#MaggioDeiLibri #Recensioni : “L’occupazione”, Alessandro Sesto – Un’occupazione curiosa…

L'occupazione, Alessandro Sesto, Gorilla Sapiens Edizioni, LettureSconclusionate
L’occupazione, Alessandro Sesto (Gorilla Sapiens Edizioni) Foto LettureSconclusionate

Penso quindi sono“. Il problema della nostra era contemporanea è spesso che “penso” è scambiato con “scrivo”. Non siamo in funzione di quello che ci viene in mente, anche estemporaneamente, ma siamo in funzione di ciò che scriviamo o fotografiamo e poi mettiamo sui social. “Sto vedendo Guerre stellari!“, “Sto leggendo Il giovane Holden…“, “Stamattina mi sono alzata così !❤ ” seguita da foto cult sul letto con calzini -che manco per andare in palestra metteremmo!-, tazza di caffè che non si sa come si tiene ferma su lenzuola candide, libro e, vai a capire il motivo assurdo del concepire una cosa del genere soprattutto se ti dichiari lettore, accanto il segnalibro! Milioni di persone tutte diverse impegnate tutte a trovare il loro stereotipo pur di poter appartenere a qualcosa.
Ora, oggettivamente, se domani ci invadessero, non ce ne accorgeremmo per due motivi: noi e costante “sforzo sociale“. Ci sarebbero i complottisti a dirci “È tutto un complotto dei poteri forti!!”, quelli che strage o non strage fanno diventare la loro foto come grandi arcobaleni, dispendi di frasi di circostanza “RIP“, “Mai più!”, “Che la terra ti sia lieve“, “Anche io sono “stato/persona/persone/personalità/vip (del caso)“, e ancora quelli che ci fanno satira sopra e quelli che ce l’hanno con coloro che fanno satira. In più i giornali cercherebbero l’HashTag più letto e se, l’occupazione, non è al top “chissene!” meglio mettere i gattini che fanno sempre tendenza. Ecco, sono fermamente convinta che, in un mondo in cui la polemica alza l’audience, l’occupazione, un qualcosa che ci mette tutti dalla stessa parte delle vittime, non sarebbe proprio la nostra prima preoccupazione.

 

La storia di cui parlo oggi sembra partire da una considerazione simile alla mia, e anche da una serie di assunti classici della distopia su cui si sono provati in passato con storie del tutto diverse fra loro Philip Dick o Orwell o Orson Wells.
L’America, si dice, sia stata invasa dall’Europa. Si dice perché non si sa perfettamente. Un tempo l’invasione, o occupazione che dir si voglia, era caratterizzata da situazioni tangibili: c’erano gli invasori fisicamente conquistavano il terreno conteso, spari e tumulti, gente che veniva riunita per esser meglio controllata e via dicendo. Nell’era di internet, quella dietro l’angolo, questo non avrebbe luogo, tutto si svolgerebbe in un giro di bit che ad esempio guidano un drone, e, per quanto possa sembrare assurdo, basterebbe far crollare la borsa di un paese per farlo risvegliare senza risorse.
Quindi, “L’Occupazione” di questa storia, ha difficoltà ad essere confermata proprio perché non è evidente e, quindi, i protagonisti si ritrovano a cercare notizie in rete e sui giornali; conferme e smentite si susseguono fino al punto di creare anche diatribe all’interno delle stesse redazioni e di veder uscire giornali che si contraddicono fra loro, anche se appartenenti alla stessa testata. In questa mondo seguiamo le vicende di Andreas e Jacob. Andreas ha una vita come tante, una fidanzata come tante, guarda serie come tante e lavora come tanti. Jacob ha un cane, lavora per una ditta che abbandonerà, è in cura da uno psicologo al di fuori dello standard e in comune con Andreas ha una cosa sola: entrambi sono degli informatici. L’occupazione, “occupa” lo spazio di un attimo nelle loro vite. Vite che poi, in attesa di conferme, riprenderebbero da dove si sono interrotte l’ultima notte da “nazione libera”, ammesso che non lo sia ancora, se non fosse che la compagna di Andreas sia sparita lasciando un asettico messaggio e Jacob si ritrovi in una nuova azienda più impegnata a far festa che a fare fatturato e che continui ad essere perseguitato da uno stalker, dal nick Tokyo, che continua a scrivergli cose assurde mentre sta giocando a Go – un gioco giapponese online-.

