! Parliamo di un libro spassosissimo che si intitola Mia suocera beve”  libro veramente divertente e ben fatto. Prima e dopo, nonostante conosca un sacco di persone che apprezzano questo scrittore, per me non c’è nulla. 

Questo mese una novità grossa c’è, ed è il libro in inglese ovvero Girl with green eyes“, Edna O’Brien, è una vecchia edizione Penguin UK del 1975. Il libro è del 1962 ed è il secondo della serie “Country girl” scritta dalla O’Brien all’incirca negli anni ’60 quando era ancora sposata e si era già trasferita a Londra. Ovunque si dice, e lo dice anche lei, che per la franchezza dei toni – in particolare la parte riguardante il sesso – in cui era scritta, questa saga, venne vietata in Irlanda e lei fu messa al bando perché condannata, moralmente, per l’aver scelto non solo di sposare prima un uomo divorziato (in verità stavano insieme già prima che divorziasse dalla precedente moglie ed ebbero un figlio prima di sposarsi come dice nella sua biografia), ma anche di divorziare e di scrivere libri del genere. Ora, quando ho trovato il libro all’usato, sapevo chi era la scrittrice e anche la storia che stava dietro a Country Girl, ma non sapevo che fosse una trilogia. Quando l’ho preso e ho postato le foto, avevo sbirciato la prima pagina e, stupita del fatto di riuscirla a leggere senza un grande aiuto del dizionario, ho proseguito e ora sono a praticamente a metà libro. Certo non è sempre semplice, ci sono termini irlandesi che ci metto anche mezz’ora a capire che significano, però sicuramente è più scorrevole del distopico che avevo iniziato qualche tempo fa, per il quale leggere due pagine di battaglie era un’impresa da mezzo pomeriggio! Detto questo, l’edizione mi ha un po’ fregata: avevo visto 213 pagine e mi sono detta “va bene, magari in due mesi ce la faccio!” ma è scritta “alla Feltrinelli” ovvero la dimensione dei caratteri è decisamente ridotta, quindi, a parte le maledizioni di quando mi perdo fra le righe, se abitaste con me o foste con me a pranzo in ufficio, mi sentireste tradurre ad alta voce e magari qualche volta esclamare “Edna, e quanto la fai complicata!”. 
Il “si dice” di poco più su è perché “Girl whit green eyes”, proprio proprio esplicito sessualmente non è e, in più, Cath, la protagonista, a metà libro manco si è lontanamente concessa. Suppongo sia utile sapere che a parte lo spoiler di dove si trova non ve ne siano altri, perché è la prosecuzione di una vita, almeno per ora. Cath che nel precedente libro era una ragazzina cresciuta in un paesotto della provincia della provincia irlandese (Country Girl) si trova sempre in Irlanda ma a Dublino e lavora in una drogheria. Ha conosciuto Eugene, uomo sposato (non vi ricorda qualcuno?) che ha rispedito la moglie in America dopo un evento luttuoso. Eugene lavora nel mondo del cinema e Cath la sua amica Baba, che razza di nome, lo hanno conosciuto ad una festa; poi Cath lo ha incontrato qualche volta, lo ha invitato a casa dove gli ha presentato Johanna, la sua padrona di casa e gli altri inquilini e lui l’ha invitata a vedere la casa sua e a passare le feste con lui insieme ai suoi amici. Cath ha scoperto Eugene per gradi, ma qualcuno ci ha messo lo zampino e ha scritto ai suoi datori di lavoro e a suo padre, dicendo che sta frequentando un uomo sposato e, mentre Eugene è partito per Londra, il padre di Cath piomba a Dublino costringendola a tornare al paese per evitare che si conceda al diavolo (Eugene). Io sono arrivata sin qui, ne riparleremo quando lo finisco!

Tra gli altri libri in lingua che ho preso ci sono:

– “Italian art, life and landscape“, Bernard Wall, avrei voluto farvi vedere la faccia di Irene quando ho detto “questo lo prendo!” perché c’era davvero da ridere, ma sapevo quello che stavo facendo. E’ una guida ai luoghi e alla cultura italiana del 1956 e a me non mancano informazioni sul mio paese, ma ho trovato straordinariamente divertente che quando parla di Roma dedica un intero capitolo ad un luogo cui assegna proprio il nome di “Campagna Romana”. In quella porzione di libro parla della crescita di Roma, che per chi non lo sapesse, fino al 1.400 era tutta dal lato di Trastevere e San Pietro e solo successivamente, dopo l’arrivo di Bramante, Raffaello e il Rinascimento che guarda al classico come spunto per trovare la perfezione, comincia a popolarsi dall’altro lato. Quindi, secondo il racconto dell’autore, sbirciato in velocità, la “Campagna Romana” – non ve lo sto traducendo “Campagna” è scritto proprio così come “Roma” – si riduce mano a mano diventando solo la zona dei Castelli romani.
– The circle“, David Eggers – Random House US (Alfred A. Knopf) che invece è una sorta di distopico, stavolta niente guerre, ma un mondo che ricorda molto il quartier generale della Google. La protagonista che vuole veramente entrare a fare parte del “Cerchio” è disposta a rinunciare alla sua privacy, il motto della società è “Se non sei trasparente, cos’hai da nascondere?”. Lavorare là significa che la propria vita si svolgerà tutta all’interno del cerchio che diventa una società a parte; tutto bello e dorato, il mondo di Mae comincia a crollare quando una collega le fa notare che la perdita, che subisce mettendo in piazza se stessa, è superiore ai benefici che ne ottiene e che, mettere in modalità sociale, il proprio io non è così semplice e come sembra.

Sempre di Eggers, ma stavolta in italiano, ho trovato anche L’opera struggente di un formidabile genio“, che è un romanzo autobiografico e che narra della vita di due fratelli un ventenne e un ragazzino di otto anni che improvvisamente perdono i genitori. Il più grande vende tutto, prende il fratello minore e si trasferiscono in California in cerca di una vita nuova e di fortuna. Lo hanno definito un “inaspettato capolavoro”. Eggers è il fondatore di una rivista che mi piace molto, McSweeney’s, ha fondato anche una scuola di scrittura ed ha un sacco di idee geniali. Lo avevo in lista da un po’, e ora posso togliere ben due libri dall’elenco dei “da comprare”!
Ho comprato anche altri Mondadori e in particolare La nuova generazione perduta” di David Leavitt che è un saggio sulla letteratura gay e  sugli scritti sull’AIDS, tema molto importante per questo autore che da anni vive con il suo compagno (anche lui scrittore) prima a New York e poi a East Hampton. Poi ho preso Denti bianchi” (Zadie Smith), della stessa autrice ho letto “L’Ambasciata di Cambogia” che mi era veramente piaciuto e molti, Irene compresa, mi avevano detto che Denti bianchi era altrettanto bello. Siamo nell’Inghilterra degli anni ’60, dove la convivenza pacifica delle diverse culture non è ancora stata raggiunta: in questo momento si rincontrano due uomini che si sono conosciuti alla fine della seconda guerra mondiale. Uno è inglese e l’altro è bengalese, il libro narra delle improbabili avventure di questa particolare rimpatriata con famiglie annesse.
Per “La figlia dello straniero” di Joyce Carol Oates, è più l’autrice che mi ha ispirato che il libro, diciamo che di suo al mercatino ho trovato solo questo, il resto ce l’ho da parte in qualche emulatore di e-reader. La storia parla di una famiglia che è appena giunta in America e si sposta alla ricerca di non sa nemmeno cosa. Lui beve e picchia la moglie, lei è attaccata morbosamente al figlio e una lettera racconta loro degli orrori dell’olocausto che nemmeno loro vorrebbero sapere. Sì, lo so, una cosa allegra non guasta mai, vero?
Posso invece dire tranquillamente dire che io, questo libro di Robert Louis Stevenson, lo conosco a memoria! Questo perché questo è uno dei libri che ho ascoltato per un paio di mesi in audiobook. Sono quegli audio che ascolto prima di addormentarmi… beh? E’ un po’ come la favola per la buona notte solo che Stevenson ha un modo un po’ “macabro” per augurarmi il buon riposo con Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde“. Lo avevo letto a scuola ma non ho mai avuto il libro, ora sì. 

Rizzoli. Villa tre pini” di Marco Polillo l’ho presa semplicemente perchè avevo letto il giallo successivo, Il convento sull’isola” (Rizzoli) che mi era anche piaciuto parecchio e quindi, visto che c’era l’opportunità, non ci ho pensato due volte. Mi piace lo stile di Polillo che addirittura non si perde in descrizioni fini a se stesse; la descrizione dei luoghi e delle persone avviene sempre nel mezzo di un’azione, di cui spesso la descrizione è parte integrante, così uno non s’annoia e si gode la vista. E’ il primo della serie del vice commissario della Questura di Milano Enea Zottia. Marco, ma senti un po’, ma un cognome più semplice no, eh?
Poi una cavolata la dovevo pur fare no? Voi che dite? Ecco che si sappia, l’io della lettrice sconclusionata vuole proprio leggere Prisco, vuoi per il titolo del libro o vuoi per il fortuito ritrovamento di qualche tempo fa di un volume, che testimoniava l’immenso amore per questo autore, del suo ex proprietario/a. Insomma ho tre libri uguali! uno lo avevo trovato al bookcrossing ed è della stessa edizione di quella che ho preso ora, solo un po’ più vissuto, uno l’avevo preso appunto al mercatino di Ciampino e uno ora. Che libro è? Una spirale di nebbia”. Ora il volume Rizzoli (di cui vi ho parlato nel Diario di Aprilenon lo darò via, ma mi scoccia dar via uno della collana che ho preso ora perché della stessa collana ho trovato altri lavori di questo autore. La provincia addormentata” è una raccolta di racconti che narrano la vita napoletana e in particolare ai piedi del Vesuvio. Fu la raccolta con cui esordì e venne pubblicato per la prima volta nel 1949 da Mondadori. Mentre La dama di piazza”, che nel 1962 vince il Premio Napoli – che vincerà nuovamente nel 1971 con “I cieli della sera” (Rizzoli) -,  è una storia familiare, una sorta di saga ma più stretta nei tempi (dal 1919 alla fine della seconda guerra mondiale), che ha per protagonista una donna, ambiziosa e passionale, che, dice la quarta di copertina, “tende a elevarsi dalla sua condizione di piccola borghese alla quale resta sempre irrimediabilmente legata”.


