#Maggiodeilibri storie di lettori… Natascia Mameli

 Quando ero piccola non ero una grande lettrice. Anzi.
Uno non lo direbbe vedendomi adesso, dentro la mia piccola ma dignitosissima libreria, ma fino ai 13/14 anni le uniche letture che mi prendevano veramente erano quelle del Topolino.
Per il resto, come dire, non mi ricordo che sentissi quel magico richiamo che sento invece adesso provenire dalle pagine dei libri su cui poso gli occhi.
Mi sono sempre sentita attrarre dalle parole. Quando andavo dal dottore mi leggevo tutti gli avvisi, tutte le pagine strappate da riviste mediche e appese ai muri (non che ci capissi, la maggior parte delle volte); se ero sulla fermata dell’autobus imparavo a memoria qualsiasi cartellone pubblicitario avessi a portata di mano. Ogni momento di attesa che sentivo il bisogno di riempire con qualcosa, lo riempivo di parole, cercavo di trovarne il significato, quello che volessero significare ma anche quello che le singole parole, la loro scelta, significassero (per me) sulle reali intenzioni dietro alla comunicazione immediata.
Eppure, alle elementari, le maestre ci avevano messo a disposizione un ripiano di libri adatti alla nostra età.
Eppure, alle medie, i professori avevano cercato di proporci letture di tutti i tipi.
E in casa i libri non mancavano, dato che le mie sorelle più grandi erano tutte lettrici.
Come mai, allora, non ricordo nessuna lettura piacevole, fino a quel libro che cambiò la mia idea di lettura?

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