Sembra un gran caos vero? In effetti il “gran caos” finisce esattamente alla terza pagina. Dopo, tutto sembra diventare normale nella sua assurdità. È un libro delilliano questo, in molte delle sue parti, per la sua prosa diretta e realistica ma anche per la rinuncia alla ricerca ossessiva di verità. La storia non deve avere un fine, il memento è l’attimo stesso di cui si racconta. Fa l’occhiolino a Wallace per la sua rinuncia alla “metafora che deve asservire la ricerca di un significante”; si serve di frammenti delle nostre vite riassemblandoli in un grande mosaico che ne amplifica le caratteristiche peculiari nei loro aspetti più irrazionali. Non serve che si riconosca il singolo frammento, ma che, dall’unicum che ne esce, si sia in grado di dare il giusto valore, significato ed emozione alle cose che realmente sono importanti. Il significante non va più cercato come dice Eco, è lì, nella trama e nella storia presa così come è scritta.
È paradossale perché nessuno verrà mai ad occupare a nome dell’Europa, l’America senza che non ci sia almeno uno che dica “No, non ci sto!” e rimane vero in ogni sua parte che descrive l’apatia con la quale la vita e gli eventi ci scorrono vicino senza che noi abbiamo la benché minima voglia di prendervi parte. È limato sull’esigenza di esserci, ma avulso dalla vita di una qualsiasi persona che potremmo conoscere, tanto da rendercelo “strano”, e perrottiano nella sua curiosità di seguire le scelte, per noi a volte assurde, di Andreas e Jacob e le loro conseguenze che non seguono mai percorsi prefissati. Per dirla in poche parole: questo lavoro riassume la curiosità di Sesto. E’ una forma di indagine strana che sembra portarlo a guardare alle manie attraverso quelle dei personaggi che crea.

E così con lo scorrere delle pagine saltano fuori la nostra affezione per le storie infinite e che continuano a riavvolgersi su se stesse che noi amiamo vedere in tv, la nostra necessità di non avere risposte ma di essere ascoltati, il nostro necessario senso di appartenenza a qualcosa, che non è detto che ci appartenga, ma ci permette però di fare gruppo. Emerge l’uomo contemporaneo, impegnato a guardare il dito e non la luna che sta indicando, che perde il senso della visione d’insieme a favore di un senso di inadeguatezza nell’attimo che gli scorre davanti e nelle piccole cose che lo circondano. Una persona che si accorge che la stessa storia gli viene rifilata in più stagioni solo cambiandone i protagonisti, o che vive l’appartenenza ad un credo, anche se dichiaratamente nuovo e libertario, che invece diventa identico ai precedenti non nel suo essere una religione, ma per la rinuncia degli adepti a pensare con la propria testa. E la rinuncia a pensare, ad essere, pervade la nostra quotidianità e in parte questa storia. Andreas non ha più Nora, non sa dove sia andata a finire, la cerca. Rinuncia a se stesso, al pensiero, in favore di un mondo che non gli appartiene, anche se continua ad avere il dubbio che lei non lo abbia lasciato ma che sia stata costretta a farlo. Non coglie nuove opportunità e nemmeno percorre vecchie strade. Rimane lì a cercare senza convinzione, estraneo ad un mondo che vede scorrere come una serie TV. Stessa cosa dicasi per Jonas, che cerca Tokyo e anche qualcun altro (ma questo lo dovete scoprire da soli!). Cerca, ma non sa cosa e non sa perfettamente se la vuole trovare.

Questo avviene proprio perché non è la verità finale che ci libererà tutti, ma è il viaggio. Un viaggio che parte da un’occupazione che non c’è, da una persona che non c’è più o che non è reale e che finisce in un momento imprecisato. Un’apice che non ha bisogno di una discesa. Un viaggio attraverso un mondo irreale, popolato di personaggi assurdi e dall’assurdo significato che si da alle cose o alle persone, nonché agli avvenimenti. Un viaggio molto simile a quello che fa ognuno di noi, in contesti decisamente più normali ai nostri occhi, ma che diverge poco da quello di Sesto. Imparando a guardare le nostra realtà da altre angolazioni, con altre parole, ne esce un uomo in parte sconfitto dal peso di una mancanza di verità certa, quella dei giornali, delle presenze e delle risposte. Le certezze sono quelle che pensiamo essere i cardini della nostra vita che, paradossalmente, non ha nulla di certo.
Emerge anche l’ingenuità che riusciamo a mantenere, molto spesso nascosta anche a noi stessi, che ci spinge ad andare oltre quella che è la nostra comfort-zone e che ci porta a scoprire e a soppesare ciò che è diverso da noi. Non è detto che accettiamo di sposarlo, ma entrare in contatto con la diversità è il più puro atto di curiosità che si avvicina pericolosamente a quella di un bambino. La curiosità è qualcosa che ci rende liberi, di provare, sentire e prendere in considerazione. Forse l’ultimo atto di libertà che ci rimane da esercitare. Possiamo lasciare oppure tenere ciò che per curiosità abbiamo visto, sentito o provato. Ma da lì, entrano in gioco fattori diversi, i filtri dell’età adulta, le esperienze e via dicendo e torniamo nel nostro personale stato di Occupazione. Perché alla fin fine “L’occupazione” di Sesto non è altro che quella che noi costruiamo giorno per giorno riempiendoci di filtri e di limiti che pensiamo che con l’età ci debbano appartenere.