Veniamo a qualche classico “Tre uomini in barca”di Jerome K. Jerome (Bur) e Tutti i racconti del mistero dell’incubo e del terrore”, Edgar Allan Poe (Il Messaggero), L’enigma dell’alfiere”, S. S. Van Dine (Corriere della Sera). Anche per Jerome e in particolare per Tre uomini in barca”, posso dire tranquillamente di saperlo a memoria, anche questo l’ho audiobook, ma la storia in questo libro è diversa come genere da quella di Stevenson. Al liceo, avrò tentato di leggerlo un milione di volte salvo poi annoiarmi e metterlo da parte mentre, invece, con la lettura di Silvia Cecchini, l’ho trovato straordinariamente divertente – ecco questo non è un libro che aiuta tantissimo a combattere l’insonnia… ma almeno riderete di gusto! -, così dopo averlo sentito almeno sei volte buone posso dire di essere pronta e preparata a riprovare con il libro! Ah! Se vi state chiedendo che ascolto ora per dormire, l’audiobook è “Grandi speranze“, Charles Dickens, letto da, tanto per cambiare, Silvia Cecchini. Quasi quasi vi aggiungo una categoria apposta fra quelli in lettura!
Per S.S. Van Dine, e quindi L’enigma dell’alfiere” , invece non stento a dirlo, è una pura questione di principio. Lui è palloso, il suo personaggio uno snob so-tutto-io, quelli che gli stanno attorno, giusto per farlo sembrare più antipatico, sono decisamente degli allocchi. Oltretutto, tanto per volermi male, avevo una raccolta , in ebook, della Newton Compton la cui traduzione non aiuta affatto. Quindi visto che c’era, ho preso il libro in questione, sperando in una traduzione migliore, e con il puntiglio di finirlo. Difficilmente credo che mi entusiasmerà, ma io almeno questo lo devo finire, poi io e Van Dine possiamo prendere anche strade differenti!
Tutti i racconti del mistero dell’incubo e del terrore” li avevo e, da quando mi sono trasferita, non li trovo più e, qualora riemergessero – e succede sempre così quindi ritorneranno fuori! – lo scambierò con qualche altro volume. 
Invece, grossa azione di buona volontà è quella fatta prendendo le Poesie” di Sylvia Plath (Corriere della Sera). ALT! Tu, scrittore di poesie, che per caso sei capitato qui, io come recensore di poesie sono una pessima idea! L’unica raccolta di poesie citata in questo spazio è quella di Nazim Hikmet ma non è una raccolta di poesie romantiche, bensì di prose in rima che raccontano una profonda nostalgia e potremmo dire che sono poesie “civili”. Mentre a spingermi a comprare la Plath c’è un sospeso che ho con Ginevra Bompiani che con “Lo spazio narrante” (Et.al) racconta magistralmente il pensiero di Jane Austen, Emily Brontë e Sylvia Plath. Ecco, mentre delle prime due, si può dire che conosco vita morte e miracoli, per la Plath invece ammetto la mia ignoranza, la rima non mi è amica affatto e io non è che le lascio poi molto spazio. Così, giusto per farmi un’idea e rileggere il pezzo a lei dedicato con altri occhi, ci darò uno sguardo.

Tu, eretico rivenditore dei tuoi libri! Tu, come hai potuto separarti da due volumi Hacca manco letti?! Pentiti!!! Ma comunque, eretico, grazie! Libri in ottime condizioni praticamente nuovi.
Oltre le parole”di Luca Giachi. Di questo vi metto un estratto della sinossi poi ditemi voi se non vi sale la curiosità: 
Una vecchia 500 gialla cade dal cielo spingendo i due protagonisti, Matteo e Alessia, a trasformarsi in veri e propri investigatori. E mentre ricostruiscono una complessa vicenda che si fa via via più toccante ed intensa, ritrovano le ragioni dell’amore. Imparano a guardarsi, a parlarsi a “cuore aperto”, a condividere un’esperienza che li cambierà per sempre.

Mentre per Non dire madre” di Dora Albanese si tratta, se ho ben capito, di saggi sotto forma di racconti che, nello svolgimento, indagano sui retroscena della maternità e della figura femminile dal periodo post bellico in poi nel sud Italia. E devo ammettere che non sapevo che avessero questo libro in catalogo.


Quando sono tornata a casa dal mercatino, sono andata a vedere chi fosse Tama Janowitz perché, la raccolta di racconti Schiavi di New York”, veniva presentata come “la raccolta che ha rivelato la nuova star della narrativa americana” e, possibile mai che io mai l’avessi sentita nominare? Ecco, è possibile. Tama, oltre ad aver, in passato mi auguro, adottato delle mise, permettemi, un po’ (tanto) al di là del mio gusto – come in questo caso in un vecchio Letterman Show –, ha effettivamente scritto sette romanzi/raccolte di racconti ma, da questa, è uscito un film che porta lo stesso titolo e che ha avuto come regista James Ivory che pure io, che mai guardo la Tv e mai vado al cinema, conosco! La New York rappresentata in queste storie è sregolata e anaffettiva, è fatta di lustrini e di feste, di persone che si mettono insieme per noia e si lasciano senza traumi. E, vi dirò, alla fine, non mi sono pentita di averlo preso!
Sempre in tema un po’ oscuro, ma stavolta siamo a Berlino nei primi anni trenta, c’è Fratelli di sangue”di Ernst Haffner che avevo adocchiato da un po’ e figuratemi la mia faccia quando l’ho visto là! Fratelli di sangue, è il nome di una gang di orfani che sopravvive, cercando di farsi spazio nel mondo dei bassifondi berlinesi, con piccoli e grandi espedienti come il furto e la prostituzione. Nelle presentazioni che avevo visto il giro, l’autore ci tiene ad evidenziare non solo la questione stoica ma, soprattutto, le dinamiche di un gruppo che vive di regole non scritte e che su questo basa i rapporti all’interno e all’esterno del gruppo stesso. E, in questo periodo, direi che cade a “fagiuolo”.
Sempre “nero” ma stavolta è un mistery è L’uomo per il quale non esistevano segreti” di Jurij Korolkov. Herling da lassù mi perdonerà ma, quando ci domandava se ci eravamo mai chiesti perché non c’erano gialli russi in “Da Gorky a Pasternak. Conversazioni sulla letteratura sovietica“, libro di cui prima o poi dovrei anche fare una recensione, e ci diceva che, in fondo, la vita sovietica del periodo “da Gorky a Pasternak” è esso stesso un grandissimo giallo – come peraltro tantissimi altri periodi compreso quello che si legge in C’era una volta la DDR” di Anna Fuller – non poteva sapere dell’esistenza di questo autore (anche perché testo di Herling è del 1958) che, credo, negli anni ’70 fu pubblicato anche in Italia. Si parla di spionaggio e quando lo avrò letto vi dirò di più, perché non è che ci siano così tante notizie nella quarta di copertina.

Quello di Chiara Valerio invece mi ha fatto capire perchè le è tanto piaciuto “Panorama” di Tommaso Pincio. In fondo era in sintonia con questo tema, ovvero Ognuno sta solo”, perché anche qui si parla di una corrispondenza fra un lui e una lei in via digitale. Nasce qualcosa ma lui è impegnato e le cose, come sempre succede, si complicano. E’ un libro abbastanza lungo, 478 pagine, ma secondo la sinossi è un libro che lascerà scosso il lettore. Nel caso succedesse qualcosa di grave, vedetela così, vi lascio i miei mensili, contenti? E’ decisamente impossibile resistere alle sinossi di Perrone… vero?
Libro invece decisamente strano è quello di Bohumil Hrabal, che non poteva non stare nel catalogo di E/O, e che riguarda una storia abbastanza bislacca ma con un profondo risvolto morale ovvero una riflessione sul valore del tempo e su quanto, permettetemi la ripetizione, la percezione del passaggio del tempo influisca nelle nostre vite e sia veloce o meno. Ne La cittadina dove il tempo si è fermato” il tempo pare davvero essersi cristallizzato. Forse è perché l’uomo sta agendo in maniera sistematica a distruggere i segni materiali del passato oppure perché all’interno del cerchio dei suoi abitanti la vita non sembra cambiare. Chi c’è pare stia lì da secoli e non sembra volersene andare.

Mondo Adelphi, di cui riapriremo il vaso di pandora con i regali, comprende due libri “Giobbe” di Joseph Roth potrebbe essere la svolta per risolvere il mio problema di “aridità” – non chiedete è una cosa alquanto complicata da spiegare! – oppure essere una debacle completa. La storia, seppur totalmente diversa da quella di Stoner,  racconta di un uomo, Giobbe appunto, che è immerso nel mondo che lo circonda, lavorando allo studio e all’insegnamento della Torah e creandosi una famiglia con moglie e tre figli. Il problema è che nulla di quello che sembra accadere pare ripagarlo della sua vita operosa e una sventura si somma all’altra. 
Questione invece totalmente diversa per Frank McCourt che dimostra che si può essere taglienti e spietati come solo un ragazzino può essere, grazie alla logica semplificata ed estremamente realistica, che racconta, nel periodo fra le sue guerre, la sua visione del mondo irlandese. Nella sinossi si scrive che “la sua famiglia è talmente povera che può guardare la povertà dal basso” ed è una descrizione irresistibile per un libro come Le ceneri di Angela”, giudicato da più parti come un vero capolavoro.

Quando ho preso i precedenti libri di Schmitt avevo intenzione di leggerli tutti. Intenzione che non è sparita, ma, leggendo “Monsieur Ibrahim e i fiori del corano” mi sono accorta che:
– avevo ragione sul fatto che alcuni titoli di somigliassero. Come detto a Marzo nel Diario la storia de “Il lottatore di sumo che non diventava grasso” somigliava decisamente troppo a Monsieur Ibrahim e i fiori del corano“. Non mi sono sbagliata. entrambi sono da inserire in un disegno più grande che mira ad indagare nel mondo dell’integrazione e di convivenza di credo, culture e nature differenti. Nel caso di Oscar e la dama in rosa“, la storia sembra una riflessione sul valore della vita ma anche questa, per certi versi, può rimandare allo stesso disegno di cui sopra.
– non mi è piaciuta la mossa editoriale, adoro Schmitt per il suo essere un indagatore dell’umana natura, ma questi racconti dovrebbero essere pubblicati tutti insieme. nel caso di Monsieur Ibrahim il commento della post fazione è lungo quanto, se non più, del racconto stesso. L’effettivo racconto, al netto dei mega margini e dei caratteri per ciechi, sarà di 40 pagine scarse (esclusa la postfazione) per un prezzo originale di 9,00€. Ecco se lo avessi visto in libreria così, confesso, non lo avrei mai preso. ALT! Non è un’ideona E/O oppure BUR (Oscar e la dama in rosa è BUR ripubblicato anche da E/O), perché ad uno sguardo sui canali internazionali, i libri vengono comunque pubblicati separatamente, quindi probabilmente è una scelta dell’autore, che non condivido ovviamente. 

E arriviamo al folto gruppo degli altri regali: io ho due fratelli e da loro – e grazie anche a Roberta, Martina e Lorenzo – ho finalmente in mano dei titoli che cercavo da tempo.
La passione e il dubbio” (Henry James – Marsilio), Vivid Faces: The Revolutionary Generation in Ireland, 1890 -1923” (R. F. Foster – Penguin UK) eParis was a woman” (Andrea Weiss – Counterpoint) sono in ordinati per periodo.
Il primo, La passione e il dubbio, mi sono un po’ pentita di averlo preso e, infatti, se non avesse contenuto un “racconto”, mettiamolo fra virgolette che James non ha mai conosciuto la sintesi, che è un po’ introvabile ovvero il “Il carteggio Aspern“; Marsilio io ti adoro, ma stavolta l’hai fatta grossa! 28€ per una raccolta di racconti, già pubblicati singolarmente e di cui quindi già detenevi le traduzioni, di un autore morto (a livello polvere, quindi i diritti sono stati svincolati da parecchio!) scritto a caratteri grandi. Non si fa! L’ho acquistato online con lo sconto, cosa che consiglio caldamente di fare a chiunque abbia un interesse per questa raccolta, ma in generale, in libreria preferite i racconti singoli e prima di acquistare controllate se davvero ne vale la pena.
Vivid Faces: The Revolutionary Generation in Ireland, 1890 -1923” è invece il primo libro che avevo cominciato a leggere in inglese, pure qui, come è successo con la O’Brien, leggendo la prima pagina mi ero accorta di riuscire a comprendere il testo senza stare sempre a cercare le parole. Lo avevo preso in ebook, ma il limite dell’ereader per il mio livello di inglese, è che ogni volta che mi apre il dizionario e wikipedia le finestre mi coprono il testo! Quindi per una come me, che vede il significato della parola e lo deve correlare alla frase in cui essa è inserita, è un limite non da poco. Ma siccome questa storia scritta in maniera appassionata e anche un po’ romanzata mi aveva preso non poco ho sempre avuto il pallino di averla in cartaceo per poi finirla di leggere et voilà, fatto! Adesso non rimane che leggerla!
Con “Paris was a woman” invece torniamo a Parigi con Gertrude Stein, Adrienne Monnier e Sylvia Beach e tante altre donne che hanno contribuito ad una rivoluzione culturale a 360°. È la trascrizione di un bellissimo documentario del 1996 che ho visto, qualche tempo fa girava per la rete – adesso le versioni in circolazione sono a pagamento, un assaggio free lo trovate qui sulla vita di Gertrude Stein e qui l’intervista a Sylvia Beach -, e che però è stato cancellato. Il dvd costa 60$ come fino a qualche tempo fa costavano anche le rare copie di questo libro, fortunatamente ripubblicato ad un prezzo accettabile. Attenderemo che il prezzo diminuisca o che Netflix, che credo lo abbia reso disponibile per il pubblico americano, lo renda disponibile anche per il pubblico italiano.