La curiosità che muove questo libro è anche quella del suo autore. Sembra un po’ un insieme di tutte le curiose esperienze e letture, diversissime fra loro, che Sesto ha fatto. Il suo peregrinare fra una storia e l’altra -che sia in TV, in un libro o un documentario-, si fondono alla perfezione creando situazioni satelliti e cosmologie del tutto particolari, talvolta decisamente verosimili e divertenti- legate fra loro dalle avventure dei due protagonisti, lasciandoci interdetti e sicuramente divertiti. In tutto questo e contando che Sesto finora si era sempre dilettato in racconti, pensare che sia uscito con un intero romanzo di 300 pagine può sicuramente fare un certo effetto. E invece no, è il Sesto di sempre scorrevole, divertente e anche molto divertito, che con la nonchalance che lo contraddistingue, con fare “curioso” segue le avventure dei protagonisti che ha creato senza interferire, ma lasciandosi trascinare. Riesce a portare con se i suoi lettori senza annoiarli con dichiarati inutili particolari ma riuscendo ad evidenziare la necessità di ognuno di loro.
È stata un’avventura decisamente interessante cui, mi auguro, seguiranno molte altre, con molti altri e diversi riferimenti, che polverizzeranno alla prima riga l’immagine che, finora, mi sono fatta di questo autore e che, come questa volta, svela sempre qualcosa di nuovo e inaspettato. Chi non lo legge, probabilmente verrà occupato per ricordargli l’importanza di leggere “L’occupazione”. Io ve l’ho detto, poi non vi lamentate!
Buone letture,
Simona Scravaglieri

L’occupazione
Alessandro Sesto
Gorilla Sapiens Edizioni, ed 2017
Collana “Scarto”
Prezzo 17,00€

E ora il calendario di questa settimana:

Lunedì 22 mattina Elena Tamborrino Io e Pepe (Libri ed altro)
Martedì 23 mattina Simona Scravaglieri di Letture Sconclusionate
Mercoledì 24 pomeriggio Marianna Di Felice di Sulle ali della fantasia
Giovedì 25 mattina Paola C. Sabatini Letture Sconclusionate
Giovedì 25 pomeriggio Angela Cannucciari del canale Angela Cannucciari
Venerdì 26 pomeriggio Daniela Mionetto di Appunti di una lettrice
Sabato 27 mattina Natascia Mameli Letture Sconclusionate
Sabato 27 pomeriggio Barbara Porretta di Librinvaligia
Domenica 28 mattina Giada del canale Dada Who?

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[Dal libro che sto leggendo] Come siamo diventati nordcoreani

Mi piacerebbe dirvi che sarà una passeggiata di salute, ma non è così per questo libro. Oddio, la scrittura è piacevole e scorrevole, vi ritroverete a metà libro senza accorgervi di come ci siete arrivati, ma non sarà così semplice riuscire a capire come si sia arrivati ad avere la Corea del Nord e quindi anche quella del sud e cosa realmente abbia comportato per gli abitanti di questo luogo, nascere da quel lato del confine.A raccontare in prima persona la sua storia è proprio l’autrice, Krys Lee, che fugge un giorno, senza nessun preavviso lasciando tutto, in cerca di una libertà difficile da comprendere, perché quella conosciuta sino ad allora era diversa. Ma quale sia la differenza fra le due, può essere compresa solo da chi ha vissuto immerso nelle due realtà. Ed è questo esercizio quello che fa Krys: prende il suo vecchio mondo, lo ricostruisce attraverso i ricordi, e ce lo illustra illuminando particolari che altrimenti ci sfuggirebbero, perché occidentali e non disattenti, e li ingrandisce spiegandoceli.

#MaggioDeiLibri #legalità: Peppino Impastato consigli di letture!

Nella notte dell’8 maggio 1978 moriva, a Cinisi (Palermo), Peppino Impastato.
Se non ricordate di aver letto niente, sui giornali del 9 maggio, non è colpa vostra, credetemi.
Peppino Impastato non è forse una delle figure più conosciute della lotta alla mafia ma dovrebbe essere una delle più emblematiche.

Peppino, infatti, nasce in una famiglia collegata alla mafia locale. Ma la mafia è talmente radicata all’interno delle istituzioni cittadine che è praticamente impossibile che ci sia una famiglia non collegabile a essa e altrettanto impossibile sembra pensare di opporsi a essa. Lo è per il padre di Peppino, ma non per lui, e non per suo fratello Giovanni e per sua madre Felicia. Che quando Peppino inizierà la sua lotta politica, anche a suon di ironia e con toni scanzonati, anche dalle frequenze di una radio locale, contro ciò che c’era di marcio nella sua città, lo sosterranno. E anche dopo, durante il processo agli assassini di Peppino, non smetteranno mai di credere nella sua lotta per la legalità contro l’illegalità (vedete quanto scrive Lirio Abbate, in merito, nella foto).