Rimanendo a Parigi, Irene di Librangolo Acuto, mi ha fatto una sorpresa non da poco, regalandomi Geografia e drammi” della Stein di una casa editrice che, davvero, non avevo mai sentito: Liberilibri. Avevo trovato i libri ma il prezzo, decisamente poco abbordabile, mi aveva lasciata un po’ perplessa. Ne avevo parlato con lei e, lei, signora delle maratone casa-libreria-biblioteca e via dicendo, non solo ha verificato di persona ma mi ha regalato questo bel volume il cui prezzo è giustificato dalla cura con il quale è stato realizzato. “Geografia e drammi” è una una biografia alternativa – come poteva non essere alternativo uno scritto della Stein?! -. Si racconta attraverso le sue esperienze personali e a contatto con il mondo culturale parigino visto dall’occhio di una espatriata americana che si sente molto più parigina di quello che si potrebbe pensare.

Ve l’avevo detto che io amo gli Adelphi? Ah non s’era capito? La fatina della lettura lo sa, e come ogni anno mi ha sommersa di libri, tra cui spicca l’ultimo libro di Calasso Il cacciatore celeste“. La sinossi cita: “Ci fu un’epoca in cui, se si incontravano altri esseri, non si sapeva con certezza se erano animali o dèi o signori di una specie o demoni o antenati. O semplicemente uomini. Un giorno, che durò molte migliaia di anni, Homo fece qualcosa che nessun altro ancora aveva tentato. Cominciò a imitare quegli stessi animali che lo perseguitavano: i predatori. E diventò cacciatore.” Come per tutti i libri di Calasso, non sarà una lettura semplice, ma ci adopereremo per farla. Magri riesco a farci anche una recensione…
Io amo, a livello Schmitt-Perrotta-Hornby, Carlo Ginzburg dai tempi de “Il formaggio e i vermi“. Autore incontrato per caso per un esame universitario di storia moderna e la cui critica al libro mi è valsa anche un bel 30 e lode. Mi piace come scrive, come parla e anche quello che pensa. Magari non sono sempre d’accordo con i risultati finali della sua ricerca ma, ragazzi miei, Ginzburg è il più interessante storico in circolazione in Italia (ed è anche il figlio della famosa Natalia, qualora ve lo steste chiedendo). “Paura reverenza e terrore” è un saggio sulla potenza dell’immagine e delle relazioni ad essa connesse. Il messaggio, in qualsiasi modo venga dato, porta con se tutta una serie di reazioni che indotte regalano, a chi le mette in circolazione, il potere sulle opinioni in base alla recezione del contenuto. Ginzuburg ci riporta indietro ad immagine storiche famose per analizzare l’impatto che queste hanno.

Sono anni che la Fatina della lettura mi dice che devo leggere Carrère e io invece, sino ad oggi almeno, ho sempre fatto la vaga. Il suo problema? Che tutti dicono che è bravissimo e questa cosa smorza un po’ il mio entusiasmo. Ora però il titolo di questo libro mi piace un sacco, indipendentemente dal suo contenuto, e temo che, stavolta, dovrò cedere sicuramente a Io sono vivo, voi siete morti“. Per il contenuto sarà invece una lotta: lui ama Philip K. Dick e io, invece, devo ancora finire “Una svastica sul sole” – cosa che peraltro mi fa incavolare non poco, perché io amo i libri distopici! – perché stento a capire il punto. Quindi, questa dichiarazione d’amore per questo autore di Carrère sicuramente mi metterà alla prova ma, magari, mi aiuterà a capire meglio quel grande uomo contorto di Dick.
Per la La borsa di Miss Flite”  di Bruno Cavallone siamo sempre in area saggistica – molto labile questo confine con la narrativa in questo caso -, ma parliamo di un autore che conosce bene il mondo di cui tratta: la giustizia e tutte le sue derivazioni. Cavallone è stato per una vita avvocato ma, rileggendo dei classici, ha deciso, se ho capito bene, di rivedere le carte di alcuni “processi” di cui si narra in tanti classici riscrivendo le regole del gioco. Questo libro mi intriga non poco… sappiatelo!
Autrice che non conoscevo ma che invece, Alessandra di Una lettrice conosce benissimo, è Benedetta Craveri con il suo nuovo saggio “Gli ultimi libertini” che segue il precedente che si chiamava “Amanti e regine: il potere delle donne” – e anche altri, controllando le uscite -. Il commento dell’autrice in prefazione racchiude il senso del libro: “Questo libro racconta la storia di un gruppo di aristocratici la cui giovinezza coincise con l’ultimo momento di grazia della monarchia francese”: sette personaggi emblematici, scelti non solo per “il carattere romanzesco delle loro avventure e dei loro amori”, ma anche (soprattutto, forse) per “la consapevolezza con cui vissero la crisi di quella civiltà di Antico Regime … con lo sguardo rivolto al mondo nuovo che andava nascendo”.

Anche gli ultimi due autori non li conoscevo affatto e sono Ambler con Topkapi e la Cremisi con La Triomphante“. Il primo è una via di mezzo fra un giallo e una spy story: Topkapi viene pizzicato dalla sua vittima, un inglese, mentre sta cercando di rubargli qualcosa in aeroporto ad Atene. Per evitare una denuncia accetta di fare quello che lui gli chiede ma che lo metterà in serio pericolo alla frontiera e per sfuggire alla sorte a cui è destinato accetterà di collaborare con il controspionaggio turco. 
Invece per “La Triomphante”, Adelphi mi perdoni e anche la Fatina della lettura, dalla sinossi del libro non si capisce praticamente nulla. Succede eh, anche ai migliori, ma succede. Quindi ho cercato informazioni sugli articoli scritti in merito, e in questo caso in una recensione del Corriere della Sera Infanzia fiabesca, cadute, successi. Il cammino trionfante di un’esule. di Isabella Bossi Fedrigotti  :
“È un romanzo oppure un’autobiografia per prima cosa, ovviamente, si chiede il lettore curioso, pur sapendo che non ha alcuna importanza; e la risposta non può che essere: autobiografia (un poco) romanzata. Nel senso che l’autrice, Teresa Cremisi, una vita dedicata ai libri in veste di editor, direttrice editoriale, direttrice generale e, infine, presidente di grandi case editrici in Italia e in Francia (dove era soprannominata «primo ministro»), sostanzialmente ripercorre le vicende della sua vita permettendo ogni tanto alla fantasia di prendere il sopravvento: per il puro piacere d’inventare o, anche, per discrezione, per quella sua antica abitudine, che, nonostante gli sforzi, confessa di non essere mai riuscita davvero a superare, di stare comunque sempre un passo indietro.”

Grazie Isabella!

Questo invece è un libro che mi è arrivato da Edizioni Spartaco. come ho scritto nella recensione di Fratello John, sorella Mary. Le avventure semiserie dell’operatore sociale precario Mauro Eliah“, di Marco Ehlardo e, come detto nel caso di Pezzoli giusto a Giugno nel Diario di Maggio, io ho sempre l’ansia quando devo leggere un nuovo lavoro di un autore di cui ho amato il libro precedente. Il che potrebbe far pensare che io non abbia molta fiducia nei miei piccoli idoli ma non è così: la ragione semplice e pura è che mi affeziono talmente tanto alle emozioni provate con il libro con cui li ho conosciuti che temo sparisca se poi adoro di più quello successivo. Fisime da lettrice lo so, ma che ci dobbiamo fare? Per le informazioni sulla trama vi rimando alla recensione linkata, ma ricordatevi di tenerlo in considerazione. Anche questo è un libro da leggere, garantisco io!

Visto che con l’ultimo arrivo siamo arrivati ad un libro letto proseguiamo velocemente con gli altri che ho finito.

Senza nome” di Wilkie Collins: se dovessi farvi un paragone è come un filo di lana, sarà che ultimamente ho filato come non ci fosse un domani per rilassarmi, ma avete presente quei fili che sono formati da tanti piccoli fili minori che si arrotolano tutti insieme? Ecco questa è la costruzione della trama di questo libro che lascia, momentaneamente, la costruzione a catena (questo romanzo è stato scritto fra “La donna in bianco” e “Armadale“) per provare una forma nuova. I capi che compongono le storie individuali di questi personaggi si intrecciano e si slegano per poi ricollegarsi sempre all’intreccio principale.
Al di là di quanto già detto per l’operazione commerciale Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano” è veramente un bel libro e anche decisamente toccante. Se l’intento di Schmitt è quello di sviscerare il mondo della difficile convivenza fra culture, religioni e pensieri differenti, l’obiettivo è perfettamente centrato. Mou e Ibrahim sono talmente descritti bene da sembrare persone conosciute e il racconto vi toccherà le corde dell’anima.
MAGISTRALE, veramente , Tom Perrotta e il suo Intrigo scolastico“. Nel suo liceo ci troviamo poco prima delle elezioni e viviamo, in scala ridotta l’eterna lotta delle candidature americane, con intrecci e intrighi che non impallidiscono rispetto a quelli delle vere campagne su scala nazionale.

Non ero molto ottimista quando ho ritrovato e riesumato dai meandri della libreria dei libri da leggere questo titolo. Inizialmente proprio non ricordavo perché avevo preso “L’anima di Hegel e le mucche del Winsconsin” di Alessandro Baricco , che è una raccolta di quattro saggi che esplora il mondo della musica classica passata e contemporanea, poi, già al primo saggio mi è venuto in mente che l’ho preso nel periodo in cui leggevo un altro saggio sull’estetica di Adorno. Sì, lo so, sono sempre stata decisamente sconclusionata nelle mie letture, non ve ne eravate accorti?
Bella prova anche quella di Paolucci che però mi ha inizialmente spiazzato, perché io Paolucci l’ho conosciuto a Roma, in uno degli incontri di #nonsonosole, e, a dirla proprio tutta tutta, era così gentile – lo è davvero eh – che non immaginavo che scrivendo potesse avere questa penna così tagliente e dannata. WUH” è una raccolta di racconti noir, dove il mondo non è affatto tutto rosa e fiori, anzi è tutto nero come la notte e bianco come la droga, a volte psichedelico come le pasticche e lui riesce perfettamente a rendere l’idea di questo luogo. Un libro veramente da tenere in conto e da leggere, stupisce parecchio!

Conferma, perché lui è una conferma ed è anche nell’olimpo di Schmitt – Hornby-Perrotta è Cognetti con la sua splendida raccolta di racconti Una cosa piccola che sta per esplodere“. Perché leggere Cognetti? M;e lo chiedevo l’altro giorno, mentre pensavo a cosa potrei scrivere per rendere l’idea e mi è venuta in mente questa frase: ci sono molti tipi diversi di scrittori, ma in un mondo in cui la moda definisce uno scrittore alto come colui che scrive di situazioni buie e asfissianti, Cognetti è la dimostrazione che si può fare vera e, anche alta, letteratura con dei racconti e tenendo per mano i propri lettori per tutta la trama. Pure nei racconti più tristi, ne esci sempre con un velo di serenità e sicurezza ed è sempre un piacere leggerlo.
Cosa che però non posso dire per “Ruggine” di Anna Luisa Pignatelli è stata un’impresa finirlo perchè, nonostante l’idea fosse buona, l’atmosfera era decisamente pesante e tetra, talmente tanto da incupire anche un placido pomeriggio d’estate. Ruggine e Ferro sarebbero stati personaggi perfetti ed erano anche perfettamente inseriti nell’ambiente congegnato dall’autrice ma la narrazione e le situazioni di troppo, hanno reso questo libro troppo cupo per renderlo completamente apprezzabile. Attenderemo il prossimo libro della Pignatelli, per vedere se andrà meglio!

Sotto vi metto la soluzione del cruciverba di Luglio e per il prossimo rimandiamo a Settembre, ha fatto troppo caldo perchè io riuscissi a concentrarmi sulla costruzione delle parole crociate, perdonatemi!
Spero siate arrivati vivi fin qui e vi ricordo che avete quasi un mese per leggerlo, contenti? Magari ad Agosto sono stata brava! Lo so, lo so… le ultime parole famose!
Buon inizio settimana e buone letture,
Simona Scravaglieri












"The 100", Kass Morgan – Lo ricorderemo solo per il Terrestre che non c’è…

Fonte: Obsession



E che pensavate di scamparla? Assolutamente no! Lettura di Gennaio è stata una lettura voluta fino in fondo perché tra Dicembre e Gennaio ho visto tutte le stagioni della serie tv tradotte in italiano e, nonostante a Massimo – il mio caro amico di Milano che mi legge e non me lo dice – non sia piaciuta manco quella, io ho trovato l’impianto parecchio interessante. Il problema qui risiede nel fatto che serie tv e libro hanno poco a che vedere l’una con l’altra e di solito, esperienza insegna, la parte che si salva del libro nella serie è praticamente l’unica parte buona del libro e “The 100” non fa eccezione: hanno preso “spunto” dal contesto, qualche personaggio e la situazione iniziale e dopo ci hanno messo del loro. Presi così al netto della storia intera sarebbero anche ben fatti ma il problema è che quello che si salva qui è veramente poco. Il fatto di mandare sulla terra 100 esploratori non è malvagia il problema è che in fondo in questo libro non succede altro. Che poi io non ho capito una cosa, mi sfugge proprio: ma perché un’umanità post-apocalittica se la deve sempre prendere con i giovani? Adesso, con tutto il rispetto per le persone di una certa età, logica vorrebbe che fosse quella la parte che viene eliminata per prima. Lo so che vi state dicendo mentre mi leggete! “Eh ma sono la memoria storica!”. Eh no! Qui casca l’asino! Nel post apocalittico di ultima generazione per i giovani, la generazione vetusta non ricorda nulla di ciò che è stato in precedenza, quindi a che pro tenerli lì? Almeno Hug Howey nella sua “trilogia del silo” – di cui mi devo ricordare di fare le recensioni come quelle di Hunger games –  era più democratico. Venivano buttati fuori dal silo in mezzo alle radiazioni coloro che dichiaravano di voler uscire. Mi sembra più plausibile. Insomma, l’equazione post apocalittico= riproduciti-che-ti-facciamo-fuori-i-figli non mi sembra poggiare su basi solide. Comunque parliamo di trama.

Siamo su una delle tre navi spaziali, tra loro collegate da dei ponti. Le navi ospitano quei cittadini che si sono salvati dalla catastrofe avvenuta nell’ultima guerra. Come ci siano arrivati lì, tipo i criteri di selezione – li aveva anche Noè!-, non è dato sapersi. Ci stanno e basta. Qui come prima sulla terra ci sono navi e navi: quelle dei ricchi che non si sa che fanno per esserlo ma lo sono, e quelle dei manutentori, che invece sono molto povere. All’interno della nave principale, l’Arcadia c’è anche il consiglio con il consigliere che è colui che decide su tutti e la prigione che ospita chi ha violato la legge. Nel presente della narrazione, la prigione è piena di giovani cui sono stati imputate azioni contro la legge che, in passato, venivano invece perdonate con un ammonimento. La cosa ancora più strana è che, visto che a 18 anni verranno riprocessati, e questo in passato poteva significare il perdono delle colpe, oggi il nuovo processo si conclude nello stesso modo, ovvero la condanna a morte dell’imputato cui viene fatta una iniezione letale e il cui corpo viene spedito nello spazio. Tutti sono lì per colpe più o meno gravi e c’è anche Clarke che nasconde un segreto, che potrei svelarvi ma non lo farò. Detto questo proprio all’inizio del libro, quando pensa di venire processata le viene comunicato che partirà in una astronave con altri cento per essere spedita sulla terra. Avranno dei bracciali che monitoreranno i loro parametri vitali e se si salveranno, e daranno l’opportunità anche a quelli che rimangono nello spazio di tornare sulla terra, le loro colpe saranno perdonate. Manco a dirlo, poco dopo sono tutti pronti per partire quando avviene una sparatoria e qualcuno entra di soppiatto nella navicella dei 100. E’ il fratello di Victoria, che ha deciso di andare sulla terra con lei per proteggerla o per morire con lei. Ce la faranno i nostri eroi? Mi sa che dovranno aspettare il libro successivo…

Il panorama distopico di base, che è l’unica cosa  insieme all’inizio della storia e qualche personaggio, che la serie abbia in comune con il libro. Focalizziamo: dopo una grande guerra atomica, alcuni si sono salvati prendendo delle navicelle che hanno costituito, unendosi, una sorta di stazione spaziale autosufficiente. Hanno viveri ( per la maggior parte chimici), luce, acqua razionata vivono in piccoli alloggi. Tutti possono avere un solo figlio – altrimenti la nave si riempie e comunque così becchi tante famiglie insieme cui tentare di ammazzare i figli! – e alla morte di qualcuno i suoi averi ritornano alla collettività mentre il corpo viene lasciato andare nello spazio. La società è suddivisa in classi ma la Morgan ce ne da un solo accenno dividendo tutti in meccanici (poveri), ricchi ( che non si sa che fanno), militari e corpo politico. In questo suo approccio a me, personalmente, ricorda l’approccio distopico della Collins in cui il contesto si intravede raramente nelle fitte maglie di una trama che invece funziona e in questo caso, concentrata su Clarke e su una ragazza scappata dalla navicella di cui non è dato capire l’utilità, è lenta a decollare e a dare al lettore evidenti ragioni perché possa capire “il perché” sia stata scritta. Vi starete domandando: ma allora sulla terra cambia qualcosa fra i giovani? Assolutamente! Anche loro danno a Clarke, che ha seguito qualche tirocinio di medicina, un’importanza che lei non sembra nemmeno tenere in considerazione impegnata a soffrire e soffrire, ogni tanto ad essere nostalgica, e poi di nuovo soffrire. Ora, io capisco che ti hanno ucciso i genitori e il segreto, e il ragazzo che pensi ti abbia tradito, e che t’hanno messa in prigione e via dicendo ma ogni tanto cambia espressione sorella! Poi c’è il figlio del cancelliere che ora è “in” e ora “out” e infine c’è Bellamy, il famoso fratello di Octavia che con le sue conoscenze dei vecchi libri sembra almeno sapere dove si trova.

Ora giusto per capirci, hai vissuto tutta la vita sognando un futuro sulla terra, ora ci stai e passi il tempo a litigare o a stare a questionare sull’ovvio mentre potresti esplorare. Invece no, 20 giorni di campo, di cui peraltro si sa veramente poco, di ricerche di possibili casse e null’altro. E’ vero che le situazioni che crea la Morgan sono da scuola elementare, ma un po’ di verve non guasterebbe. Pure la figura di Octavia, che nella serie è decisamente presente, qui scompare completamente. Io non so che 17enni frequenta l’autrice, ma queste sono proprio smorte come anche i maschi non sono da meno. Così agli sceneggiatori della serie è toccato dare molto più di un ritocco e di caratterizzazioni dei personaggi che qui, manco a dirlo, non esistono proprio.
A questo aggiungiamoci una storia che “galleggia” talmente tanto da non essere nemmeno stata presa in considerazione dai citati sceneggiatori e riguarda una fanciulla, anche lei destinata alla partenza sulla navicella e che invece riesce a scappare in una maniera, diciamo, rocambolesca. Scrivo “diciamo” perché non è una scena molto chiara tant’è che sia sulla terra fra i commenti dei protagonisti che sulla navicella per bocca sua, l’autrice è costretta a spiegare facendo più volte riferimento a quel particolare momento. Lei si salva dalla partenza, si nasconde ma tutto quello che le succede non ha alcuna spiegazione e tantomeno collegamento plausibile per essere così tanto commentata.

Mi rendo conto che è la prima vola, da quando ho cominciato a leggere questa tipologia di libri che non è che non voglio farvi spoiler, ma che proprio non c’è nulla da spoilerare e infatti dei, distopici YA, letti questo è decisamente il più debole e forse dimenticabile. Lo ricorderemo solo per “Il terrestre” – e che ricordo! – che in questo libro non troverete ( lo troverete nel successivo che si chiama Day 21), che vi metterò nella foto a cappello del post. Decisamente non lo scorderete anche voi. Pensavo inizialmente di leggere tutta a serie e invece, credo che la mia avventura con The100 finirà qui… Veramente non sono ispirata da questa scrittrice. E’ un peccato. Onore al merito alla traduttrice di questa storia per non essere morto anche lui di noia. Non è questione di traduzione ma proprio di storia che non c’è. Peccato.
Buone letture,
Simona Scravaglieri


The 100
Kass Morgan
Rizzoli Editore, ed. 2016
traduzione di M. C. Scotto di Santillo
Prezzo 16,90€




[Dal libro che sto leggendo] The 100


Fonte: Room Series

Buondì, oggi parliamo di un libro di cui, in Italia, c’era un po’ di attesa. The 100 è il libro a cui si è ispirata l’omonima serie che impazza anche su Netflix e che, in America come anche in Italia, Ha avuto un discreto successo. Mettiamola così, Kass – come la Roth per Divergent – Deve ringraziare gli sceneggiatori. Ora di Young Adult ne ho letti un po’, non tanti come dovrei ma un po’ sì, e questo libro uscito di recente non mi ha soddisfatto nemmeno un po’. Come nel caso della Roth siamo di fronte allo scenario perfetto rovinato da un storia con qualche falla. Non ci sono errori balzani come con Divergent, ma di certo Kass si sarebbe potuta impegnare di più, magari con il prossimo, che deve essere tradotto, magari ci stupirà…

Siamo su una stazione nello spazio dove hanno trovato rifugio gli uomini dopo una guerra che ha contaminato tutta la terra. Tutti gli occupanti hanno un solo comandante, chiamato Cancelliere, che fa si che vengano applicate le leggi. Chi non rispetta la legge viene condannato per i propri errori e le punizioni possono arrivare fino alla condanna a morte; solo nel caso in cui il colpevole sia minore di 18 anni viene processato, mandato in prigione e riprocessato al raggiungimento della maggiore età. Fra i giovani condannati c’è Clarke, che non vi dirò perché è stata condannata, ma che sta scontando la sua pena in attesa di essere processata e forse condannata. Negli ultimi tempi si stanno verificando strane cose sulla stazione spaziale. Prima si era portati a perdonare i delitti fatti in giovane età, a meno che non gravissimi, ora invece chiunque venga riprocessato si ritrova condannato a morte. Tutti finché non viene messo in campo un nuovo esperimento: i ragazzi che giacciono in prigione, o meglio 100 di loro, verranno inviati sulla terra per verificare che ora, a distanza di 90 anni, la terra sia nuovamente vivibile. Se sopravviveranno e confermeranno che si può tornare a casa la loro colpa sarà perdonata altrimenti avranno comunque scontato la loro pena. Questa è la storia del viaggio dei cento e di quello che trovarono sulla terra.