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#Maggiodeilibri – Il #benessere di una cupa e gentile lettura per caso!

Immaginate una calda, anzi rovente giornata di Agosto. Immaginate il GRA (Grande Raccordo Anulare) di Roma e, se non ci siete stati va bene anche immaginare un’autostrada a tre corsie con annessa corsia d’emergenza. Immaginate una fila ferma e ininterrotta di macchine sotto il sole caldo verso le cinque del pomeriggio. Ecco, comincia così la mia storia con un libro.

Molti d’estate sono in vacanza ad Agosto, ma io ho questo brutto difetto, preferisco lavorare in agosto e godermi le ferie a Settembre quando c’è meno gente e il fresco dell’autunno entrante comincia a farsi sentire nelle sere che si accorciano. Mi metto con il mio bel trapuntino estivo, allungata sul divano, con i gatti che vanno e vengono dal terrazzo che ancora riceve il sole e mi gusto un bel libro e i primi tè ai frutti di bosco. Ma quell’estate di cinque anni fa, Settembre sembrava ancora lontano e il traffico romano non accennava a diminuire fino a ferragosto. Stanca, sudata e rassegnata accesi la radio -cosa ormai rara da anni, la radio si accende solo alla mattina per svegliarsi ma al ritorno mai perché sono nell’attimo in cui odio il mondo rumoroso- e incappai in Fahrenheit. Era appena finito un gioco o una lettura e il presentatore (non mi chiedete il nome perché non lo ricordo) stava parlando con “un certo” Umberto Piersanti. Lui scrittore e poeta stava descrivendo le sue opere e il suo approccio alla poesia in particolare e di questa descrizione, ammetto, ricordo poco. Ma subito dopo è scoccata la scintilla. 

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Esce nel pomeriggio…

Fonte: Filosofia

La recensione c’è ma esce nel pomeriggio… riuscirete a resistere? Io lo so che state pensando alla prossima settimana e quindi con l’occasione di questo post vi ricordo che:

11 luglio: scade il termine di consegna per #regalamiunracconto
11 luglio: esce il mensile con la soluzione del cruciverba di giugno
12 luglio: nuova puntata di “Giochiamo!” con il cruciverba di luglio e un nuovo titolo, nascosto, che potrete tentare di vincere!

Buon venerdì, io vado a far danni al mercatino!
Simona

Arriva, ma in ritardo…

Fonte: Golden Path Guide

Lo so che non avrei scuse, visto che ho l’opportunità di programmare i post, ma sono cinque giorni che tra presentazioni, pranzi, riunioni e riunioni di condominio non ho il tempo materiale di mettermi nemmeno a copiare un testo manualmente. Quindi il post esce , ma arriverà in ritardo. 
I’m sorry,
Simona Scravaglieri

Caro lettore ti scrivo…


Fonte: blog Libero.it

… ti scrivo per augurarti buone feste. Quelle che preferisci tu, tanto non fa differenza le “giornate di fermo” sono fatte per stare insieme e ritrovarsi nei propri affetti. Non contano i regali altrui, conta quel momento, che noi ci regaliamo, per sorridere davanti ad una persona e un ricordo, perché quelle sono le cose importanti quelle che realmente ci appartengono e che nessuno ci può togliere.

Detto ciò a parte i “cenoni” e i “pranzoni”, io Oscar e Joyce, passeremo buona parte di questo tempo regalatoci dall’occasione stando insieme distribuiti su divani e poltrone, avvolti nelle coperte, con il tè e le pappe a portata di zampa con un libro in mano – giallo perché come ho sempre detto non c’è niente di meglio che uccidere (nelle storie scritte) nel periodo più buono dell’anno-.  Quindi, se ci cerchi, apri un libro – una bella storia per favore! – e pensaci, lo faremo anche noi!

Buon riposo e buone letture,
Simona, Oscar, Joyce 

Non ce l’ho fatta…

Fonte: meteoweb

…l’influenza ha vinto stavolta. Martedì sono riuscita a scrivere il post del [Dal libro che sto leggendo], ma il continuo tossire e il mal di testa fisso non mi danno pace e, stasera, mi devo arrendere.

La prossima settimana sono certa che andrà meglio,
perdonatemi.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Ferie…

Fonte: LettureSconclusionate

Ogni tanto bisogna arrendersi all’evidenza, è stata un’estate un po’ impegnativa e io sono un po’ arrivata, pertanto mi prendo qualche giorno di ferie per poter riprendere il fiato. Rimarranno i domenicali perché già programmati. 

Buona giornata,
Simona Scravaglieri