Diciamo che voglio lasciar depositare quello che ho letto, pertanto il mio non è un no definitivo ma solo un “ni”, però vi invito a porre l’attenzione nel momento in cui lo leggerete, non l’estratto di oggi ma il libro, sullo scenario dipinto dall’autrice. Anche in questo caso ci sono caratteristiche originali che ricordano qualcosa di Ballard e altre di Orwell. Come al solito non credo che sia una scelta oculata, pensata e voluta ma, il libro, rispetto alla serie tv, mette in evidenza fattori interessanti come successe per Divergent. Ne riparleremo in recensione e, nell’attesa, attenti a ciò che piove dal cielo… non si sa mai!
Buone letture,
Simona Scravaglieri 



CAPITOLO 1  

Clarke  

La porta scorrevole si aprì e Clarke capì che era giunta la sua ora.
Con lo sguardo inchiodato agli stivali della guardia, si fece forza in attesa dell’inevitabile ondata di panico, ma quando si alzò sui gomiti, scollando la maglietta dalla branda intrisa di sudore, provò invece uno strano sollievo.
Era stata trasferita in isolamento dopo aver aggredito una guardia, ma per Clarke non esisteva una cosa come la solitudine. Sentiva voci dappertutto. La chiamavano dagli angoli bui della sua cella. Riempivano il silenzio fra un battito del cuore e l’altro. Gridavano dai più profondi recessi della sua mente. Non desiderava la morte, ma se quello era l’unico modo per mettere a tacere le voci, allora era pronta a morire.
Era stata condannata per alto tradimento, ma la verità era peggiore di quanto si potesse immaginare. Se per miracolo l’avessero perdonata al processo d’appello, non sarebbe stata una vera consolazione. I suoi ricordi erano più opprimenti delle mura di una prigione.
La guardia si schiarì la voce e spostò il peso da un piede all’altro. «Detenuta 4098, in piedi, prego.» Era un ragazzo più giovane di quanto si fosse aspettata: l’uniforme abbondante gli cascava sul corpo smunto, segno che era stato reclutato di recente. Un paio di mesi di razioni militari non erano sufficienti ad allontanare lo spettro della malnutrizione che tormentava le navi spaziali più esterne e povere, la Walden e l’Arcadia.
Clarke trasse un profondo respiro e si alzò. «I polsi» disse il giovane prendendo un paio di manette dalla tasca dell’uniforme azzurra. Clarke rabbrividì al contatto delle dita di lui con la sua pelle. Non vedeva altre persone da quando l’avevano rinchiusa in quella nuova cella, figurarsi poi toccarle.
«Troppo strette?» le domandò lui, il tono brusco venato da una nota di compassione che le strinse il cuore. Era passato tanto tempo dall’ultima volta che qualcuno che non fosse Thalia, la sua ex compagna di cella e l’unica amica che avesse al mondo, le aveva mostrato un po’ di umanità.
Rispose di no con la testa.
«Ora siediti sulla branda. Il dottore sta per arrivare.»
«Hanno intenzione di farlo qui?» domandò Clarke con un filo di voce, come se le sue stesse parole le avessero seccato la gola. Se stava per arrivare un dottore, allora significava che non ci sarebbe stato nessun processo di appello. Tutto sommato la cosa non avrebbe dovuto sorprenderla. Secondo le leggi della Colonia, gli adulti venivano giustiziati subito dopo l’arresto, mentre i minorenni restavano confinati fino al raggiungimento dei diciotto anni, quando erano sottoposti a un nuovo processo che offriva loro l’ultima opportunità di perorare la propria causa. Tuttavia negli ultimi tempi la gente veniva giustiziata a poche ore dal processo di appello per crimini che, fino a un paio di anni prima, sarebbero stati perdonati.
A ogni modo stentava ancora a credere che lo avrebbero fatto lì, nella sua cella. In fondo, pur essendo un desiderio malsano, aveva sperato in un’ultima visita all’ospedale, dove aveva trascorso tanto tempo durante il suo tirocinio medico, un’ultima occasione di ritrovare qualcosa di familiare, fosse stato anche solo l’odore di disinfettante o il ronzio del sistema di ventilazione, prima di perdere per sempre la capacità di sentire qualcosa.
La guardia parlò senza guardarla negli occhi.
«Senti, devi sederti.»
Clarke fece qualche passo incerto e sedette con la schiena rigida sul bordo della branda. Sebbene sapesse che l’isolamento alterava la percezione del tempo, non riusciva a credere che fossero già passati sei mesi da quando l’avevano rinchiusa in quella cella. L’anno che aveva trascorso con Thalia e la terza compagna di cella, Lise, una ragazza dall’espressione arcigna che aveva sorriso per la prima volta il giorno che avevano portato via Clarke, le era parso eterno. Ma non c’era altra spiegazione. Quel giorno doveva essere il suo diciottesimo compleanno, e come unico regalo avrebbe ricevuto una iniezione che le avrebbe paralizzato i muscoli finché il suo cuore non avesse cessato di battere. A quel punto, il suo corpo senza vita sarebbe stato lanciato nello spazio, com’era consuetudine della Colonia, fluttuando per sempre alla deriva nella galassia.
Una figura si stagliò sulla soglia, poi un uomo alto e snello entrò nella cella. Malgrado la targhetta che portava sul bavero del camice da laboratorio fosse in parte coperta dai capelli grigi, lunghi fino alle spalle, Clarke non aveva bisogno di un distintivo per riconoscere il direttore sanitario, consulente medico del Consiglio. Aveva passato la maggior parte dell’anno precedente al Confinamento seguendo il dottor Bhatnagar come un’ombra, e non si contavano le ore in cui gli aveva fatto da assistente durante gli interventi chirurgici. Gli altri tirocinanti avevano invidiato l’incarico di Clarke e si erano lamentati del nepotismo quando avevano scoperto che il dottor Bhatnagar era un intimo amico di suo padre. O meglio, lo era stato prima che i genitori di Clarke fossero giustiziati.
«Salve, Clarke» la salutò l’uomo con garbo, quasi che si fossero incontrati nella sala mensa dell’ospedale invece che nella sua cella. «Come stai?»
«Meglio di come starò fra qualche minuto, immagino.»
Di solito il dottor Bhatnagar sorrideva alle battute sarcastiche di Clarke, ma stavolta fece una smorfia e si rivolse alla guardia. «Puoi toglierle le manette e lasciarci soli per un momento, per favore?»
La guardia esitò, a disagio. «Ho l’ordine di non perderla mai di vista.»
«Puoi aspettare fuori dalla porta» insistette il dottor Bhatnagar con malcelata impazienza. «È solo una ragazza di diciassette anni, disarmata. Credo di poter gestire la situazione da solo.»
La guardia evitò lo sguardo di Clarke mentre le toglieva le manette. Rivolse un cenno del capo al medico e uscì dalla cella.
«Voleva dire una ragazza di diciotto anni» osservò Clarke abbozzando un sorriso. «O si sta trasformando in uno di quegli scienziati pazzi che non sanno mai che anno è?» Suo padre era stato un tipo del genere. Dimenticava di regolare le luci circadiane nel loro appartamento e finiva per lavorare alle quattro di notte, troppo assorto nelle sue ricerche per notare che i corridoi della nave erano deserti.
«Hai ancora diciassette anni, Clarke» disse il dottor Bhatnagar con il tono calmo e rassicurante che usava con i suoi pazienti quando si svegliavano dall’anestesia. «Sei stata in isolamento per tre mesi.»
«E allora cosa è venuto a fare?» domandò lei, incapace di nascondere il panico che le incrinava la voce. «La legge stabilisce che dovete aspettare i diciotto anni.»
«C’è stato un cambiamento nei piani. È tutto quello che sono autorizzato a dire.»
«Quindi è autorizzato a giustiziarmi ma non a parlarmi?» Le tornò in mente il processo dei suoi. All’epoca aveva interpretato l’espressione accigliata del dottor Bhatnagar come una critica nei confronti del procedimento, ma adesso non ne era più tanto sicura. L’uomo non aveva detto una sola parola in loro difesa. Nessuno l’aveva fatto. Si era limitato a restare seduto in silenzio mentre il Consiglio dichiarava i suoi genitori, due degli scienziati più brillanti della Fenice, colpevoli di aver violato la Dottrina di Gaia, il sistema di regole stabilite dopo il Cataclisma per garantire la sopravvivenza del genere umano. «E i miei genitori? Ha ucciso anche loro?»
Il dottor Bhatnagar chiuse gli occhi, come se le parole di Clarke si fossero trasformate da semplici suoni in qualcosa di visibile. Di grottesco. «Non sono qui per ucciderti» disse in tono sommesso. Aprì gli occhi e indicò lo sgabello ai piedi della branda di Clarke.
«Posso?»
Vedendo che Clarke non rispondeva, l’uomo si avvicinò e sedette di fronte a lei. «Mi fai vedere il braccio, per favore?» Clarke si sentì stringere il petto in una morsa e faticò a respirare. Il medico stava mentendo. Era un metodo crudele e contorto, ma sarebbe tutto finito in meno di un minuto.
Tese il braccio. Il dottor Bhatnagar si frugò nel taschino del camice e trasse una piccola garza dall’odore pungente. Clarke non poté trattenere un brivido quando l’uomo le passò la garza imbevuta di antisettico sull’interno del braccio. «Non temere. Non ti farà male.»
Clarke chiuse gli occhi.
Rammentò lo sguardo disperato che Wells le aveva rivolto mentre le guardie la scortavano fuori dall’aula consiliare. Sebbene la rabbia che aveva minacciato di distruggerla durante il processo fosse ormai sbollita da tempo, ripensare a Wells le provocò una nuova ondata di calore che le pervase il corpo, come una stella morente che emette un ultimo lampo di luce prima di estinguersi definitivamente.
I suoi genitori erano morti, ed era stata tutta colpa di Wells.
Il dottor Bhatnagar le prese il braccio, e le sue dita le tastarono la pelle in cerca della vena.
Mamma, papà, sto arrivando. 
La stretta del medico si rafforzò. Era il momento.
Clarke trattenne il fiato nel sentirsi pungere l’interno del polso.
«Ecco fatto.»
Clarke spalancò gli occhi di colpo. Abbassò lo sguardo e vide che un bracciale metallico le cingeva il polso. Provò a rigirarlo e trasalì quando si sentì trafiggere la pelle da una dozzina di sottilissimi aghi.
«Che cos’è?» domandò terrorizzata, ritraendo il braccio.
«Rilassati» disse lui con una calma irritante. «È un transponder di parametri vitali. Serve a monitorare la respirazione e la composizione del sangue, e a raccogliere tutta una serie di altre informazioni utili.»
«Informazioni utili a chi?» ribatté Clarke, anche se avvertiva la risposta del medico prendere forma nel nodo di terrore che le attanagliava le viscere.
«Ci sono stati alcuni interessanti sviluppi» disse il dottor Bhatnagar con un tono che ricordava vagamente il padre di Wells, il Cancelliere Jaha, quando teneva uno dei suoi discorsi nel Giorno della Memoria. «Dovresti essere molto orgogliosa. È tutto merito dei tuoi genitori.»
«I miei genitori sono stati condannati a morte per alto tradimento.»
Il dottor Bhatnagar le scoccò un’occhiata di disapprovazione. Soltanto un anno prima Clarke si sarebbe fatta piccola piccola per la vergogna, ma adesso sostenne il suo sguardo con fierezza. «Non rovinare tutto, Clarke. Hai l’opportunità di fare la cosa giusta, di rimediare allo spregevole crimine dei tuoi genitori.»
Risuonò uno schianto secco quando il pugno di Clarke colpì il volto del dottor Bhatnagar, seguito da un tonfo sordo quando la testa del medico batté contro la parete. Un istante dopo comparve la guardia e in men che non si dica aveva già bloccato le mani della ragazza dietro la schiena. «Tutto bene, signore?»
Il dottor Bhatnagar si alzò a sedere adagio massaggiandosi la mascella mentre scrutava Clarke con un misto di collera e ironia. «Se non altro adesso ho la certezza che saprai cavartela in mezzo a tutti quegli altri delinquenti quando arriverete lì.»
«Lì dove?» ringhiò Clarke, tentando di divincolarsi dalla stretta tenace della guardia.
«Oggi sgomberiamo il centro di detenzione.
Cento criminali fortunati avranno l’occasione di fare la storia.» La bocca del medico si piegò in un sorrisino compiaciuto. «Andrai sulla Terra.»


Questo pezzo è tratto da:

The 100
Kass Morgan
Rizzoli Editore, ed. 2016
traduzione di M. C. Scotto di Santillo
Prezzo 16,90€

– Posted using BlogPress from my iPad

"Tutta la luce che non vediamo", Anthony Doerr – Questione di onde…

Fonte:TomSHW



Lunedì sera io ed Elisa, di Odor di gelsomino,  finalmente ci siamo riuscite a vedere in chat -la recensione di Elisa su questo libro la trovate qui: Tutta la luce che non vediamo -per poter parlare di questo libro. È sicuramente piaciuto ad entrambe anche se, abbiamo concordato, forse avrebbe dovuto non terminare la storia completamente. Il problema è che la trama ha una sua fine naturale (di quelle che ti lasciano in sospeso) mentre l’autore è voluto andar oltre quel momento costruendo anche un dopo che rende il tutto un po’ meno “intramontabile” di come era prima. Di sicuro la sensibilità di Elisa che ha capito molto prima di me quel che Friedrich sarebbe stato un personaggio chiave, cosa che io – concentrata a capire la sua voglia di libertà che trovava sfogo nel suo continuo fare birdwatching – non mi aspettavo proprio. È un personaggio in parte incompleto ma sicuramente questo ha un senso, Friedrich è un momento della vita di Werner e come tale rimane anche alla fine nel silenzio forzato del ricordo. Ci è piaciuto veramente tanto questo lavoro di Doerr e se, per Elisa, il punto è che è un bel libro ma un po’ fuori dai canoni dei Pulitzer precedenti mentre per me lo è a pieno titolo il problema è generato, come abbiamo concordato, da questo finale allungato – che non è un allungamento del brodo – ma che testimonia forse che, anche l’autore, non aveva voglia di abbandonare i suoi protagonisti.

Siamo in Germania in una città mineraria. Qui vive Werner con sua sorella, sono orfani e vivono in una casa famiglia con una donna che ama talmente tanto i ragazzi affidatigli che si prende cura non solo della loro salute ma anche della loro istruzione. C’è un momento della sera in cui lei canta e parla con i suoi ragazzi in francese permettendo loro di imparare un’altra lingua.
Siamo in Francia a Parigi, Qui vive Marie-Laure, lei è orfana di madre ed è diventata repentinamente cieca per una malattia congenita. Il padre, dopo un primo momento di sconforto ha deciso che sua figlia non deve essere per forza dipendente dagli altri. È una ragazzina curiosa, ha voglia di imparare e per lui il suo lavoro (creatore di serrature e tuttofare di un museo di Parigi) può rivelarsi un modo per tenerla sempre vigile e attiva. Così per ogni anno, al suo compleanno, Marie-Laure trova un piccolo cubo o parallelepipedo che deve scassinare per riuscire ad avere il premio e che poi andrà a comporre il grande plastico che il padre le sta costruendo per imparare a memoria i percorsi.
Siamo di nuovo in Germania, Werner si scopre un appassionato di radio. Ne trova una e la ripara e una sera mentre gli altri dormono intercetta una frequenza che ha tutta l’aria di venire da molto lontano. C’è un uomo che parla in francese, parla del mondo, del cielo e della scienza, e alla fine della trasmissione mette un pezzo di musica classica. La trasmissione preferita di Werner è quella sulle onde di trasmissione e nel periodo del Reich del Fürer cerca in giro libri che riguardino le trasmissioni radio. Siamo all’incirca tra il 1936-1938, quando Germania e Italia stilano la lista dei libri da bandire, quelli degli ebrei. Tra questi c’è l’unico testo che verrà distrutto da un ufficiale. A Werner non rimangono che poche pagine su cui studiare. Ma l’unica cosa che il libro non gli può dire la sa già: le onde sono amiche perché ti portano la voce del mondo ma per lo stesso motivo possono essere pericolose.
Siamo di nuovo in Francia. Il museo dove lavora il padre di Marie-Laure nasconde una pietra magnifica e dannata. Si dice sia stata sottratta al mare e finché non tornerà a lui la pietra salverà chi la possieda ma ucciderà chi gli è attorno. C’è invasione della Francia e di Parigi. Al padre di Marie-Laure viene affidata una delle sei pietre, solo il direttore sa quale sia la pietra del mare originale e ordina al al suo fidato tuttofare di portare la pietra il più lontano possibile da Parigi. C’è anche un generale tedesco che la sta cercando. È un ex antiquario con poca fortuna che sta recuperando tesori per il Reich, ma quella pietra… la vuole per sé.

Sembra una parte consistente della trama e invece c’è molto molto altro. Ma è il giusto per incuriosirvi. La serenità con la quale è raccontata tutta la vicenda è talmente palpabile che anche le poche situazioni al limite risultano anche gestibili da animi sensibili. Le due storie parallele sono destinate ad incontrarsi ma lo fanno in maniera del tutto inconsueta. Il momento è lo zenit ma anche una sorta di lascito. È il momento magico in cui in una mare di onde che portano messaggi diversi, una in particolare viene intercettata e ha l’opportunità di essere decodificata e ascoltata da u apparecchio radio e di raccontare la sua storia. Ed è in questo modo intermittente, con i disturbi esterni e con il mistero di quelle parole che magari ci sfuggono perché sovrastate dal rumore bianco, che risiede il vero segreto e il fascino della narrazione di Doerr. Dicevamo con Elisa che ci vuole un po’ per abituarsi a questi capitoli un po’ lunghi e un po’ corti che si alternano. Eppure dopo un po’ non ci fai proprio più caso mentre continui a leggere incuriosita da cosa possa ancora succedere a Werner e Marie-Laure.

In un mondo che li costringe ad una povertà indotta dalla guerra e dal razionamento, guerra che non hanno voluto e che non hanno cercato, Werner e Marie-Laure sono fortunati. Hanno la fantasia e la voglia di scoperta e hanno avuto persone che li hanno aiutati a costruire quell’io che gli permette, nonostante tutto quello che li circondi, a continuare a cercare e a scoprire. Non importa se lo fai da un lato o dall’altro della barricata. Nonostante coloro per i quali si lavora, se si continua a mantenere la propria voce dell’innocenza interiore si può e si deve continuare a sperare. Werner, anche se intercetta le trasmissioni della resistenza, rimane sempre fuori dal conflitto. Lui non vede altro che il suo apparato audio-trasmittente. Marie-Laure nonostante sia tra le fila della resistenza, non sente altro che il rumore delle onde della piccola grotta. Sono onde diverse, per lei fisiche per lui intangibili, ma ci sono. Nel momento in cui tangibile e intangibile si toccano e convergono la storia raggiunge il suo naturale apice in cui, nonostante la guerra e la morte, tutto quel che circonda questa storia diviene rumore bianco. È l’attimo perfetto e incorruttibile. Lui. Non c’è altro e proseguire non è consigliabile. Ed è Pulitzer.

Ma non ci si può non affezionare ai due protagonisti e forse anche Doerr non è riuscito a rimanere completamente neutrale. Ha seguito i due ragazzi nei loro spostamenti con lo sguardo vigile del padre premuroso e preoccupato anche se non ha mai interferito con le loro scelte e decisioni. Non ha potuto risparmiare loro nulla, paura, solitudine, buio. Non ha permesso che il suo essere “autore” potesse modificare i loro destini. Ma ad un certo punto non ce l’ha fatta a lasciarle e ha proseguito. Come detto non è una allungamento del brodo, non è una pezza. Ma è uno sguardo di un padre preoccupato e sincero, che cerca di accompagnare i suoi ragazzi verso il loro destino per non lasciarli nuovamente soli. Non stona ma non serve perché nel mare di onde che raccontano questa vicenda questo pezzo sembra non appartenergli. Eppure, nonostante questo, rimane una storia imperdibile e da conoscere per tutta la serenità che ti lascia e anche da rileggere.
Mancano anche a me Marie-Laure e Werner, anche per me, ad un certo punto hanno smesso di essere personaggi e sono divenuti persone reali, ho sentito e sofferto con loro e ancora penso a loro.

È stata una bellissima lettura che sono felice di aver fatto grazie ad Elisa con la quale spero di leggere in futuro altri libri. È un lavoro che vi consiglio caldamente, ma non perché lo dico io, ma perché è veramente molto difficile che non piaccia. È bello punto e basta. In fondo è tutta una questione di onde e di intercettarne quella giusta e, questa, è quella giusta.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Tutta la luce che non vediamo
Anthony Doerr
Rizzoli Editore, ed 2015
Traduzione di Daniele A. Gewurz e Isabella Zani
Collana “La scala”
Prezzo 19,00€


Fonte: LettureSconclusionate

Diario di un mese di libri… Novembre 2015

Fonte: Flickr

Libri comprati:
A Londra“, Henry James
 – Lindau Edizioni (Usato)
Il cardellino“, Donna Tartt – Rizzoli Editore 
(Usato)
Lezioni di respiro“, Anne Tyler – Tea Edizioni (Usato)
Le notti di Rejkyavík“, Indriõason Arnaldur, Tea Edizioni (Usato)
Uccidete Pulcinella“, Massimo Torre – E/O Edizioni (Usato)


Libri regalati
L’atlante degli abiti smessi“, Elvira Seminara – 
Einaudi Editore

Libri letti
Il cielo resta quello“, Francesco Leto – Frassinelli Editore
La melodia di Vienna“, Ernst Lothar Müller – E/O Edizioni
Tutta la luce che non vediamo“, Anthony Doerr – Rizzoli Editore
Nord e sud“, Elisabeth Gaskell – Jo March Edizioni
Quando le chitarre facevano l’amore“, Lorenzo Mazzoni – Spartaco Editore (non ultimato)
I fratelli Karamazov“, Dostoevskij – Sansoni Editore (non ultimato)
A spool of blue thread“, Anne Tyler – Ballantine books (non ultimato)

E siamo arrivati alle conclusioni di Novembre che per me è stato un mese buono rispetto a Ottobre. Ho letto meno di quello che avrei potuto, visto che i libri portati a casa, sono stati letti in pratica nel weekend, ma è anche vero che torno dal lavoro così stanca che non sempre alla sera ho la forza di tenere gli occhi aperti più di un’ora. Non ci sono state segnalazioni di rilievo tranne che il Gruppo di lettura del Klamm ha di nuovo scelto un libro proposto da me! Il “Caravanserraglio” di Francis Picabia (Ed. Clichy, acquistato giust’appunto il mese scorso e di cui vi avevo accennato nel precedente Diario) che sto leggendo proprio in queste ore. Per chi fosse nei dintorni e fosse interessato il Book Club del Klamm si riunirà nuovamente il 20 Dicembre alle 19:00. Quindi se siete curiosi di vedere come si svolge la nostra serata, siete bene accetti, se poi avete letto il libro, ci fa sempre piacere accogliere un’opinione in più (anche se non l’avete letto eh)! Chiaramente ai partecipanti è chiesto di portare eventuali titoli da proporre per Gennaio e io mi sto già arrovellando – sono un tantino competitiva 😀 – ma alla fine avrò quella lista e sarò preparata a presentarla!

Detto ciò, sono stata brava con gli acquisti e mi sono limitata con il numero dei libri, ma ho recuperato con il numero delle pagine! Donna Tartt con “Il cardellino” ha il suo impatto sul numero non indifferente, mi ci vorrà una carriola per portarla in giro! Dopotutto parliamo del Pulitzer del 2014 quindi sarà il caso che lo legga prima o poi no? Che poi non è che io sia così affezionata ai premiati, è l’opportunità di leggerli con altri che fa la differenza. Ecco, nel caso ve lo steste domandando, no, non è un libro da book club. Non lo è per due motivi principali: il primo è che ognuno legge con il suo ritmo e magari ci potrebbe mettere più di un mese e poi perchè la Tartt-ona ha scritto un libro sul quale ci sono parecchi pareri discordanti. O lo ami o lo odi, che sia per la dimensione o lo stile di scrittura o anche per la storia non importa, se lo odi per tutto il libro la lettura non è più una sfida bensì un incubo. Nel mio caso i pareri discordanti provengono da persone che hanno gusti letterari completamente diversi dai miei, quindi sono fiduciosa e se riesco lo leggerò con qualcuno, altrimenti mi limiterò a rompere le scatole a chi mi segue evidenziando passi qui e lì! Giusto per dirvi qualcosa sulla trama, il tomo in questione, affronta la vita del tredicenne Theo Decker che si trova improvvisamente orfano a seguito della morte della madre. Theo deve affrontare varie prove tra cui essere affidato ad una famiglia e quella più importante ovvero gestire il lutto di una figura così importante nella vita di un ragazzino che è alle porte di un periodo difficile come l’adolescenza. Non so dirvi altro, anche perché non mi voglio rovinare la lettura, per cui accontentatevi così!

Tra gli acquisti c’è anche un altro chiacchierone complicato che è Henry James con “A Londra“, ecco con lui ho un conto in sospeso dopo “Ritratto di signora” e, nell’attesa di leggere “Le bostoniane“, ho deciso di cercare un approccio più veloce da leggere, salvo poi scoprire che, sì, Lindau ha fatto una bellissima edizione ma per chi ha una vista perfetta. L’ho aperto un giorno mentre ero ferma in coda ed è scritto così piccolo che le righe mi si confondono. Per cui ho segnato, “Herny lo leggiamo a casa e basta!”. Dunque, leggendo in giro “A Londra” è la dichiarazione di amore di James per questa città che poi è quella in cui ha più vissuto. James infatti era americano, ma come tutti gli intellettuali vissuti fra la metà dell’ottocento e fino alla seconda guerra mondiale, sentiva il bisogno di visitare l’Europa, dove alla fine si fermò, dopo aver visitato l’Italia e la Francia e altri paesi, stabilendosi proprio a Londra. Qui abbe l’opportunità di entrare a contatto non solo con l’aristocrazia ma anche con i grandi intellettuali dell’epoca come Tennyson, Browning, Matthew Arnold, Carlyle, Froude, George Eliot, Herbert Spencer, Huxley e Mill (Henry James un americano a Londra, Il Giornale 2011). James si trovò così bene e fu così ben accettato che nel 1915 quando chiese la cittadinanza britannica ,per protestare contro la decisione americana di non intervenire, la ottenne immediatamente. Che dire, ho letto solo una pagina e ho dovuto lasciarlo appeso per i motivi citati, quando l’avrò letto vi farò sapere!

Ma potevo lasciar andare un altro Pulitzer in offerta? Eh no!Oltretutto questo sembra il mese dei libri che lo hanno vinto visto che ne riparleremo pure nella sezione dei libri letti. Quello della Tyler, “Lezioni di respiro“, vince il Pulitzer 1989 dopo esserci andata vicino con un altro libro, “Turista per caso“, nel 1986 ma in quel caso non riuscì a vincere. Io ho un altro suo titolo in lettura, per giunta in lingua originale, che si chiama “A spool of blue thread” e se mi è permesso ipotizzare anche “Lezioni di respiro” sarà una bella impresa da leggere. Se non è cambiata Anne è la classica scrittrice del “ti odio a pagina 80 e poi ti amerò quando ti ho finita”. Parte in sostanza da una situazione per poi tornare indietro nelle storie delle persone coinvolte nella situazione iniziale. Ne “La spoletta di filo blu” (titolo della traduzione Guanda) sono pagine e pagine che parliamo di questo disgraziatissimo figlio Denny che ne ha combinata una dietro l’altra. In “Lezioni di respiro” infatti, leggendo dalla sinossi del libro, siamo sullo stesso genere: coppia di coniugi che si trova a dover andare al funerale del marito della migliore amica di lei; quel tragitto, seppur breve, si trasforma in altro. Che vi dicevo? Lo leggerò perché… perché… eh il perché ve lo spiego in fondo al post se ci arrivate vivi!

Per Le notti di Rejkyavík” non ho una motivazione eccezionale se non che è colpa di Sonzogno! Io manco la conoscevo Rejkyavík! E invece con il libro “Rejkyavík cafè” mi è sembrato di conoscere così bene questa città che manco ci ho pensato, l’ho preso e basta! E’ un giallo, dopotutto in quella città faranno anche altro oltre a bere caffè ed alcolici no? Qui hanno ammazzato un senzatetto, che ora, a dirla proprio proprio tutta, ragionandoci sopra, con il freddo che c’è hanno anche i senzatetto? Bah, ne riparleremo. E sempre di giallo, ma di altro stampo parliamo di “Uccidete Pulcinella!”, di Massimo Torre. Secondo capitolo della quadrilogia di Pulcinella, ambientata a Napoli. Il precedente è “Chi ha paura di Pulcinella?” ed è ambientato al quartiere Sanità e, come vi dicevo nella recensione, è veramente un lavoro completo. Non solo porta avanti una storia intricata, ma nel bel mezzo di un quartiere problematico, Massimo ci infila quelli che sono i grandi temi partenopei e campani che molti si pregiano di padroneggiare e pochi realmente capiscono. Il tutto raccontato in maniera scorrevole e diretta, senza fronzoli – che poi non ci piacciono tanto – e con un assetto del tutto credibile dall’inizio alla fine. La storia ha ritmo e si legge in maniera veloce e piacevole. Qui nel nuovo libro uscito a ottobre siamo sempre a Napoli ma la situazione è cambiata: gli Sparaco sono stati fermati per sempre e però a Napoli le bande di coloro che ambivano al loro contado si devono organizzare. Prima di guerreggiare fra loro per il territorio devono togliere di mezzo colui che, allo stato di fatto, è un pericolo per tutti: Pulcinella. Riuscirà il nostro eroe? Potrei dirvi che ve lo dico nella recensione, ma tanto lo sapete che non lo faccio mai! (aggiungete una risata satanica a vostra scelta, poi non dite che non sono democratica eh!)

Tra i libri regalati, figura “L’atlante degli abiti smessi” regalo di un amico diabolico che mi ha messo una pulce grossa come una casa nell’orecchio. Elvira Seminara è una persona di cui ho sempre sentito parlare ma di cui non ho mai registrato il nome. Voi direte, chi è costei? E’ la madre di colei che fu “caso letterario” E/O di qualche anno fa! La madre di Viola di Grado colei che scrisse “Settanta acrilico trenta lana” e poi successivamente scrisse “Cuore cavo” che io però non ho letto. Ora, tra le mie amcizie, tranne Elena Tamborrino che ha letto “Cuore cavo” e, a quanto mi sembra di ricordare, le è piaciuto, io credo di essere una delle poche ad aver letto e finito il primo libro (amicizie, correggetemi se sbaglio eh!). Ora il libro della figlia c’era eccome, tranne per il fatto che, per scrivere di silenzi e di ideogrammi, la giovine ha usato tante, ma tante, ma proprioproprio tante parole. Ma casualità volle che il mio fido amico, che ci aveva provato e credo sia arrivato alla decima pagina, andò a cercare informazioni sull’autrice scoprendo che la madre aveva già pubblicato tre romanzi – in cui il protagonista maschile marito o fidanzato spariva o moriva – e la figlia pure aveva fatto morire il padre all’inizio della narrazione del famoso caso letterario. Su cuore cavo non indaghiamo ma, guarda un po’, anche in questo nuovo libro della nostra scrittrice (madre), la protagonista ha il marito morto, e la selezione degli abiti che popolano il suo guardaroba le permette di fare un viaggio nella vita vissuta per poter poi ripartire da se stessa. No, ditemi voi se il signor Di Grado (?) non viva una vita d’inferno…!!!

Ma veniamo ai libri letti, quelli in corso manco a dirlo li finirò almeno quello in italiano, i fratelli dovranno aspettare Gennaio, temo.
Il cielo resta quello“, Francesco Leto. Bello bello, ho visto Francesco in fiera e oltre a scrivere bene, abbraccia pure bene! Detto ciò è stato una vera rivelazione, si può dire che mi ha infinocchiato per bene alla giornata delle sòle, visto che non avevo affatto capito il tono e la delicatezza della storia. Che sia stata la signora con il cane a distrarci o che io fossi già un pochino arrivata di mio, non è dato sapersi, ma questo viaggio a Bagnara Calabra s’ha da fare, datemi retta! Anche perché questo registro retrò che non rinuncia alla scorrevolezza della lingua corrente è un connubio godibilissimo, la storia è veramente appassionante e quindi non potete affatto perderla!

“Tutta la luce che non vediamo“, Anthony Doerr. E qui la recensione non c’è, lo so che non c’è, ma la devo condividere prima con Elisa Gelsomino di “Odor di Gelsomino” con la quale e grazie alla quale ho letto questo libro.[Aggiornamento Gennaio 2016: recensione] Stiamo parlando del premio Pulitzer 2015 stra-stra- meritato. Bella storia che si muove su due mondi vicini e lontani. Da una parte una ragazza cieca francese e dall’altra un ragazzino orfano tedesco. Ad unirli è un filo invisibile delle onde radio, vittime di una guerra che non capiscono e che non volevano si trovano ad essere i mezzi per altri che non sempre sono dalla parte del giusto. E poi c’è una pietra che è legata ad una leggenda e portatrice di sfortuna eppure…

La melodia di Vienna“, Ernst Lothar Müller. Questo è il libro scelto per la lettura di Novembre del Book Club del Klamm. Libro che è piaciuto solo a me e a Maria di Cuonzo (TW @mariadicuonzo1) mentre Irene di Librangolo Acuto era più per il libro meh e agli altri, Fabio e Diego, non è proprio piaciuto. A me invece è piaciuto parecchio, lo avevo marchiato come la classica saga che odi a pagina 80 per poi amarla alla fine, ma mi sono dovuta ricredere. Il libro è godibilissimo dall’inizio alla fine. E’ una semi-saga perché inizia ad antenati già morti e si conclude quando i figli sono già grandi in un periodo di tempo che va da vent’anni prima del 1900 fino alla seconda guerra mondiale quando Vienna fu invasa. Certo, non ci sono colpi di scena particolari, a me Henriette, protagonista e moglie del figlio più piccolo della famiglia nella cui casa si svolge l’azione, non sta particolarmente simpatica. Stride nel paragone con Selma che sicuramente mi è più affine e, se vi state chiedendo chi è Selma non vi rimane che da leggerlo! Piccolo particolare: c’è un punto in cui Doerr e Lothar Müller si tangono con le loro storie ed è interessante vedere le differenze delle descrizioni anche perché parlano per i due fronti opposti ed è proprio l’invasione di Vienna da parte dei tedeschi, quindi se vi capita di averli entrambi a portata di mano, non vi resta che lasciarvi incuriosire.

Nord e sud“, Elisabeth Gaskell. Qui siamo a metà dell’ottocento, in Inghilterra e prettamente a Miltin, città industriale del nord dell’Inghilterra. Ora, io e la Gaskell non siamo andate molto d’accordo, io speravo in “più fatti e meno pizzi” e lei continuava a far stare in silenzio la protagonista o a farla parlare a sproposito. Risultato che il romanzo d’amore c’è, ricorda “Ritratto di signoraHenry James (vedi che ritornano?) e l’eroina di questa storia, come avvenne per l’altra, mi è piaciuta fino ad un certo punto. Sarà che sono stata abituata bene dalla Austen e dalle sorelle Brönte, ma questo libro mi ha lasciato l’amaro in bocca. Si sarebbero potuti approfondire milioni di argomenti, non ultimo quello che occupa la parte centrale del romanzo sulla lotta di classe in una società industrializzata e invece risulta un’infilata di concetti, mai digeriti, e piazzati poco ad arte. Risultato i padroni parlano di una cosa, i lavoratori di un’altra. E, ad aggiungere benzina sul fuoco, manco la serie tv m’è piaciuta visto che risulta più scoordinata del lavoro principale. Quindi sì storia d’amore, sì intrattenimento leggero ma nulla più.

Detto ciò, miei prodi, se siete arrivati sin qui, meritate di sapere di cosa parlavo più su. Ecco, ufficialmente getto il guanto di sfida in direzione di Irene di Librangolo Acuto e di Daniela di Appunti di una lettrice, l’avevo gettato pure in direzione di Pino Sabatelli de “I fiori del peggio” ma non siamo sicure che partecipi, per una sfida che ci terrà impegnati per tutto il 2016. Aggiornamento! Anche Barbara di Libri In valigia ha raccolto la sfida! Ho un sacco di guanti da gettare. La vita di un blogger è bella all’apparenza da fuori: libri, letture, gatti, recensioni, eventi, altri libri, gruppi di lettura etc etc etc. Ma un lato oscuro in tutto questo c’è: siamo accumulatori seriali di libri. Se esci con una blogger che parla di libri, difficilmente ti sfuggirà il suo sguardo attento sui libri in vetrina in libreria, non si fermerà a saltellare perché ha trovato dei guanti alla Holly Golightly ma va in brodo di giuggiole se c’è uno sconto in libreria. E se vi dice, facciamo un salto? Dai ci metto cinque minuti… datemi retta, portatevi una sedia, perché i cinque minuti in libreria di una lettrice o di un lettore, non sono quelli che vivono gli altri esseri umani! Quindi visto che siamo sommerse dai libri ci sfideremo a chi percentualmente legge più libri, diciamo vecchi o meglio che sono già in casa. la percentuale sarà calcolata sul totale dei libri letti nel 2016 e svelerà chi vince. Chi perde regalerà un libro al vincitore che per l’anno successivo, si ritroverà con un handicap di libri in più. Seguiranno regole dettagliate in merito più in là.

Se anche voi volete partecipare non avete che da dirlo.
Felici della relativa sintesi di questo mese? Aspettate Dicembre! (Altra risata diabolica!)
Frattanto vi saluto e vi rimando, con questa rubrica, all’anno prossimo augurandovi buone letture,
Simona Scravaglieri


[Dal libro che sto leggendo] Tutta la luce che non vediamo


Fonte: Tripadvisor

Sono a cento pagine dalla fine, e devo ammettere che Doerr se lo è proprio meritato questo Pulitzer! Come dicevo al gruppo di lettura l’altra sera e forse ho accennato anche ad Elisa Gelsomino di “Odor di Gelsomino” con la quale lo stiamo leggendo insieme, il passaggio dalla Melodia di Vienna a questo è stato un vero salto nel tempo e nei modi di scrivere seppure, i due romanzi arrivino a trattare lo stesso periodo storico. C’è un punto in cui, sebbene uno sia concentrato sullo stato Austriaco e quello di oggi su quello tedesco, in cui non si sfiorano più ma si tangono con una breve ma toccante scena dove Doerr trova anche lo spazio di qualche riga per dipingere la Vienna dell’epoca.

Due ragazzi, sono nati a migliaia di km di distanza. Una è francese e l’altro è tedesco. Lei è orfana di madre e ha perso la vista presto. Lui è orfano di entrambi i genitori e vive, in una città mineraria tedesca in una casa di accoglienza per orfani. Lui appassionato e curioso studioso del mondo elettromagnetico e di comunicazioni radio e lei di libri, in particolare Verne e di giochi di incastri perfetti che il padre realizza per lei ad ogni compleanno.
Nulla li accomuna se non una voce. Non sanni chi sia, non sanno da dove trasmetta non sanno nemmeno che li accomuni. Sanno però che non capiscono le ragioni di una guerra che non hanno voluto e che invece vorrebbero potersi dedicare alle loro passioni senza che queste arrivino ad uccidere migliaia di persone.

Al momento non so nemmeno come finirà ma non credo che riuscirà a deludermi. Oggi Rizzoli mi odierà, ma per farvi capire quanto valga la pena leggerlo mi è toccato ricopiarvi un pezzo più lungo del solito. Che Dio mi salvi da eventuali dannazioni!
Veramente un bel viaggio,
buone letture,
Simona Scravaglieri


Zero

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7 agosto 1944

I volantini


Piovono dal cielo al crepuscolo. Scavalcano in volo i bastioni, fanno le piroette sui tetti, sfarfallano nei dirupi tra le case, lampi bianchi sull’acciottolato di intere vie sommerse dal turbine. Messaggio urgente per gli abitanti di questa città, dicono. Dirigetevi immediatamente in aperta campagnaLa marea monta. In cielo pende una luna piccola, gialla e gobba. Sui tetti degli alberghi del lungomare e nei giardini retrostanti, dal lato orientale, cinque o sei unità d’artiglieria americane infilano bombe incendiarie nelle bocche dei mortai.

I bombardieri


Traversano la Manica a mezzanotte. Sono dodici e hanno nomi di canzoni: Stardust, Stormy Weather, In the Mood, Pistol Packin’ Mama. Molto più giù, il mare si muove lieve, picchiettato da infinite creste candide di onde; e ben presto i navigatori cominciano a distinguere al lume della luna i grumi bassi delle isolette allineate all’orizzonte. La Francia. Un crepitio di interfoni; precisi, quasi indolenti, i bombardieri scendono di quota. Dalle postazioni di contraerea disseminate per tutta la costa salgono filamenti di luce rossa. Ed ecco apparire relitti scuri, navi affondate o distrutte, una con la prua tranciata di netto, un’altra che manda bagliori bruciando. Su un’isoletta al largo, greggi di pecore terrorizzate corrono a sghembo fra le rocce. Dentro ciascun aeroplano c’è un bombardiere che sbircia dal finestrino di puntamento e conta fino a venti. Quattro cinque sei sette. Per questi uomini la cittadina fortificata, sempre più vicina sul suo promontorio di granito, somiglia a un dente scellerato, una cosa nera e pericolosa, un ultimo ascesso da incidere definitivamente.

Lei

In un angolo della cittadina, al quinto e ultimo piano della casa alta e stretta al civico 4 di rue Vauborel, una sedicenne cieca di nome Marie-Laure Leblanc sta inginocchiata dinanzi a un tavolino interamente ricoperto da un plastico. Il plastico è una miniatura della stessa cittadina in cui Marie-Laure si trova inginocchiata, e contiene le riproduzioni in scala delle centinaia fra case, botteghe e alberghi racchiusi entro le sue mura. C’è la cattedrale con la guglia traforata, c’è il vecchio, massiccio castello di Saint-Malo, ci sono le belle case allineate sul lungomare trapunte di comignoli. Un agile pontile di legno s’inarca nel mare da una spiaggia nota come plage du Môle; una struttura delicata come una trina sormonta il mercato del pesce; panchine microscopiche, alcune non più grandi di un semino di mela, punteggiano le piccolissime piazze. Marie-Laure percorre con la punta delle dita il parapetto di un centimetro che incorona i bastioni, tracciando un irregolare profilo stellato tutto attorno al plastico, e trova il varco che in cima alle mura alloggia quattro cannoni cerimoniali puntati sul mare. «Il Bastion de la Hollande» mormora tra sé, poi scende con le dita una scaletta. «Rue des Cordiers. Rue Jacques Cartier.» In un angolo della camera sostano due secchi zincati, pieni d’acqua fino all’orlo. Riempili, le ha insegnato il prozio, ogni volta che puoi. Come anche la vasca da bagno al secondo piano. Non si può mai sapere quand’è la prossima volta che tolgono l’acqua. Le dita tornano sulla guglia della chiesa, poi a sud verso la Porta di Dinan. È tutta la sera che Marie-Laure le fa marciare sul modellino, in attesa del prozio Étienne che è il padrone di casa, che è uscito la sera prima mentre lei dormiva, e che ancora non è tornato. E adesso è di nuovo sera, un altro giro d’orologio, e tutto l’isolato tace, e lei non riesce a dormire. Si accorge dei bombardieri quando sono ancora a cinque chilometri da lì. Un tramestio che sale. Il brusio dentro una conchiglia. Quando Marie-Laure apre la finestra della camera il rombo degli aeroplani acquista volume, ma a parte questo la notte è immersa in una quiete spaventosa: non si sente un motore, una voce, un acciottolio. Niente sirene, né passi sul selciato, nemmeno i gabbiani. Solo l’alta marea, cinque piani più sotto e un isolato più in là, che lambisce i piedi delle mura cittadine. E qualcos’altro. Qualcosa che stormisce dolcemente, vicinissimo. Marie-Laure scosta la persiana di sinistra e fa scorrere le dita sulle stecche alla sua destra: c’è un foglio di carta, venuto a impigliarsi proprio in quel punto. Lei se lo porta al naso: sa d’inchiostro fresco, e forse anche di carburante. La carta fruscia bene, non è lì da molto. Marie-Laure esita davanti alla finestra con i piedi nei calzini, la cameretta alle spalle, le conchiglie disposte in cima al guardaroba e i sassi lungo il battiscopa. Il bastone da passeggio è ritto in un angolo; il grosso romanzo in Braille attende sul letto a faccia in giù. Il frastuono degli aeroplani cresce.


Questo brano è preso da:

Tutta la luce che non vediamo
Anthony Doerr
Rizzoli Editore, ed. 2014
Traduzione di Daniele A. Gewurz e Isabella Zani
Collana “la Scala”
Prezzo 19,00€

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